- Il sistema pensato dall’Ue si basa principalmente sulla cooperazione fra i diversi Stati membri, ma oltre alle tensioni a causa di mancati pagamenti lo schema renderà più facili le frodi intracomunitarie.
- Dal 2021 anche le merci con un costo inferiore ai 22 euro saranno sottoposte a tassazione Iva. Il settore dell’ecommerce è in allarme.
Lo speciale contiene due articoli.
Il nuovo pacchetto Iva sulle transazioni intracomunitarie, proposto dalla Commissione Ue, potrebbe far aumentare i casi di frode Iva. Il nuovo documento ha dunque l’obiettivo di far finire il regime transitorio Iva che dura da 25 anni. E questo perché fino a ora non si era mai riusciti a raggiungere un accordo fra i diversi stati membri.
Una riforma del sistema Iva è dunque necessaria per almeno due motivi. Il sistema deve essere ammodernato e gli adempimenti devono essere semplificati. Inoltre, nel corso degli anni si sono sviluppati diversi fenomeni di frodi Iva cross-border che hanno portato a un gap di circa 50 miliardi di euro. Nonostante questi obiettivi ben precisi, il nuovo pacchetto Iva presenta dei problemi. Il sistema pensato si basa infatti principalmente sulla cooperazione fra i diversi stati membri. E questo perché, per cercare di ridurre le frodi si è pensato di far riscuotere l’Iva cross-border dallo stato di provenienza dell’azienda. Significa dunque che se un cliente nello stato membro A acquista un prodotto da un’azienda nello stato membro B, pagherà l’Iva in quest’ultimo stato. Lo stato membro A si aspetterà dunque di veder tornare indietro il pagamento dell’Iva attraverso lo sportello unico dell’Ue. Se però questo non dovesse avvenire, lo stato A potrà sempre chiedere assistenza amministrativa allo stato membro B. Le soluzioni in questo caso sono due. Se lo stato A si accorge tempestivamente del mancato ritorno dell’Iva e attiva subito tutte le pratiche di assistenza amministrativa, lo stato B potrebbe riuscire a recuperare l’Iva. Ma nel caso in cui lo stato A si dovesse accorgere solo dopo diversi mesi del mancato ritorno dell’Iva, lo stato B potrebbe non riuscire a recuperare l’Iva, soprattutto se dietro c’è un’organizzazione criminale che nel frattempo ha lasciato lo stato B. Cosa potrebbe dunque pensare lo stato A quando non si vedrà tornare l’Iva dovuta? Con questo meccanismo si rischiano di creare delle tensioni fra i diversi Stati membri. Di questo parere è anche la professoressa, Marie Lamensch, sentita in audizione dalla Commissione speciale Tax 3 del Parlamento europeo. «La creazione di uno sportello unico decentrato» – spiega la professoressa – «implica che tutti gli Stati membri si fidino gli uni degli altri, dato che dovranno riscuotere l’Iva per loro conto. In questo caso si sta chiedendo troppo» sottolinea Lamensh.
Anche perché gli Stati sanno come funzionano le regole fiscali all’interno del loro territorio, ma non possono intromettersi o gestire la raccolta in un altro Stato membro. E questo perché ogni Stato ha la sovranità sul suo sistema fiscale. Non è dunque difficile pensare che possano iniziare a nasce tensioni a causa di mancati pagamenti, o sull’operato fiscale del Paese. Inoltre, c’è anche un altro fattore da considerare, nel nuovo sistema Iva dell’Ue: la presenza di Stati diversi. Esistono infatti Stati membri di grande dimensioni, con maggiori capacità e con un numero maggiori di clienti. Questi potranno riuscire a gestire in modo ottimale le richieste di assistenza amministrata che provengono dagli altri. Ma ci sono anche Stati Ue che sono più piccoli e con minori capacità. E potrebbero ricevere diverse richieste di assistenza, che non riuscirebbero a gestire. E questo avrebbe come conseguenza la perdita di ulteriore gettito da parte degli Stati.
«Il problema, di questo nuovo sistema», sottolinea Lamensh, «è soprattutto il tempo». È quasi fisiologico che uno Stato membro non possa accorgersi immediatamente del mancato versamento Iva. Anche il passare di un paio di mesi può risultare fatale per le entrate dello Stato in questione. Dall’altra parte, il tempo, è invece un vantaggio per le organizzazioni criminali o per chi non vuole pagare l’Iva. Non è infatti impossibile pensare che una società si dichiari fallita, non pagando (anche) l’Iva, per poi riaprire con un altro nome in un altro Stato. Una delle soluzioni proposte, anche da diversi eurodeputati, è quella di sfruttare la tecnologia, investendo nella raccolta dati e nel cercare di seguire le merci all’interno dell’Unione.
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