- Avvocati pronti a controllare le trascrizioni delle microspie. Paolo Arata si farà interrogare. Manipolazioni? Non è la prima volta.
- Se la maggioranza saltasse, la segreteria di Nicola Zingaretti è pronta ad appoggiare Roberto Fico per mettere insieme un nuovo esecutivo.
Lo speciale contiene due articoli.
La Procura di Roma ieri era in subbuglio. Il pool dei giornalisti che da mesi cerca di far cadere il sindaco di Roma Virginia Raggi e danneggiare in tutti i modi la Lega ha iniziato a presidiare gli uffici giudiziari di prima mattina alla ricerca dell’intercettazione che Corriere della Sera, Repubblica e Messaggero avevano propinato ai loro lettori in tre diverse versioni, ma offrendola come verità rivelata. Purtroppo, in realtà, non ce l’aveva nessuno e ieri erano tutti a caccia. Dopo lo scoop della Verità che ha raccolto lo sfogo di un inquirente («Non esiste il virgolettato pubblicato sui giornali») è partita la macchina della confusione (come la chiamano gli esperti di Repubblica). E allora i giornalisti bacchettati dai magistrati hanno fatto la corsa a rivendicare la bontà del loro lavoro, ma non hanno più riportato le presunte trascrizioni virgolettate il 19 aprile, riferite a due intercettazioni ambientali tra l’imprenditore Paolo Arata e il figlio Francesco. In cui si farebbe riferimento a una presunta tangente da 30.000 euro destinata al sottosegretario Armando Siri. Improvvisamente se ne sono vergognati tutti e le hanno nascoste, limitandosi a citare le parole del decreto di perquisizione. La versione autentica dell’intercettazione che secondo un pm della Procura di Roma sarebbe stata taroccata dai segugi dei vari giornali è stata depositata ieri dal procuratore aggiunto Paolo Ielo e dal sostituto procuratore Mario Palazzi verso le 13 davanti al Tribunale del Riesame. La Repubblica ha esultato sul proprio sito: «Dunque, l’intercettazione anticipata nei giorni scorsi da Repubblica è il fondamento dell’accusa». Il quotidiano romano la riportò, tra virgolette, in questi termini: «Mi ci sono voluti 30.000 euro». Ma ne trascrisse pure un’altra dove Arata avrebbe detto: «Questo affare mi è costato 30.000 euro». Per il Corriere a pagare sarebbero stati almeno due: «Ci è costato 30.000 euro». L’inquirente che si era lamentato con La Verità per l’alterazione del testo originale («Sì, mi ha fatto arrabbiare») ieri pomeriggio era provato: «Confermo che il virgolettato pubblicato venerdì non corrisponde a quello autentico. Quando saranno disponibili le carte vedrete se quello che ho detto era vero o no. Si capirà chi ha torto e chi ha ragione»
In questi giorni i quotidiani hanno parlato, come detto, di almeno due intercettazioni. Ma quella chiave sarebbe del settembre 2018 e sarebbe contenuta in un’informativa della Direzione investigativa antimafia del 29 marzo 2019 depositata dai pm con molti omissis al Tribunale del riesame. I magistrati hanno messo a disposizione delle difese il minimo indispensabile per ottenere la conferma del sequestro del pc e di altri documenti impugnato da Paolo Arata, indagato per corruzione insieme con Siri. L’inchiesta è diventata di pubblico dominio dopo che i pm hanno dovuto inviare agli indagati la proroga delle investigazioni, ma molte cose restano riservate perché l’inchiesta è in corso. L’avvocato di Arata, Gaetano Scalise, ha annunciato l’intenzione di far sottoporre il suo assistito a interrogatorio quanto prima. Ancora da decidere la data del confronto tra gli inquirenti romani e il sottosegretario Siri. Ma le intercettazioni apocrife pubblicate da alcuni giornali nell’ambito di questa inchiesta, come ci ha raccontato la nostra autorevole fonte giudiziaria, hanno purtroppo molti precedenti e in particolare ai danni della sindaca Virginia Raggi. Ma non solo. La Procura ha dovuto smentire a più riprese gli articoli di alcuni giornali, molto spesso scritti con lo stampino. Per esempio quando uscirono i presunti stralci del verbale dell’ex premier Matteo Renzi, i pm diramarono questa nota: «I virgolettati apparsi oggi sui quotidiani, relativi al contenuto dell’esame del senatore Matteo Renzi, sono frutto di operazioni di fantasia». Evidentemente nella Capitale i cronisti hanno problemi con i caporali. I grillini in passato hanno accusato i giornalisti di «killeraggio» per il taglia e cuci delle chat della sindaca, con in prima linea Repubblica. Ma difficilmente manca in questi assalti la penna di Fiorenza Sarzanini. A proposito di un suo articolo Luigi Di Maio, il 27 gennaio 2017, scrisse sul blog di Beppe Grillo: «L’articolo pubblicato dal #FakeCorriere a firma Fiorella Sarzanini (nome storpiato, ndr) contiene informazioni false e non fornisce nessuna prova documentale, solo chiacchiere da ubriachi». L’articolo in questione era intitolato: «Raggi, trattativa sul patteggiamento». Dopo averlo letto la sindaca perse la pazienza: «Dopo le false ricostruzioni di telefonate tra me e Beppe Grillo (ovviamente smentite) viene persino inventata una fantomatica “trattativa” in corso con la Procura di Roma».
L’avvocato della sindaca, Alessandro Mancori, rincarò la dose: «Stanno uscendo articoli di stampa totalmente falsi e menzogneri (…) Dalla Procura stessa mi hanno chiamato per dirmi che ciò che usciva sui giornali, le indiscrezioni, non veniva da loro». A luglio del 2017 La Stampa titolò: «Consulenze Asl alla Raggi, Cantone invia le carte ai pm». Risposta dei pm: «La Procura di Roma smentisce la notizia apparsa oggi su un quotidiano relativa all’invio da parte dell’Autorità nazionale anticorruzione (Anac) di un esposto sul sindaco Virginia Raggi». Nonostante tutte queste topiche ai danni del M5s e non solo, le rotative di Fantasilandia, siamo certi, non smetteranno di regalare finti scoop.
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