- Il premier incaricato incontra Luca Giansanti, ex direttore affari politici alla Farnesina In pessimi rapporti con Paolo Gentiloni e Matteo Renzi, spinge per il dialogo con gli ayatollah.
- Conte passa la giornata alla Camera, Matteo Salvini alza il tiro: «Ministri leghisti pronti». E incassa l’aiuto di Fdi sul prof, che raccoglie consensi nel Pd. Massimo D’Alema scuote i suoi: «Se si rompe su di lui, i gialloblù all’80%».
- Il leader leghista: «Se salta tutto, frattura tra Palazzo e popolo». La rilevazione riservata non fa temere le urne. Gelo con il Cav.
- Una ricerca svela che il 55% dei cittadini «è irritata dalle ingerenze europee». Alessandro Di Battista sull’ipotesi del voto: «Io sarei in campo».
Lo speciale contiene quattro articoli.
Matteo Salvini sembra non mollare su Paolo Savona ed è pronto a far saltare il banco se non dovesse cadere il veto del Colle sull’economista euroscettico indicato dalla Lega e condiviso con i 5 Stelle. Forte di quello che considera un sostegno pieno da parte di Luigi Di Maio, il leader del Carroccio ieri sera ha annunciato di essere pronto a consegnare al premier incaricato la lista definitiva dei ministri, almeno quelli leghisti. Continuano intanto a circolare indiscrezioni sulla composizione della squadra di governo. Oltre all’Economia, a quanto si apprende da fonti parlamentari, le caselle dell’esecutivo in quota Lega potrebbero essere riempite così: Stefano Candiani alle Infrastrutture. Sarebbe definitivamente tramontata l’ipotesi della No Tav Laura Castelli azzoppata dagli stessi stessi 5 stelle. Mentre Gian Marco Centinaio potrebbe andare al Turismo e all’Agricoltura. Manuela Lanzarin al ministero della Famiglia e della Disabilità; Lorenzo Fontana agli Affari Regionali e Giancarlo Giorgetti sottosegretario unico alla presidenza del Consiglio, in sostanza il premier ombra.
Secondo gli ultimi rumors, la delega ai servizi segreti rimarrebbe in capo a Giuseppe Conte. Resta ancora aperta la partita delle telecomunicazioni, con ottime chance per i grillini di aggiudicarsi la delega.
Tra i ministeri chiave ci sono anche Difesa e Giustizia per i quali rimarrebbero sempre salde le quotazioni di Elisabetta Trenta e Alfonso Bonafede entrambe in quota 5 stelle. Per il Mibact, invece, sarebbe ritornato in pole position il nome di Emilio Carelli.
Ieri l’ambasciatore Luca Giansanti ha incontrato a sorpresa a Montecitorio lo stesso Conte. All’uscita, dopo mezz’ora, dalla Camera la feluca si è limitata a un laconico «buon week end a tutti». La sua sarebbe tutt’altro che una comparsata: il suo nome ora è il più probabile per la Farnesina.
L’uscita di scena annunciata da Vincenzo Spadafora, consigliere di Luigi Di Maio avrebbe fatto decadere anche la candidatura dell’attuale ambasciatore in Qatar, Pasquale Salzano. Sul fronte Giampiero Massolo i veti incrociati sono arrivati anche da Marco Minniti attuale numero uno dell’Interno. Conte si sarebbe così orientato nella direzione di un professionista della diplomazia ma in una posizione di contrasto con chi conta (o meglio chi contava fino a ieri alla Farnesina). Giansanti ha sbattuto la porta e si è dimesso lo scorso marzo con effetto primo giugno perché all’epoca di Matteo Renzi gli è stato negato l’incarico a New York all’Onu. Al suo posto è stata dirottata Mariangela Zappia molto vicina a Paolo Gentiloni. C’è da scommettere che una volta ministro degli Esteri metterà mano al pallottoliere delle nomine e pure Elisabetta Belloni, ora direttore generale della Farnesina potrebbe traballare. Al di là delle poltrone (problema interno della diplomazia) l’eventuale nomina di Giansanti apre una strada politica e culturale ben precisa. Chi conosce l’ex ambasciatore lo definisce filo iraniano. Non solo perché ha servito per quasi due anni a Teheran, ma anche perché le sue tesi sono progressiste e aperturiste. La passione per New York non era certo legata a spinte atlantiste piuttosto all’obiettivo di un ruolo dentro il Palazzo di vetro. In una delle sue ultime uscite pubbliche (da direttore generale per gli affari politici della Farnesina) Giansanti ha affiancato il sottosegretario, Vincenzo Amendola, impegnato in un colloquio con Abbas Araqchi, viceministro iraniano. Il tema, oltre alla Siria, è stato il nucleare. L’Italia ha confermato la linea Mogherini. Sapere cosa pensa il ministro degli Esteri su argomenti quali dazi, Trump, nucleare e alleanze sulla Siria è importante. Soprattutto in un governo che se dovesse partire sarà soggetto a numerose forze centrifughe.
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