Lingotto su del 25% in un anno, complici l’incertezza e i tassi negativi delle Banche centrali. Cina, Russia, Polonia, Turchia e India rinforzano le loro riserve. Interessanti anche platino, palladio, rame e nichel.

Mai come in momenti di crisi come quelli che stiamo vivendo investire nelle giuste materie prime può essere un modo per cercare di proteggersi dai crolli del mercato. Al primo posto nella classifica degli investitori c’è da sempre l’oro. Del resto i risparmiatori ne hanno ben donde. Solo nell’ultimo anno il metallo giallo è salito del 25% e addirittura le azioni delle società aurifere (ovvero quelle delle miniere d’oro) del 40%.

Il motivo appare chiaro. «L’incertezza economica prima di tutto, così come i tassi d’interesse negativi spinti sotto zero dalle Banche centrali», spiega Salvatore Gaziano, direttore investimenti di Soldiexpert scf, «hanno messo il turbo ai rendimenti».

Da sempre, nel campo degli investimenti, l’oro divide più che unire. Per l’economista John Maynard Keynes era una «reliquia barbara» e anche Warren Buffett lo ha sempre considerato una forma totalmente improduttiva di investimento, mentre invece importanti gestori (fra tutti Ray Dalio a capo di Bridgewater associates, uno dei grandi hedge fund) lo considerano un mattone da utilizzare assolutamente nei portafogli.

Da molto tempo ci sono diverse nazioni che hanno iniziato ad ammassare sempre più oro nelle proprie riserve centrali (Cina, Russia, Polonia, Turchia, India) risultando fra i principali acquirenti proprio del metallo giallo. «Negli ultimi mesi e con il mondo sotto lockdown, sono in parte crollate le vendite di oro da gioielleria, ma sono esplosi gli acquisti da parte di investitori di oro di tutto il mondo per motivi di investimento», spiega Gaziano.

Del resto, il patrimonio degli Etf specializzati in oro è arrivato a superare a metà maggio le 3.500 tonnellate secondo il World gold council. Solo in aprile gli Etf hanno raggiunto i 9,3 miliardi di dollari di nuovi capitali raccolti in lingotti: in un mese un incremento pari a 170 tonnellate

«Investire direttamente in oro e argento ma anche palladio, platino, rame o nichel», dice Edoardo Passaretti, responsabile per l’Italia di HaNetf, «presenta delle criticità non indifferenti tra cui la custodia, la verifica dell’autenticità e della purezza del metallo, oltre che l’eventuale spostamento. Gli Etc fisici sui metalli preziosi risolvono questi problemi offrendo all’investitore titolarità su una certa quantità di metallo fisicamente allocato, di solito nel caveau di una banca», spiega. «Esistono però anche strumenti che conservano i metalli in depositi al di fuori del sistema finanziario, presso strutture proprie come il The Royal mint physical gold etc securities». Altro aspetto che non sempre viene considerato è quello delle garanzie sulla provenienza dei metalli estratti. Alcuni prodotti certificano ad esempio che il sottostante sia stato estratto secondo criteri di sostenibilità, andando incontro alla sensibilità crescente degli investitori verso l’origine responsabile dei lingotti».

Di certo, basta dare uno sguardo ai rendimenti dei maggiori investimenti in materie prime per capire che si tratta di una scelta assolutamente difensiva quando i mercati sono in difficoltà.

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