Ecco le chat tra Luca Palamara e Nicola Zingaretti, segretario nazionale del Partito democratico. I messaggi Whatsapp tra il pm sott’inchiesta a Perugia per una presunta corruzione, e il governatore del Lazio nonché numero uno dei dem, sono stati acquisiti agli atti del procedimento umbro dai pubblici ministeri.
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Ranucci dà mille versioni diverse sulla vicenda della bomba sotto casa
Ospite del podcast di Fedez, il conduttore dichiara: «Volevano fermare un’inchiesta di forti interessi politici, camorra e deep State». E salta fuori la pista dei cartelli del narcotraffico. Infine si contraddice sull’attentato.
Lavitola a Ranucci: «Per gli inquirenti il mandante sei tu»
Dopo essere stato perquisito il faccendiere, intercettato, spiega all’amico i sospetti dei carabinieri: «Vedono te al mio fianco».
Il giudice: «Chi ricatta Ranucci?»
Clamoroso affondo della giudice Clementina Forleo: «Perché vuole restare al timone di “Report” con la minaccia di spifferare le chat con “tutti”? E chi sono? In un Paese normale sarebbe stato già indagato per estorsione e i suoi telefoni sequestrati». Poi attacca i suoi colleghi.
Lavitola, mezza retromarcia. Ma i dubbi permangono: Ranucci sapeva del «piano»?
Valter si dice affranto per aver messo in pericolo un «fratello». Nei messaggi tra loro due, però, è assillante: perché Mister «Report» non ha confessato gli avvertimenti?
Ecco i compensi d’oro di «Report». Ranucci e 5s vogliono segretarli
I paladini della trasparenza e i cronisti d’assalto improvvisamente uniti nell’invocare la privacy che hanno sempre negato agli altri. Non gradiscono far sapere agli italiani come la Rai spende i soldi (pubblici) del canone.
«Dopo la bomba Ranucci ferma i suoi sfoghi»
La difesa di Valter chiede un nuovo interrogatorio e torna al Riesame. Gli esecutori dell’attentato: «Se lo son fatti tra loro». La Russa: «Report va cambiato, tace sul Pd».
Alla faccia del complotto della destra. Tutti gli amici Lavitola li ha a sinistra
Non solo Mieli e Cappellini: l’ex editore parlava del piano «politico» su Ranucci pure con D’Amato di «Open». L’intero gruppo è di area progressista. Eppure c’è ancora chi sostiene che dietro al pregiudicato ci sia il governo.