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Il segretario Usa al commercio Howard Lutnick. Nel riquadro, Simon Andriesz (Ansa)

Un altro suicidio. L’ennesimo intorno al caso di Jeffrey Epstein, i cui file sono stati desegretati dal dipartimento di Giustizia degli Stati Uniti all’inizio del 2026. Un’ondata che ha fatto tremare i palazzi del potere mondiale e travolto personaggi illustri come il principe Andrea, l’eminenza grigia dei laburisti britannici Peter Mendelson, Bill Gates, l’ex primo ministro norvegese Thorbjørn Jagland, l’ex segretario al tesoro Usa Larry Summers e tanti altri.

Jeffrey Epstein, un altro suicidio: muore Simon Andriesz, il whistleblower britannico

Dopo Jean Luc Brunel, complice di Epstein, la vittima Virginia Giuffre e Mark Middleton, assistente di Bill Clinton (ma sono solo i nomi più noti), a togliersi la vita, questa volta, è stato Simon Andriesz, a lungo managing director a Wall Sreet per il colosso finanziare Bgc Group. «Sono il whistleblower (termine inglese che indica chi segnala o denuncia frodi o attività illegali, ndr) britannico che, nel 2020 e nel 2021, ha segnalato all’Fbi elementi relativi ad Howard Lutnick e ai suoi rapporti con Jeffrey Epstein», scriveva su X lo scorso 9 agosto.

Andriesz e le accuse su Lutnick: le indagini sui rapporti con Epstein

Lutnick, attuale segretario al Commercio degli Stati Uniti con un passato da democratico, è stato a lungo amministratore delegato del gruppo Bgc. Le scoperte di Andriesz su di lui erano finite in un episodio del programma della Bcc su Epstein, File on 4 Investigates, dal titolo The Epstein Files: Lutnick, the Royals and the British Whistleblower.

L’isola di Little Saint James e l’affare Adfin: i nuovi dettagli nei file

Incrociando i dati e digitando le iniziali del suo ex capo nel database desegretato – «Hwl» – il britannico ha scoperto una corrispondenza inedita tra Epstein e Lutnick, il quale ha dovuto ammettere di aver visitato la famigerata isola degli orrori – Little Saint James – nel 2012, specificando tuttavia di esserci stato con la famiglia durante un pranzo e solo per un’ora.

I file indicavano inequivocabilmente questa circostanza, smentendo sue precedenti dichiarazioni sul fatto di aver interrotto i rapporti col faccendiere nel 2005. Altri documenti, però, suggeriscono affari comuni ben più in là del 2012, quando pochi giorno dopo la visita sull’isola stipularono anche un accordo commerciale per l’acquisto di quote in una startup di tecnologia pubblicitaria digitale chiamata Adfin.

Andriesz «Aveva segnalato elementi all’Fbi»

Nel 2015, Lutnick invita il faccendiere pedofilo a una raccolta fondi «molto intima» per Hillary Clinton. Nel 2017, Epstein dona 50 dollari a una cena in onore dell’amico. Ancora, nel 2018, si trovano scambi di email tra i due, scoperti grazie al lavoro di Andriesz, in cui Epstein chiedeva aggiornamenti sui ricavi e sulle prospettive di Adfin e Lutnick rispondeva direttamente scambiando informazioni sul business.

Nel 2018, però, non solo era già nota da tempo la prima condanna del finanziere, avvenuta nel 2008, ma iniziarono a circolare anche le indiscrezioni sulle nuove indagini. Andriesz aveva inoltre scoperto che nel 2013 una delle società di Lutnick (la Cantor Fitzgerald) aveva strutturato un piano d’affari che prevedeva un prestito da 1 milione di sterline al principe Andrea Windsor.

Il quale, secondo il Telegraph, avrebbe fatto causa ala polizia britannica contestando la legittimità dei mandati di perquisizione che hanno portato al suo clamoroso arresto avvenuto a febbraio 2026.

Lutnick e l’11 settembre: il giorno in cui evitò per caso le Torri gemelle

La morte di Andriesz, confermata dal fondatore del gruppo Transparency Task Force, Andy Agathangelou, ha già finito per alimentari nuove polemiche intorno a Lutnick. Di origine ebraica, divenne famoso nel mondo dopo l’11 settembre 2001, perché quella mattina accompagnò il figlio al primo giorno di scuola e, fatto raro per l’allora capo di Cantor Fitzgerald, non si recò al lavoro alle Torri gemelle. Dove però perse la vita il fratello Gary e il suo migliore amico.

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