È un momento favorevole per investire in Portogallo, Grecia e Spagna. Dall’antico acronimo è però sparita l’Italia: non riesce a stare al passo con i Paesi del Sud Europa, i quali vantano una crescita quasi doppia.

Qualche anno fa erano definiti Pigs per definire l’acronimo di Portogallo, Italia, Grecia e Spagna. Qualcuno aveva poi aggiunto la I di Irlanda per dire Piigs: purtroppo, però, l’acronimo ricordava molto da vicino la parola «pigs», che in inglese significa maiali.

Il termine più politicamente corretto usato poi dagli economisti è stato Club Med, per individuare quei Paesi europei con una precaria situazione dei conti pubblici, scarsa competitività e capacità di ripagare il debito pubblico accumulato.

Con il tempo, però, alcuni di questi Paesi come Irlanda e Portogallo, grazie anche all’appeal fiscale e a politiche azzeccate, hanno migliorato la propria posizione. Così, mentre il differenziale tra Btp e Bund continua ad allargarsi, oggi lo spread dei titoli governativi di Spagna, Grecia, Portogallo fa pensare che ci siano buone opportunità di investimento in questi mercati.

Il differenziale di rendimento dei titoli greci con scadenza a 10 anni nei confronti dei pari titoli tedeschi è di 391 punti, quelli dei BTP italiani è di 300 punti (3%) mentre i titoli spagnoli hanno uno spread di 117 punti e quelli portoghesi di 146 punti. «È il Portogallo in questi anni ad aver maggiormente migliorato i fondamentali e fa un certo effetto rivelare come questo Paese nella primavera del 2015 decise di varare una manovra di bilancio che sforava il patto di stabilità europeo (anche il Portogallo aveva un debito/Pil da febbre alta al 130%) e subì la procedura d’infrazione della Commissione Europea per disavanzo eccessivo», spiega Salvatore Gaziano, direttore investimenti di SoldiExpert Scf.

«Dopo un crollo dei titoli portoghesi di 20 punti percentuali (e quindi il disco rosso dei mercati), la manovra del governo socialista lusitano produsse risultati super, tanto che i commissari dell’Unione europea dovettero fare marcia indietro», continua l’esperto.

Oggi sul mercato azionario gli indici di questi Paesi sono tutti in tendenza ribassista mentre sul fronte macroeconomico le previsioni di crescita del prodotto interno lordo sono nel 2019 per il Portogallo e Spagna (e perfino Grecia) con una crescita vista quasi doppia a quella dell’Italia nelle stime formulate negli scorsi mesi dai più importanti centri studi economici.

Insomma, le opportunità per investire in questi Paesi e la loro crescente stabilità invoglia sempre più investitori a buttarsi su questi mercati. Il Bestinver Iberian R Cap Eur (Isin: LU0389174128) in tre anni ha reso oltre il 10%. Valori simili per il Lyxor Bono 10Y-Mts Spain (Isin: LU1812090899) che permette di investire sull’obbligazionario spagnolo. Chi ama il Portogallo, invece, può puntare sulle obbligazioni portoghesi Portugal 2.875% con scadenza 15.10.2025 (Isin: PTOTEKOE0011). Anche in Grecia il reddito fisso può dare le sue soddisfazioni. Le obbligazioni di Atene con scadenza 2022 (Grecia 4.375% 01.08.2022 Isin: GR0114029540) oggi offrono il 7%.

Chi vuole investire direttamente in titoli azionari (a patto che ne conosca i rischi), può scegliere la società elettrica portoghese Electricidade de Portugal (Isin: PTEDP0AM0009) che viaggia con rendimenti tra l’8,7 e l’11,45% oppure la banca lusofona Caixabank (Isin: ES0140609019), che però nell’ultimo anno ha sofferto un po’.

È chiaro dunque che questo sia un buon momento per investire in Spagna, Portogallo e Grecia. Soprattutto questi ultimi due Paesi sono in una fase di crescente stabilità che potrebbe offrire buone opportunità per i risparmiatori senza rischiare troppo.

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