Il vaccino come l’oro. Un mercato che vale 100 miliardi di dollari
  • I colossi farmaceutici si sfidano per ottenere per primi l’antidoto. Usa e Ue investono, ma Big Pharma non rinuncerà ai guadagni.
  • La pandemia ha messo in ginocchio l’economia mondiale ma le grandi multinazionali tecnologiche hanno fatto utili da capogiro. I profitti aggiuntivi di Apple, Google, Facebook, Amazon e Microsoft hanno raggiunto i 39 miliardi di euro.

Lo speciale contiene due articoli.

Piatto ricco mi ci ficco. Un detto valido anche per le case farmaceutiche, che non appena hanno fiutato la montagna di potenziali guadagni si sono buttate a capofitto nel business del vaccino contro il Covid-19.

Stando all’elenco aggiornato pubblicato dal New York Times, sono undici i vaccini nella «fase 3» della sperimentazione. Lo step nel quale, cioè, per usare le parole dell’Istituto superiore di sanità, prevede che il prodotto allo studio venga «somministrato a un numero assai più elevato di pazienti» rispetto alla prima e seconda fase al fine di «dimostrare il vantaggio preventivo o terapeutico ascrivibile al prodotto in esame».

Sulla carta un passaggio destinato a durare tra i due e i quattro anni, ma che nel caso del coronavirus potrebbe subire una fortissima accelerazione.

Ma occhio a illudersi perché la carità c’entra poco o nulla. La posta in gioco in termini di profitti per chi dovesse arrivare al traguardo è altissima. Secondo un’analisi elaborata dalla società di consulenza Evercore, il mercato del vaccino contro il Covid-19 potrebbe valere 100 miliardi di dollari di vendite (quasi 85 miliardi di euro) e 40 miliardi di dollari (circa 34 miliardi di euro) di profitti al netto delle tasse.

Comprensibile, dunque, che gli operatori farmaceutici stiano facendo a gara per arrivare primi al traguardo. Tra le aziende in pole position troviamo le americane Moderna, Pfizer, Novavax e Johnson&Johnson, la tedesca Biontech e la britannica-svedese Astrazeneca. Tutte sono arrivate all’ultimo gradino prima della diffusione al grande pubblico, con Pfizer-Biontech e Astrazeneca in lizza per ricevere l’autorizzazione entro fine anno e distribuire le primissime dosi già nei primi mesi del 2021.

Le proiezioni di vendita regalano numeri da capogiro. Tanto per dare un’idea dei possibili guadagni, di recente gli analisti di Svb Leerink, banca di investimenti specializzata nel settore sanitario, ha stimato che l’anno venturo la sola Pfizer potrebbe ricavare dalle vendite del vaccino anti-Covid ben 3,5 miliardi di dollari (3 miliardi di euro), per poi stabilizzarsi a 1,4 miliardi di dollari (1,2 miliardi di euro) negli anni successivi.

Secondo Svb Leerink, Pfizer potrebbe occupare il 50 per cento dell’intero mercato. Dal canto loro, i tecnici di Evercore invece punto sul vaccino a mRna allo studio di Moderna, potenzialmente in grado di assorbire fino al 40 per cento della domanda, seguito dal candidato di Novavax che invece sarebbe in grado di raggiungere una quota di mercato pari al 20 per cento. Sono solo ipotesi, ma nell’attesa che arrivino i veri guadagni questi titani si possono consolare con l’ottimo andamento in borsa. Grazie ai promettenti risultati della sperimentazione, il valore di mercato rispetto al 31 dicembre dell’anno scorso di Astrazeneca è salito del 4 per cento. Molto meglio hanno fatto Novavax (+4.300 per cento), Moderna (+323 per cento) e Biontech (+175 per cento).

Tutti i vaccini sono ancora nella fase sperimentale, ragion per cui ancora a metà ottobre la Commissione europea si è premurata di specificare in un documento ufficiale che «attualmente non si sa quale potenziale vaccino, se mai dovesse esserci, completerà con successo il processo di sviluppo e autorizzazione, in modo tale da soddisfare i criteri di efficacia e sicurezza per essere introdotto nel mercato dell’Unione europea».

Come dimostrano i recenti sviluppi, è sufficiente un minimo intoppo per bloccare i trial clinici, ritardando di conseguenza l’immissione sul mercato. Basti pensare alla sospensione tutt’ora in corso da Johnson&Johnson oppure quella operata per qualche giorno da Astrazeneca (negli Stati Uniti però la sperimentazione è ancora sospesa), a causa di reazioni avverse sospette emerse in alcuni volontari.

Per adesso, nella fase di ricerca e sviluppo, gli introiti di Big Pharma sono stati garantiti dalle sovvenzioni statali. Una scommessa molto pericolosa per i Paesi che investono dal momento che se la ricerca dovesse fallire, come ha spiegato qualche mese fa il professor Walter Ricciardi, «si perderà un investimento in cui pubblico e privato hanno condiviso un rischio».

Solo l’Unione europea ha messo sul piatto 2,7 miliardi di euro, mentre l’operazione Warp Speed ideata dalla Casa Bianca vale almeno quattro volte tanto. Nel mondo politico ci sono forti pressioni affinché, in virtù di questi stanziamenti, le aziende rinuncino ai profitti. Un impegno preso da alcune aziende a cui però in pochissimi credono. Le condizioni contrattuali sono top secret, ma pare che Astrazeneca stia facendo siglare ai singoli Stati una clausola nella quale si ipotizza la fine della pandemia a luglio del 2021, data oltre la quale sarebbe autorizzata a guadagnare dalle vendite. E Stephen Hoge, presidente di Moderna, ha già messo nero su bianco che la sua azienda «non venderà il vaccino a prezzo di costo». Avevate per caso qualche dubbio?

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