Il Pd insiste sulle cartelle e prova lo strappo
Il partito di Enrico Letta contro la dilazione dei versamenti con notifiche dal 1° gennaio 2022: «Se c’è la proroga si riapre l’accordo sul fisco e sugli 8 miliardi». Manca l’emendamento governativo ma si andrà avanti blindandosi con la fiducia. Fondi ai Comuni vicini al dissesto.

Il Pd potrebbe essere vicino allo strappo con il premier Mario Draghi sulla manovra. In caso di proroga sulle cartelle, spiegano dal partito guidato da Enrico Letta, si riapre l’accordo sul Fisco. «C’è un accordo complessivo sugli 8 miliardi per il taglio delle tasse, e prevede che le cartelle non si tocchino. È stata anche respinta la proposta del premier Draghi, che al Pd andava bene, sulla trattenuta Irpef sopra i 75.000 euro. Se quell’accordo verrà riaperto, verrà riaperto su tutto. E il Pd vedrà cosa fare con subemendamenti all’emendamento del governo che dovrebbe arrivare domani (oggi per chi legge, ndr)». A parlare è Alan Ferrari, vicecapogruppo del Pd in Senato, durante una pausa delle riunioni di maggioranza sulla manovra, facendo riferimento alla possibilità caldeggiata da Forza Italia di una dilazione dei pagamenti per le cartelle notificate a partire dal primo gennaio 2022.

Ad ogni modo, una eventuale proroga delle cartelle non è l’unica novità che riguarda la legge di bilancio. Sono infatti in arrivo fondi per i Comuni in difficoltà, in particolare per Napoli, Palermo, Torino e Reggio Calabria. A queste amministrazioni è indirizzata una norma a cui sta lavorando l’esecutivo con misure per le città metropolitane molto vicine al dissesto. L’emendamento, in pratica, prevede che lo Stato dia alle città metropolitane in difficoltà un contributo straordinario pluriennale, chiedendo in cambio impegni su fiscalità, riscossione, patrimonio e personale.

Inoltre, Il governo ha depositato un emendamento alla legge per stabilizzare i magistrati onorari. L’obiettivo della misura è «dare una risposta alle sollecitazioni provenienti dalla Commissione europea».

Mai come quest’anno, insomma, la legge di bilancio appare incerta. Le discussioni continuano senza sosta e il tempo stringe.

Secondo i piani, la manovra arriverà in Aula al Senato martedì 21 dicembre con emendamenti blindati e con l’obiettivo di chiudere tutto tra Natale e Capodanno. Dopo l’esame del rendiconto di bilancio interno, si terrà quindi la discussione generale sul Bilancio. Mercoledì sarà quindi il turno delle repliche del governo, quindi i voti sulle tabelle e a seguire tutte le successive fasi. Il calendario è stato stabilito ieri dalla conferenza dei capigruppo di palazzo Madama, ha riferito la presidente Simona Malpezzi.

C’è quindi ancora una settimana, ma continua a mancare l’emendamento governativo che mette d’accordo tutti. Al momento è lo stesso premier Mario Draghi ad essere al lavoro per evitare passaggi a vuoto e ulteriori slittamenti.

L’esecutivo è quindi pronto a tutto sulla fiducia ed evitare l’esercizio provvisorio. Del’ resto, mancano all’appello alcune scelte importanti legate alle norme che serviranno ad alleggerire (e non ad annullare) l’aumento dei costi dell’energia che gli italiani si ritroveranno in bolletta.

Al momento, infatti, è noto solo cosa si farà con il gas, dove è previsto un taglio lineare grazie al taglio dell’Iva al 5% per famiglie e imprese. Non c’è, invece, nulla di ufficiale su come affrontare i rincari sull’energia elettrica.

C’è poi anche Letizia Moratti, assessore al Welfare e vicepresidente Regione Lombardia, che ha fatto sapere di aver chiesto con urgenza un intervento di riordino della medicina generale. «Dovremmo firmare con il Governo un accordo di programma entro il primo trimestre 2022, impegno importante che ci aiuta a ridisegnare la sanità territoriale». Non è chiaro, però, se la richiesta dell’ex primo cittadino di Milano rientrerà tra gli emendamenti della manovra.

C’è poi il problema dello sciopero previsto per il 16 dicembre e invocato da Cgil e Uil. Prima di quella data il governo non ha previsto alcun incontro con le sigle di lavoratori. D’altronde, l’esecutivo è decisamente più interessato a rispettare le scadenze dettate dalla legge di bilancio. Ciononostante, per il 20 dicembre è previsto un incontro con le parti sociali per discutere della riforma delle pensioni.

«Permettetemi di svelenire un po’ il clima che si è respirato in questi giorni: proclamare uno sciopero generale non è proclamare la terza guerra mondiale, ma utilizzare un diritto riconosciuto dalla Costituzione», ha ricordato ieri il segretario generale della Uil, Pierpaolo Bombardieri, intervenendo da remoto a un incontro della Uil Trasporti a Trieste. «Ricordo», ha ribadito, «che chi viene in piazza rinuncia alla sua giornata di lavoro: bisogna avere rispetto per i lavoratori e le lavoratrici prima che per le sigle sindacali. Lavoreremo in queste ore, nell’ultimo giorno che ci rimane, per far sì che la partecipazione allo sciopero e alle manifestazioni sia quanto più vasta possibile».

Questo sciopero, insomma, non è tra le priorità del governo Draghi. L’obiettivo è ora quello di trovare la quadra a tutti i costi e «forzare la mano» sulla fiducia per arrivare a una soluzione a partire da dopo Natale. La speranza, forse, è che siano in pochi quelli che vogliono far saltare il banco a pochi giorni dall’anno nuovo.

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