Bonus affitto genitori separati: ecco cos’è e come funziona
Ansa

Più di tredicimila domande in sole ventiquattro ore. È il numero impressionante con cui si è aperta la conferenza stampa al Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, convocata dal vicepremier Matteo Salvini per fare il punto sul nuovo contributo destinato ai genitori separati o divorziati in difficoltà abitativa.

Con 4.000 pratiche già archiviate e oltre 9.000 in lavorazione, il debutto del fondo (dotato di una copertura da venti milioni di euro l’anno e attivo dal 7 ottobre sulla piattaforma del Mit) mette a nudo la portata di un’emergenza sociale rimasta finora spesso nell’ombra: il peso economico del mattone come uno dei principali fattori di impoverimento nei percorsi di separazione.

Il contributo copre la metà del canone mensile, fino a un massimo di 500 euro al mese (ovvero 6.000 euro l’anno). Il fondo è distribuito tra le Regioni secondo tre criteri: quanti genitori separati vi sono sul territorio, il reddito medio e la presenza di Comuni classificati ad alta tensione abitativa. In testa alla graduatoria regionale si trovano Lombardia, Lazio e Campania. Il Ministero stima almeno 5.000 beneficiari nella prima fase.

Chi può fare domanda e quali sono i requisiti

Il bonus è rivolto a chi ha lasciato la casa di proprietà, assegnata all’altro genitore dalla sentenza di separazione o divorzio, e ora paga un affitto. È necessario avere almeno un figlio a carico fino a 21 anni d’età, senza limiti in caso di disabilità.

Sul fronte economico, il parametro non è l’Isee familiare, ma il reddito individuale di chi presenta la domanda, calcolato sulla base dell’ultima dichiarazione dei redditi disponibile: il tetto è fissato a 35.000 euro. Si richiede inoltre un contratto di locazione ad uso abitativo, regolarmente registrato e intestato al richiedente, e la residenza in un Comune italiano.

Vi sono, tuttavia, altre condizioni. Innanzitutto, non devono esistere immobili abitativi di proprietà entro 50 chilometri dalla precedente casa familiare. Non deve essere stato assegnato un alloggio di edilizia residenziale pubblica. E non devono nemmeno essere percepiti altri sussidi pubblici per l’affitto. Inoltre, l’eventuale assegno di mantenimento per i figli deve risultare pagato regolarmente.

Come presentare la domanda per il Bonus affitto genitori separati

La richiesta si può presentare esclusivamente online, accedendo alla piattaforma con Spid, Carta d’identità elettronica o Carta nazionale dei servizi. Una volta all’interno, si confermano i requisiti, si compilano i campi richiesti, compreso il reddito, e si invia. La domanda non è modificabile dopo l’invio: prima di procedere, conviene sempre ricontrollare tutti i dati con estrema attenzione.

Al completamento, compare una barra verde con il numero di pratica e la dicitura «Completata». È utile salvare subito il riepilogo in formato Pdf. Quanto dichiarato è un’autocertificazione soggetta a controlli a campione: è bene conservare il contratto d’affitto, la sentenza o l’accordo di separazione o divorzio e le ricevute di pagamento.

La graduatoria del Bonus affitto genitori separati

Il meccanismo di assegnazione è diverso dai classici bandi, nei quali vince semplicemente chi invia la domanda per primo. In questo caso, invece, le richieste formeranno una graduatoria su base regionale e il punteggio dipenderà da quattro fattori: il numero di figli a carico, la presenza di una disabilità propria o di un figlio, la perdita involontaria del lavoro e la residenza in un Comune ad alta tensione abitativa. A parità di punti, prevale chi ha il reddito più basso.

«L’obiettivo è staccare le prime migliaia di assegni entro la fine di quest’anno», ha dichiarato il ministro Salvini.

Il termine per presentare la domanda è il 28 ottobre alle ore 12. Chi sarà già in coda avrà 24 ore di tempo per completare l’invio, a patto di non chiudere la pagina né di perdere la connessione. L’unica proroga automatica prevista riguarda un eventuale blocco tecnico della piattaforma.

Cosa emerge da questa prima fase

I dati delle prime domande non serviranno solo ad assegnare i contributi. Salvini ha spiegato che le informazioni raccolte, quante persone rispondono, da quali città e con quale reddito, serviranno a «calibrare la misura per gli anni a seguire». Si tratta, in sostanza, di una fase pilota: il Governo vuole capire quale sia la reale platea di potenziali beneficiari prima di strutturare il sostegno in modo permanente.

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