- Il commissario Sefcovic, che ieri ha parlato con il rappresentante al Commercio della Casa Bianca: «È possibile una zona di atterraggio dell’accordo». La Von der Leyen: «Il presidente americano va preso molto sul serio ma non sempre alla lettera».
- Auto, in Europa Byd sorpassa Tesla. Difficoltà anche per Mercedes, Bmw e Volkswagen. Indice Pmi tedesco sotto le stime.
Lo speciale contiene due articoli.
Mentre l’industria europea fa i conti dell’impatto dei nuovi dazi del 50% imposti dall’amministrazione Trump sulle importazioni di alluminio e acciaio dal resto del mondo, continuano i negoziati tra Bruxelles e la Casa Bianca.
Il clima oscilla tra l’ottimismo e la cautela. L’aumento delle tariffe è stata una doccia fredda, un colpo che l’Ue non aveva messo in conto soprattutto nel mezzo del negoziato. Bruxelles ha reagito rimarcando che questa ennesima forzatura mina le trattative in corso e ribadendo la propria disponibilità ad attuare contromisure, se necessario. Una minaccia che, allo stato dei fatti, pare più retorica che reale. Bruxelles sa bene di non poter usare l’arma delle ritorsioni, magari colpendo i servizi digitali, perché sarebbe come fare harakiri.
Nessuno è in grado di prevedere se la nuova misura tariffaria rientrerà a breve, se ci sarà un ripensamento come è stato per i dazi su altri prodotti. «Conosco Donald Trump da qualche anno: quando ho iniziato il mio primo mandato, lui era nel suo ultimo anno. È importante prenderlo molto sul serio. Ma non bisogna prendere ogni sua parola alla lettera, anche questo è fondamentale», ha detto il presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen, in un’intervista a Politico.eu. Come a far capire che lo scenario potrebbe cambiare, perché l’uomo è imprevedibile.
Il commissario europeo al Commercio, Maros Sefcovic continua a lanciare messaggi di ottimismo. Ieri mattina ha incontrato il rappresentante al Commercio americano, Jamieson Greer, e nel fine settimana ci sono stati colloqui con il segretario al Commercio Usa, Howard Lutnick. Sefcovic, incontrando la stampa, ha parlato di un «progresso» nel negoziato che gli fa sperare di «raggiungere un risultato positivo. So da dove siamo partiti, conosco le posizioni iniziali e vedo che oggi le discussioni sono molto concrete. Stiamo parlando di settori specifici, aree precise, e anche di una possibile zona di atterraggio dell’accordo».
A distendere il clima ieri è intervenuto anche il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella. «Tra Stati Uniti e Europa c’è un rapporto di reciproco e rispettoso arricchimento, di restituzione, un rapporto profondo che va reso sempre più saldo, fondato su un patrimonio condiviso di valori e di principi: libertà, uguaglianza, diritti, libertà di mercato», ha detto il capo dello Stato.
Trump, intanto, prosegue con la sua linea dura. In un post su Truth il presidente ha rivendicato il suo diritto di imporre le tariffe contro quei Paesi che lo fanno nei confronti degli Usa. «Se ad altri è consentito usare dazi contro di noi e a noi non è consentito contrastarli, rapidamente e agilmente, con altre misure, il nostro Paese non ha nemmeno una piccola possibilità di sopravvivenza economica», ha attaccato il tycoon, che entro la fine della settimana dovrebbe avere un colloquio telefonico con Xi Jinping.
I dati dell’economia però non rispecchiano l’ottimismo del presidente americano. Il settore dei servizi statunitense si è contratto a maggio per la prima volta in quasi un anno, mentre le imprese hanno pagato prezzi più alti per i fattori produttivi, sintomo di un’economia che rischia di vivere un periodo di crescita molto lenta e di inflazione elevata per effetto dei dazi. Secondo l’Institute for supply management (Ism), l’indice Pmi non manifatturiero è sceso a 49,9 il mese scorso da 51,6 in aprile. Si tratta del primo calo sotto la soglia dei 50 e la lettura più bassa da giugno 2024. Gli economisti intervistati dall’agenzia Reuters avevano previsto che il Pmi dei servizi sarebbe salito a 52 a seguito di un allentamento delle tensioni commerciali tra Stati Uniti e Cina. Una lettura inferiore a 50 indica una contrazione del settore dei servizi, che rappresenta più di due terzi dell’economia.
Altro effetto dei dazi è l’aumento del prezzo dell’acciaio, che ha guadagnato subito oltre l’1%, dopo che Donald Trump ha firmato l’ordine esecutivo sulle tariffe al 50%. I prezzi erano crollati all’inizio di questa settimana a causa dei crescenti timori di una domanda più debole.
Ma l’inquilino della Casa Bianca ha assicurato che con l’incremento dei dazi «renderò le nostre industrie dell’alluminio e dell’acciaio più forti che mai e ridurrà o eliminerà la minaccia alla sicurezza nazionale rappresentata dalle importazioni dei prodotti con questi componenti».
Mentre Trump continua a chiedere all’Europa di rafforzare i dazi sui prodotti cinesi, Francia e Germania continuano a fare affari con Pechino. Secondo quanto riporta l’agenzia Bloomberg, sarebbe in fase avanzata un accordo per la vendita di 300-500 aerei Airbus se, che potrebbe arrivare alla fase conclusiva quando i leader europei voleranno a Pechino il prossimo luglio per celebrare i 50 anni di relazioni diplomatiche tra Cina e Unione europea. Francia e Germania sono i due maggiori proprietari di Airbus. Questo accordo consentirebbe al presidente cinese Xi Jinping di mandare un messaggio alla Casa Bianca. La rivale di Airbus, l’americana Boeing, avrebbe tutto da guadagnare dalla risoluzione della guerra commerciale.
Intanto negli Usa prosegue l’indagine sui componenti degli aerei importati. «Prevediamo che, probabilmente entro la fine del mese, avremo un’analisi e stabiliremo lo standard per i dazi sui componenti degli aerei», ha detto il segretario al Commercio Usa Howard Lutnick in un’audizione al Congresso. «La chiave è proteggere il nostro settore e garantire che coloro che commerciano con noi ci trattino equamente».
Contenuto riservato agli abbonati
Prosegui con la lettura >
Contenuto riservato agli abbonati
Rinnova il tuo abbonamento per proseguire con la lettura >