Sempre più spesso mi domando perché ci lamentiamo tanto della casta dei partiti. E dei difetti ogni volta più gravi che mettono in mostra: l’arroganza, la disonestà, la corruzione, l’incapacità nel fare il proprio lavoro, la loro totale inutilità. Questo nostro atteggiamento di cittadini senza potere non ha nessun senso. Per un motivo elementare che dovremmo conoscere bene: i capi dei partiti italiani sono esattamente uguali a noi. Non risultano né meglio né peggio. Certo, qualche eccezione può esserci, a favore degli italiani che non contano niente. Ma di solito esiste un parallelismo spietato tra chi sta in cima alla piramide del potere e chi sta in basso. E questo autorizza il Bestiario a concludere senza ipocrisie: cari italiani, la verità è che siamo fottuti.

Le cronache politiche di questi giorni sono implacabili. Rivelano l’inconsistenza della cosiddetta nomenclatura politica. Fermiamoci un po’ a guardare. Il famoso Beppe Grillo, l’inventore dei 5 stelle, dopo la catastrofe del Friuli Venezia Giulia, ha chiesto subito un referendum sull’euro, nella speranza che l’Italia rinunci alla moneta unica e ritorni alla cara liretta. Qualcuno dei suoi esperti gli avrà spiegato che sarebbe una tragedia per milioni di italiani dai redditi bassi. Ma Grillo ha deciso di diventare «un libero pensatore». E lo vedremo sparare una quantità impressionante di altre cazzate.

Il suo allievo numero uno, il giovane Luigi Di Maio, un altro degli sconfitti nel Nord Est, dopo aver creduto per settimane di essere già sullo scranno del premier a Palazzo Chigi, adesso chiede al presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, di sciogliere subito le due Camere e indire le elezioni per il 24 giugno. Pensavamo che il Di Maio, nonostante la giovane età e la totale inesperienza, fosse un tantino più avveduto. Invece si sta rivelando «un bambino belga», avrebbe detto mia nonna Caterina: così stupido da non accorgersi «che i tedeschi gli tagliavano le mani», secondo una favola della prima guerra mondiale.

Matteo Salvini, il forzuto leader leghista, ha un aspetto sempre più ributtante. Ingrassa a vista d’occhio. Ha un ventre che ricorda quello di Ciccio Bomba Cannoniere con tre buchi nel sedere. La sua morosa invece di stirargli le camicie, dovrebbe metterlo a dieta. E soprattutto convincerlo a non spararle sempre a cazzo di cane. La litania salviniana («Andiamo a governare!» «Adesso conquistiamo Palazzo Chigi!») ha stufato. Imiti Massimiliano Fedriga, nuovo governatore leghista del Friuli Venezia Giulia, che per ora non pronuncia verbo neppure sotto tortura.

I poveri reduci del Partito democratico sono un esercito in rotta. Parlare di 8 settembre significa non vedere le macerie del Nazareno e i tanti cadaveri che ci stanno sotto. Il segretario ancora in carica, il giovane Maurizio Martina, si sta consumando nel tentativo di tenere insieme quel che resta dei dem. La televisione è un testimone implacabile. Il segretario sembra un reduce dai campi di annientamento nazisti. Al suo confronto persino Piero Fassino, ridotto a pelle e ossa, sembra un adolescente cresciuto a merendine ipercaloriche.

Nell’accampamento democratico c’è uno soltanto che se la gode e infatti ha sempre la spavalderia del vincitore: Matteo Renzi. Ma qui entriamo nel cuore del problema che la Casta ci mette sotto gli occhi. Il problema si riassume in una domanda. La recito così: ma la Casta esiste per davvero o è un grande bluff, inventato dai media per non perdere altri lettori o telespettatori? Confesso che il Bestiario sta cominciando a pensare che la Casta sia un deserto con un solo imperatore. Qualcuno osserverà: imperatore di che? dittatore di che? di un altro stato libero di Bananas? Calma ragazzi, il Renzi è tutto questo e anche dell’altro. E vincerà sempre di più. Per un motivo molto semplice: lui appare un gigante in un paese di nani.

Ecco il motivo che spiega perché non riusciamo a liberarci dal Bullo fiorentino. Anzi, nel prossimo futuro lui diventerà sempre più forte. Qualcuno mi chiederà il perché. Ecco quello che ho capito. Il suo primo vantaggio è di essersi fatto una grande quantità di nemici. Vogliamo elencarli alla buona e senza la pretesa di essere perfetti? I sindacati. I poliziotti. I professori. Gli statali in genere. Le imprese che vantano crediti con lo Stato, un pessimo pagatore. I risparmiatori e in particolare i poveri cristi derubati dalle banche. I cosiddetti ricchi, che poi ricchi non sono, sempre minacciati di diventare il capro espiatorio dei fallimenti del governo. I giornalisti, vil razza dannata. Le tante sinistre sbertucciate di continuo in quanto opposizioni inutili. Tutti i critici del renzismo. Tutti i dissidenti anche quando tacciono.

Benito Mussolini diceva: molti nemici, molto onore. Per il Duce di Predappio è andata male. Ma per il Duce fiorentino l’avere tanti avversari è un grande vantaggio che gli consente di rimanere a galla, dal momento che tanti omuncoli non fanno un gigante. Lo conferma la storia personale di Renzi. Calca la scena della politica da un’infinità di anni ed è una fenice che risorge sempre dalle proprie ceneri. Il motivo è il solito che ritorna sempre nelle vicende umane, a cominciare dalla preistoria. Ridotto in pillole suona così: gli avversari del Bullo hanno paura del Bullo. E se ne stanno al coperto. Tremando, con la speranza di non essere scovati.

L’eternità di Renzi è confermata da un dettaglio che potrà sembrare da rotocalco. Su di lui non esistono gossip, pettegolezzi, dicerie. È un marito fedele? Ha una morosa? Coltiva relazioni segrete? Niente di tutto questo. Gli è stata attribuita una sola amante, una deputata dem, la regina del Giglio magico. Ma si è rivelata una favola. Matteo è un cattolico totale, dunque su questo terreno non c’è trippa per i gatti.

Infine esistono altri due fattori a vantaggio di Renzi. Il primo è la sua cattiveria cinica che lo rende capace di qualsiasi nefandezza. È persino banale rammentare in che modo spedì all’altro mondo il governo di Enrico Letta. Disse al presidente del Consiglio: «Enrico stai sereno!», quindi lo decapitò. La formula della condanna è diventata proibita nel linguaggio comune. Forse Renzi non lo sa, ma durante le conversazioni private usare l’incitamento «stai sereno», provoca un’immediata replica anti iella.

Il secondo fattore è quasi uno scioglilingua: l’indifferenza all’incompetenza. Renzi è un superman con molte sconfitte alle spalle. Quella davvero pesante è la bocciatura della sua riforma costituzionale. Anche allora aveva giurato: ho perso e me ne vado. Ma è sempre rimasto qui. Quando verrà scritta la storia veridica del renzismo, usciranno dal buio tante robacce che il Bullo ha sempre tenute nascoste. Ma sino ad allora il ras del Giglio magico avrà sempre la meglio sul resto della Casta.

Sarà un bene o un male? Sono talmente anziano da essere stato un figlio della lupa di Mussolini e soltanto la caduta del regime fascista il 25 luglio 1943 mi ha impedito di diventare un Balilla. Poi ho visto la guerra civile e tutto quello che ne seguì. I politici autoritari non mi piacciono. E mi incutono paura. Può piacermi un Super Renzi che domina da solo questa Italia squinternata? Ma non scherziamo. Mattarella, salvaci tu.

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