Al momento non è una spallata al Green deal che il presidente della Commissione Ue, Ursula von der Leyen, continua a difendere a spada tratta, ma nel Vecchio continente comincia a spirare un vento diverso. Forse sotto l’impulso delle prime decisioni del presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, le voci critiche stanno uscendo allo scoperto. «Vi chiedo di avere una revisione critica e oggettiva di tutta la normativa, anche del Green deal. Dobbiamo essere in grado di cambiare questa normativa che può portare a una ulteriore impennata dei prezzi dell’energia», ha detto il primo ministro polacco, Donald Tusk, intervento ieri alla plenaria del Parlamento europeo di Strasburgo per presentare il programma della presidenza di turno polacca del Consiglio della Ue. Tusk ha messo il dito nella piaga: «L’indipendenza e la sovranità europea è collegata a quella energetica e se falliremo a livello economico nessuno si preoccuperà più dell’ambiente a livello mondiale». E ha messo in guardia da «conseguenze politiche terribilmente prevedibili se l’Ue proseguirà, senza una riflessione approfondita su questa strada». Anche la sinistra si sta accorgendo che seguendo questa strada l’Europa andrà sbattere. Pina Picierno, europarlamentare Pd e dal 2022 vicepresidente del Parlamento europeo, ha detto che la sinistra ha sbagliato sul green. «Le grandi transizioni non possono essere subite, serve una grande alleanza per la competitività e il benessere sociale». E poi: «Abbiamo tradotto tutto in una questione esclusivamente regolatoria ed è una trappola che rischia di dar ragione a chi è avverso alle transizioni ecologiche».
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