La dimensione del network di testate, giornalisti ed editori che Fabio Domenico Vaccarono, presidente del gruppo UniPegaso-Multiversity, vantava di aver messo sotto il suo controllo emerge da un’intercettazione tra il manager dell’ateneo e Gianluca Comin, fondatore di Comin&Partners, attiva nel settore della comunicazione.
È l’8 giugno del 2026, quando nel pieno della pubblicazione di notizie sul filone principale di indagine avviato dalla Procura di Napoli su Pegaso e relativo alle modalità di iscrizione all’ateneo, Vaccarono, secondo quanto riportato nel decreto di perquisizione eseguito martedì, riferisce a Comin di stare «gestendo 87 interlocutori» e che «la rete, devo dire, fino adesso ha funzionato». Dà conto del sostegno appena ricevuto da Francesco Cancellato, direttore di Fanpage, «dichiarando espressamente: “Cancellato mi ha cambiato il titolo in tempo reale, insomma non era facile con questi qua”».
L’inchiesta su Unipegaso-Multiversity
Ma secondo gli inquirenti, la presunta cricca, i pm ipotizzano un’associazione a delinquere dalle finalità talmente inedite da meritare di essere riportate integralmente, avrebbe agito «operando mediante la stabile attivazione di una rete di rapporti con gruppi editoriali, concessionarie pubblicitarie, direttori di testate e agenzie di stampa nonché mediante l’attuazione di strategie comunicative e di coordinamento interne ed esterne, la predisposizione sistematica di comunicati e linee narrative da veicolare agli organi di informazione, il monitoraggio preventivo del sistema mediatico, il contatto diretto e capillare […] con responsabili e direttori delle testate/agenzie e la valorizzazione di rapporti di collaborazione e progettuali già in essere con gli stessi […], nella prospettiva di condizionare, silenziare, ritardare, attenuare la pubblicazione di notizie giornalistiche riguardanti le indagini in relazione all’Università Telematica Pegaso e al Gruppo Multiversity».
E in effetti, nel colloquio del 6 giugno, Vaccarono e Comin (a entrambi la Procura di Napoli contesta il reato associativo) non solo «concordano il contenuto e la struttura da imprimere all’articolo, che il primo si occuperà di inoltrare al proprio contatto nel giornale online», ma puntano a far «concentrare l’attenzione sull’inchiesta relativa a Maria Rosaria Boccia, “che è quella che è anche più mediatica”, e rimuovere i passaggi meno favorevoli».
Per gli inquirenti, «il successivo esito editoriale risulta coerente con le indicazioni fomite alla testata: l’articolo di Fanpage.it, pubblicato inizialmente I’8 giugno 2026, alle ore 20.39, risulta intitolato “Tesi di laurea in economia copiata al 91 %, per Boccia la Procura di Napoli chiude le indagini”; la notizia dell’indagine riguardante l’U.T. Pegaso e oggetto del presente procedimento viene così eclissata secondo i desiderata di Vaccarono, a vantaggio della diversa vicenda relativa a Maria Rosaria Boccia».
Contatti e movimenti di Fabio Vaccarono
Secondo quanto riportato nel decreto di perquisizione, nei mesi precedenti Vaccarono avrebbe prospettato a Cancellato «un rilevante incremento degli investimenti pubblicitari destinati alla testata, affermando di avere ottenuto il “potenziale di triplicare l’investimento dell’anno scorso su di voi” e di passare da investimenti per euro 50.000 a investimenti per euro 150.000», chiedendo in cambio al suo interlocutore «di attivare “un sistema di linfonodi sentinella nel tuo reame”».
E sempre l’8 giugno, Vaccarono e Gianluca Giansante, (socio di Comin e indagato per associazione a delinquere e corruzione tra privati) «intervengono anche su Fiorenza Sarzanini (condirettrice del Corriere della Sera, non indagata, ndr). Anche in questo caso, «gli articoli pubblicati dal Corriere del Mezzogiorno e dal Corriere della Sera restano concentrati sul caso Boccia e sulla collaborazione dell’ateneo, senza esporre i profili riferibili alla nuova goverance».
Sul tavolo, ancora, c’è un possibile nuovo investimento di Multiversity con Rcs tra i 200.000 e i 500.000 euro. Nel decreto emesso dall’aggiunto Sergio Ferrigno e dai sostituti Vincenzo Piscitelli, Henry John Woodcok e Francescapaola Colonna Romano si legge che Vaccarono, parlando con due manager Rcs, «avverte che una pubblicazione sfavorevole farebbe perdere il nuovo investimento e la prospettiva di un piano triennale».
Per i pm, «la sequenza tra incremento promesso, attivazione dei vertici, interlocuzione preventiva e risultato editoriale riproduce il medesimo schema» di altri casi.
Una pesca a strascico in ambito giornalistico
Una dinamica simile si sarebbe verificata anche con Il Foglio. L’8 maggio 2026 «Vaccarono prospetta» a Claudio Cerasa, direttore della testata e amministratore della cooperativa editrice, indagato per corruzione tra privati, «un investimento sino a 300.000 euro, a fronte di rapporti economici pari a 60.000 euro nel 2024, 80.000 euro nel 2025 e 45.618,14 euro nei primi quattro mesi del 2026».
A seguire Vaccarono avrebbe chiesto «un’interlocuzione preventiva su qualsiasi “refluo di disgrazia” intercettato dalla testata, nonché la valorizzazione della nuova governance come soggetto che “sanziona, caccia, denuncia, collabora”». Per i pm, «il collegamento tra incremento dei finanziamenti e disponibilità editoriale mostra che l’investimento» non ha «una logica meramente commerciale».
Dalle decine di parole chiave che gli inquirenti hanno indicato agli investigatori per le ricerche nei device sequestrati, che riguardano pure testate non coinvolte nell’indagine, si intuisce l’intenzione di scandagliare il mondo del giornalismo in una sorta di pesca a strascico, dagli esiti imprevedibili.
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