«Il golden power su Unicredit tutela la sicurezza del risparmio»
Andrea Orcel (Imagoeconomica)
Il Mef risponde a Bruxelles. Orcel: «Senza chiarimenti non procederemo su Bpm».

Il governo, attraverso una lettera spedita dal Mef, ha risposto a muso duro alle obiezioni provenienti da Bruxelles riguardo all’utilizzo del golden power sull’Ops lanciata da Unicredit su Banco Bpm. Il governo italiano ha ribadito con fermezza che l’estensione dei poteri speciali non è una mossa politica, ma una misura di tutela per la sicurezza economica del Paese. «L’intervento è finalizzato a proteggere il risparmio degli italiani e la stabilità del sistema bancario nazionale», c’è scritto nella lettera, difendendo il diritto di proteggere gli asset strategici in tempi incerti, soprattutto quando il rischio di speculazioni esterne è concreto. La Commissione europea, aveva sollevato timori riguardo l’ingerenza statale nelle scelte private delle banche. Soprattutto considerando che l’Ops ha come protagoniste due banche italiane. Come giustificare i rischi per la stabilità del sistema finanziario nazionale? Il governo ha risposto spiegando la necessità di intervenire viste alcune criticità nella gestione di Unicredit. Nel mirino c’è soprattutto la presenza in Russia che la banca mantiene nonostante la richiesta di ritirarsi avanzata dalla Bce. Da Roma ricordano che anche altri Paesi europei hanno adottato misure restrittive per proteggere le proprie economie, mettendo in evidenza la legittimità della decisione presa. Non vengono citate esplicitamente le difficoltà che la stessa Unicredit sta incontrando in Germania nella scalata a Commerzbank ma il riferimento è palese. «Le scelte del governo non sono di natura politica, ma economica e difensiva», ha precisato il ministero, indicando che il golden power non è un ostacolo alla competitività, ma un salvagente in un periodo di incertezze globali.

Nella lettera firmata da Giancarlo Giorgetti viene messa in risalto l’evoluzione normativa nei confronti della Russia tenuto conto dell’aggressione nei confronti dell’Ucraina. L’Italia è stata parte attiva all’interno del confronto dei vari G7 e G20 per inserire clausole sull’uscita di asset dal Paese e sul divieto per chi rimane di partecipare alla ricostruzione dell’Ucraina. Non esistono ragioni – viene spiegato – per non rispettare questa prescrizione che ha ricadute anche a livello internazionale oltre che di coerenza nazionale.

La risposta di Andrea Orcel non si è fatta attendere. Ha fatto sapere che senza la «definizione» delle richieste legate al golden power «non procederemo». Alla fine c’è un certo periodo di tempo dopo il quale «dovremo chiudere la vicenda». E se non sarà chiarito il golden power la partita sarà chiusa. «Quando ho detto 20% di probabilità che l’operazione andasse avanti era un modo per dire che la probabilità era significativamente sotto al 50% a questo punto». L’ipotesi del ritiro diventa sempre più concreta. «Siamo al limite di quanto possiamo pagare». La proposta iniziale ai soci di Banco Bpm aveva un premio del 15-20% che sembrava allettante ma che ora, alla luce dei nuovi sviluppi, appare sempre più difficile da giustificare.

L’operazione è diventata meno vantaggiosa quando Banco Bpm ha fatto l’Opa su Anima senza poter utilizzare il Danish compromise. Lo stop imposto dalla Bce ha imposto un accantonamento di 800 milioni da parte del gruppo guidato da Giuseppe Castagna. Una cifra che ha cambiato radicalmente la valutazione complessiva dell’acquisizione. Su una cosa Orcel è stato netto: la partecipazione in Generali verrà dismessa.

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