Dalle mani dei medici a quelle degli inquirenti. I due fogli trapelati dal carcere La Dogaia e pubblicati in esclusiva dalla Verità, con indicazioni per certificare le inidoneità agli immigrati irregolari destinati al Cpr e un promemoria su come comportarsi in caso di perquisizione, sarebbero finiti in Procura a Prato.
Gli inquirenti avrebbero acquisito il manoscritto e l’apertura di un fascicolo non sarebbe, quindi, un’ipotesi così azzardata. D’altra parte, in Procura non smentiscono.
All’orizzonte potrebbe aprirsi dunque un nuovo filone d’inchiesta, parallelo a quello di Ravenna, dove era stato portato alla luce, per la prima volta, il fenomeno dei medici anti Cpr.
Il «manuale» dei medici anti Cpr
Il 1° ottobre la Verità ha pubblicato gli stralci di quello che è, a tutti gli effetti, un manuale di sopravvivenza per il medico anti Cpr. Un documento, prima scritto a penna, poi ciclostilato, con tutto quello che serve sapere per permettere a uno straniero di schivare il soggiorno nelle comunità ristrette, eludendo la procedura d’espulsione.
Si parte da come motivare le diagnosi e si arriva a cosa fare quando alla porta si presenta la polizia con un decreto di perquisizione. C’è tutto dentro: il codice penale, la deontologia professionale, la direttiva Lamorgese e anche un giudizio lapidario, «i Cpr sono patogeni».
A balzare all’occhio, però, sono alcuni termini cerchiati e sottolineati: «escamotage» da utilizzare puntando sulla «sofferenza/fragilità psicologica»; oppure la positività all’esame del «Quantiferon», in assenza di radiografia al torace, che conduce all’inidoneità. Sono i passaggi salienti del documento che sarebbe circolato negli ultimi mesi all’interno del penitenziario toscano.
Elementi che, nel breviario, sembrano essere presentati come aspetti di rilievo nelle valutazioni dei singoli casi. Il filo conduttore è sempre quello. La contestazione del sistema rimpatri è l’humus ideologico da cui è partita l’inchiesta di Ravenna e da cui potrebbe nascere un filone collaterale, a solo qualche centinaio di chilometri di distanza.
Cosa contengono i fogli dei sanitari
Nei fogli sono condensati molti dei temi che ricorrono nella mobilitazione dei sanitari No Cpr. La presenza di questi riferimenti racconta molto delle finalità per cui è stato redatto il promemoria. Come il passaggio, nel foglio «No Cpr» sul «falso ideologico», preceduto dalla parola «rischio». È la contestazione che il pm Angela Scorza, titolare delle indagini, muove agli indagati (si tratta quindi di un documento successivo all’apertura dell’inchiesta).
Viene richiamato l’articolo 481 del codice penale, che punisce la falsità ideologica commessa da persone esercenti un servizio di pubblica necessità. Ma anche l’articolo 32 del codice di deontologia medica, che riguarda «l’obbligo del medico di tutelare la dignità e la salute delle persone».
Negli appunti vengono elencate anche le possibili conseguenze per chi decide di fare ostruzione: «reclusione fino a un anno» e ammende «da 50 a 500 euro». Accanto compare un riferimento ai medici di Ravenna, accompagnato da una frase che sembra ricondurre alcune contestazioni alla campagna di Cocco e sodali: «L’hanno fatto prob. perché è la sostanza della campagna No Cpr».
Il secondo foglio è intitolato «Testo unico immigrazione». Contiene riferimenti sulla comunicazione dei provvedimenti di espulsione e trattenimento, sulle notifiche in una lingua comprensibile per lo straniero e sulla Direttiva rimpatri del 2008.
La possibile nuova fase dell’inchiesta
Il manoscritto si trasforma in un vero e proprio vademecum quando ci si imbatte nel passaggio clou: «Cosa fare in caso di perquisizione». Viene suggerito, a tal proposito, di «chiamare subito un avvocato che assista».
E qualora non possa intervenire viene indicata un’altra strada: «Si può chiedere che una persona di fiducia sia presente per testimoniare». Questa sezione evidenzia come il documento non si limiti solo agli aspetti sanitari, affrontando anche il rapporto con le forze dell’ordine.
In calce ai due fogli spuntano due firme, anche se al momento non si può ricostruire con certezza chi li abbia materialmente vergati. I nomi sono quelli di Eugenio Losco, difensore di Nicola Cocco, il medico infettivologo della Simm indagato per associazione a delinquere, considerato deus ex machina della Rete Mai più lager, e di tale dottor Gozzi.
Le incognite sui nominativi diventano ipotesi più concrete quando si parla dei destinatari del documento. Che potrebbero essere o i detenuti in procinto di essere trasferiti per l’espulsione, oppure i sanitari del carcere. Ora, l’acquisizione delle veline da parte della Procura di Prato aprirebbe una nuova fase del capitolo sui medici No Cpr.
Resta in sospeso, intanto, la posizione delle tre dottoresse in servizio all’ospedale Santa Maria delle Croci di Ravenna, interdette dalla professione per 10 mesi. Ieri si è tenuta l’udienza in Cassazione per discutere i ricorsi delle tre infettivologhe: resta solo da capire se la decisione degli Ermellini confermerà le misure a loro carico o le ribalterà.
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