Marina Calderone, ministro del Lavoro e delle Politiche sociali
Marina Calderone, ministro del Lavoro e delle Politiche sociali (Ansa)

Marina Calderone, ministro del Lavoro e delle Politiche sociali, gli ultimi dati Istat ci dicono che l’occupazione è in crescita. 24.400.000 occupati, disoccupazione ai minimi e una presenza sempre più forte dei contratti stabili. D’altro canto, 4 milioni di persone restano escluse dal mercato del lavoro.

«Continuiamo a pensare che l’Italia sia fondata sul lavoro, e non sul sussidio. La vera inclusione sociale si raggiunge facendo leva proprio sul lavoro, e non sugli aiuti a pioggia. Per questo il primo passo è stato la riforma del reddito di cittadinanza e l’introduzione di due strumenti di presa in carico delle persone (Assegno di inclusione e Supporto per la formazione e il lavoro) per arrivare all’ultimo decreto Primo Maggio, con cui abbiamo detto in modo inequivocabile che il lavoro deve essere retribuito con il salario giusto. Un percorso all’interno di una strategia».

Elly Schlein dice che sugli stipendi, che continuano a perdere potere d’acquisto, avete fallito. E aggiunge: «Ce ne occuperemo noi».

«Ci hanno già provato in passato e non ci sono riusciti. Ricordiamo che negli ultimi 80 anni non ha governato solo il centrodestra. Quel che è certo è che a ottobre del 2022 il tasso di disoccupazione era al 7,8% e adesso siamo stabilmente attorno al 6%, sotto la media europea. Parliamo di 1.300.000 persone al lavoro in più, con contratti per lo più stabili. Dietro a questi numeri ci sono le storie di persone e famiglie. È vero che gli stipendi non hanno ancora recuperato il potere d’acquisto perso nel corso del tempo per via dell’inflazione. Ma negli ultimi anni, come rilevano Commissione europea, Ocse e Oil, i salari reali italiani hanno ripreso a crescere. Tutto questo in un contesto di crisi davvero complesse che incide su importanti settori produttivi, come l’automotive. In Italia come in altri Paesi europei».

L’opposizione punta il dito sul fatto che i nuovi posti di lavoro non sono garantiti.

«Capisco che nella logica politica si debbano marcare le differenze, ma non è vero. I contratti a termine stanno diminuendo. Il mercato del lavoro italiano è sempre più stabile».

Manovra e salario giusto

Cosa inserirete in manovra?

«Il lavoro è al centro. Daremo continuità ai provvedimenti già presi per sostenere i salari. Riconfermiamo la tassazione agevolata sugli aumenti contrattuali e sulla produttività. E poi insisteremo sul percorso del “salario giusto”, già definito nel decreto varato cinque mesi fa».

Cosa significa «giusto»?

«Gli investimenti sui salari si fanno partendo dalla valorizzazione della buona contrattazione, quindi consentendo alle parti di rinnovare i contratti e di poter avere il nostro supporto attraverso appunto la tassazione agevolata. Nello stesso tempo, si stabiliscono delle regole per valorizzare elementi retributivi che guardano al welfare e al benessere delle famiglie. Solo le aziende che riconoscono questi principi e questi valori, quelli che fanno riferimento al salario giusto, potranno avvalersi degli incentivi per chi assume giovani, donne e lavoratori fragili».

Quindi il salario minimo proposto da Cgil e sinistra è irrealizzabile?

«È irrealizzabile proprio perché nega la buona contrattazione, di cui l’Italia è eccellenza mondiale. Da noi il livello di copertura dei contratti è quasi al 100%. Ovviamente i contratti pirata vanno combattuti, ma il nostro sistema di contrattazione è formidabile e dobbiamo insistere su questo percorso».

Previdenza e risparmio per i figli

Inaugurerete il «salvadanaio» per i nuovi nati, cioè la previdenza complementare per i figli con versamenti anche da parte dello Stato?

«Ci stiamo lavorando da tempo, si tratta di una previdenza aggiuntiva per tutelare il futuro dei nostri figli. È una proposta che va pensata bene, e per questo stiamo rifinendo i dettagli per garantire un contesto sicuro, e assicurare che le somme destinate ai nuovi nati siano ben amministrate. Iniziare a risparmiare subito per la previdenza di domani significa insegnare ai ragazzi a gestire il proprio avvenire. Ricordiamoci sempre, però, che c’è il lavoro alla base del risparmio pensionistico, e al lavoro occorre dare priorità».

Intelligenza artificiale e sicurezza sul lavoro

È vero che lei è patita di tecnologia?

«Mi appassiono a tutto ciò che ha delle istruzioni tecniche. Studio tutto ciò che riguarda il funzionamento degli apparecchi, dal cellulare ai computer. È una passione che ho sempre avuto, fin da quando studiavo i linguaggi di programmazione. Oggi sono consapevole, come tutti, che l’Intelligenza artificiale è la grande sfida del futuro. Ma l’uomo deve restare al centro. E la tecnologia deve rimanere al servizio dell’uomo».

Ma non è facile garantirlo.

«L’Italia da questo punto di vista è in prima linea. Con la legge sull’Intelligenza artificiale, con le linee guida per il suo utilizzo sul lavoro, con un osservatorio dotato di un comitato etico, con la regola aurea per cui nessuna decisione importante sulla vita di un lavoratore può essere affidata soltanto a un algoritmo. Negare la tecnologia significherebbe negare il progresso, e non si può fare. Ma ogni rivoluzione nasconde enormi opportunità. Se dovessi pensare a una prima applicazione dell’Intelligenza artificiale nel settore di mia competenza, mi verrebbe in mente la sicurezza sul lavoro. Si potranno produrre dispositivi di protezione individuale intelligente, che salveranno la vita delle persone e garantiranno maggiore sicurezza come mai prima d’ora».

Bill Gates, che non sembra molto ottimista, dice che almeno il 40% dei posti di lavoro dovranno essere «riservati» all’uomo, e sottratti alla minaccia delle macchine. È una buona idea quella della «riserva naturale» per i lavoratori «umani»? Serve una soglia di sicurezza per evitare che l’Intelligenza artificiale sfugga al controllo?

«Il primato umano l’abbiamo già espresso e garantito con i nostri interventi normativi. Nelle nostre direttive abbiamo stabilito che una piattaforma, cioè un soggetto astratto, non può assumere decisioni che condizionino la presenza umana all’interno di un’organizzazione lavorativa. La macchina non può impartire ordini, provvedimenti disciplinari, non può definire dei percorsi di licenziamento. È l’uomo che deve continuare a governare questi processi. Il lavoro vale più di ciò che produce, perché non si limita alla busta paga, ma è il mezzo attraverso il quale esprimere la propria personalità e accrescere la dignità delle persone. Non consentiremo all’Intelligenza artificiale di svuotare di senso il lavoro dell’uomo».

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