Le vaccinazioni si inceppano. Ora puntano  gli aghi sui bimbi
  • Ecco i dati del danno fatto da Roberto Speranza: quasi mezzo milione di inoculazioni in meno per il caos Astrazeneca. I pediatri italiani spingono per l’immunizzazione completa degli over 12 malgrado mezzo mondo sia scettico.
  • Di fronte al pressing per l’addio all’obbligo di protezioni all’esterno, gli «esperti» perdono tre giorni per poi lavarsene le mani: via libera, ma la data definitiva sarà scelta dal governo. L’imposizione potrebbe cadere già da lunedì prossimo o dal 5 luglio.

Lo speciale contiene due articoli.

È ufficiale: i pediatri italiani si esprimono a favore del vaccino anti Covid per tutti i bambini e gli adolescenti dai 12 anni in su. Nel documento pubblicato ieri, il consiglio direttivo della Società italiana di pediatria (Sip) ha raccomandato «in linea con le vigenti raccomandazioni ministeriali, la vaccinazione Covid-19 per tutti i bambini e gli adolescenti di età pari o superiore a 12 anni privi di controindicazioni per gli specifici vaccini autorizzati per età». Va bene «qualsiasi vaccino» approvato dall’Agenzia italiana del farmaco (Aifa) e da quella europea (Ema), purché inoculato «secondo i tempi e le modalità di somministrazione previsti per le specifiche fasce d’età».

La scelta palesata ieri, in realtà, era nell’aria già da tempo. «Sono completamente a favore alla vaccinazione per la fascia 12-15 anni, in quanto certamente daremo loro i vantaggi della protezione individuale e quelli di proteggere chi hanno intorno», affermava un paio di settimane fa la dottoressa Annamaria Staiano, presidente della Sip. Posizione condivisa da Alberto Villani, responsabile di pediatria generale e malattie infettive al Bambin Gesù, ex presidente della Sip e già membro del Cts. «La responsabilità dei genitori è enorme», così Villani in un’intervista rilasciata all’inizio di giugno ad Avvenire, «chi può avere la certezza che il proprio bimbo non sarà tra i – pur pochi – casi gravi di Covid?». E nelle ultime dichiarazioni rilasciate alla stampa, i vertici della Sip non fanno mistero di puntare a breve anche agli under 12.

Ma è proprio guardando ai numeri snocciolati dagli stessi pediatri che viene da farsi più di una domanda sull’opportunità di somministrare il siero indiscriminatamente anche ai ragazzi sotto i 18 anni. Nel nostro Paese, nella fascia compresa tra 0 e 9 anni i casi sono stati il 5,5%, mentre in quella tra i 10 e i 19 anni la percentuale sale al 9,6%. Complessivamente, dunque, solo 15 casi su 100 hanno riguardato individui minorenni. Senza voler sminuire il valore di ogni singola vita umana sono pochissimi, appena 26, i decessi fatti registrare tra i più giovani. «Si trattava nella maggior parte dei casi di bambini fragili», confessa lo stesso Villani nella conversazione con Avvenire, «con patologie pregresse e comorbidità». Una considerazione ribadita anche dal documento pubblicato ieri dalla Sip, nel quale i pediatri ammettono in effetti che «la fascia pediatrica dai 12 anni in su risulta essere tra quelle meno colpite dal Sars-CoV-2».

E allora, perché vaccinare? Primo elemento: «Recenti evidenze scientifiche hanno dimostrato in tale fascia d’età la presenza di gravi complicanze renali o di complicanze multisistemiche, anche ben al di là della ben codificata Mis-c (sindrome infiammatoria riscontrata più frequentemente nei bambini positivi al coronavirus, ndr), conseguenti a un’infezione pauci o asintomatica». Secondo, perché «in termini di sanità pubblica, la fascia di età pediatrica e adolescenziale può fungere da serbatoio per la diffusione del virus nell’intera popolazione».

Spiace dirlo, ma le motivazioni espresse nel documento pubblicato ieri dalla Società italiana di pediatria non convincono. Non solo perché, dati alla mano, le fasce d’età più giovani sono quelle meno interessate dalle conseguenze del virus, e quindi sulla carta meno urgenti da vaccinare. Cosa più importante, non viene citato nessuno studio citato a favore della vaccinazione dei più piccoli, forse perché è ancora troppo presto per esprimere una parola definitiva sull’argomento. Non manca invece, tra le righe, un tono che definire sibillino è poco. Prima, quando si lega la possibilità di «beneficiare di una prossima apertura dell’anno scolastico in sicurezza» alla «tempestività del raggiungimento delle alte coperture vaccinali». Più avanti, quando quasi sarcasticamente si parla di «guidare gli adolescenti e le loro famiglie verso un percorso vaccinale libero e consapevole». Spiritosi questi pediatri a parlare di libertà dopo tutto questo pressing.

Per il resto ci si imbatte in concetti piuttosto vaghi, come quando si afferma che «seppur l’obiettivo primario della vaccinazione è quello di non sviluppare la malattia, l’opportunità di implementare un’offerta vaccinale universale aiuterà notevolmente a ridurre non solo la circolazione dello stesso virus, ma soprattutto il rischio di generare varianti potenzialmente più contagiose o capaci di ridurre l’efficacia degli stessi vaccini in uso». Concetto che cozza con la recente diffusione del virus mutato anche in Paesi con una percentuale di vaccinati molto più alta della nostra. Oppure in coda al testo, dove i pediatri pur affermando di condividere «l’offerta vaccinale Covid-19 limitata solo a pazienti pediatrici con malattie pregresse», non ritengono «tale approccio valido ed efficace per contrastare l’attuale pandemia, che necessita piuttosto di un intervento vaccinale globale, in tutte le età e in tutti i Paesi del mondo».

Non la pensano così altrove. Cauti i tedeschi, con la commissione permanente sui vaccini (Stiko) che in Germania si è espressa contro la raccomandazione per i soggetti tra i 12 e i 17 anni senza patologie pregresse. Pochi giorni fa, in Danimarca sono stati gli stessi pediatri a porre un freno all’entusiasmo dell’Autorità per la salute: «Mancano le conoscenze per valutare l’impatto su questa fascia d’età». Senza contare l’appello lanciato a maggio dall’Organizzazione mondiale della sanità. «Non vaccinate i bambini e ragazzi, ma date le loro dosi a Covax», il programma internazionale per fornire i vaccini ai Paesi più poveri.


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