Inizia con uno sketch l’intervento del presidente del Consiglio Giorgia Meloni all’assemblea generale di Assolombarda, a Milano. «Credo mi abbiate sottovalutato, non sono così nana» dice riferendosi alla pedana fin troppo alta che le hanno posto sotto al podio. E scherza così il premier prima di affrontare un difficile discorso sullo stato dell’economia italiana di fronte agli imprenditori. «La crescita italiana è debole, ma l’economia ha retto l’onda d’urto.
L’economia italiana ha dimostrato di saper reggere l’onda d’urto di uno degli scenari più complessi e incerti di sempre. Le stime per il 2026 dicono che possiamo arrivare all’1%, in linea con le principali economie europee e anche stavolta oltre le previsioni, perché si sa, noi italiani veniamo spessi sottovalutati» evidenzia amareggiata, perché «quando ci sottovaluta l’Ue ci siamo abituati, quando veniamo sistematicamente sottovalutati dai nostri stessi organismi, dispiace».
Meloni: «La crescita all’1% non soddisfa»
Per Meloni la crescita all’1% «non soddisfa» ma rappresenta «un segnale». Disegnando il contesto internazionale riconosce che «senza misure strutturali, restiamo in balia dell’emergenza». E ricorda: «Noi abbiamo rivolto a tutte le principali società energetiche un appello per calmierare i prezzi dell’energia, carburanti e non solo. Diverse compagnie e società hanno risposto positivamente, le ringrazio ancora per questo, però questa è gestione dell’emergenza». Ed è in questo quadro che torna a parlare dei problemi strutturali dell’Europa, precisando che «l’Italia non siede al tavolo europeo per dire sempre sì».
Energia ed Ets, la sfida italiana a Bruxelles
«Per contenere i costi dell’energia serve un cambio di passo anche in Europa. Il sistema Ets gonfia i prezzi, crea squilibri tra Stati membri e danneggia le nostre imprese che hanno concorrenti non sottoposti agli stessi vincoli». Particolarmente efficace l’esempio che porta: «Se un’acciaieria chiude in Lombardia, e quell’acciaio lo compriamo dall’altra parte del mondo con standard ambientali più bassi, il pianeta non ci guadagna ma ci perde. Noi perdiamo lavoro e filiere, e non riduciamo le emissioni globali. L’autonomia strategica è fatta di acciaierie, fonderie, impianti chimici. Stiamo lavorando in Europa, non sarà una trattativa facile ma faremo come sempre la nostra parte».
Inflazione, la richiesta di maggiore flessibilità
Trattativa che non riguarda solo gli Ets, ma anche la maggior flessibilità nella lotta all’inflazione. «Il contesto geopolitico alimenta un’inflazione che sfugge al nostro controllo, ma che pesa e molto su famiglie, sui sistemi produttivi e sui conti pubblici. L’Europa non può non tenerne conto» perché «in Italia, come in altre nazioni, una parte importante della spesa si adegua automaticamente all’inflazione per legge». Il ragionamento è sempre lo stesso: l’inflazione è molto più alta di quella prevista quando l’Italia ha concordato con Bruxelles il periodo di spesa. Ora quello che si chiede è consentire che il maggior gettito possa essere usato per aiuti mirati a famiglie e imprese. Di questo «ne ha discusso il ministro Giorgetti all’Ecofin di qualche giorno fa e riproporrò la questione al Consiglio europeo che è previsto questo giovedì e venerdì».
La lettera di Meloni, Merz e De Wever per la competitività
Ed è all’Europa che Meloni nel pomeriggio scrive insieme al cancelliere tedesco Friedrich Merz e al premier belga Bart de Wever inviando una lettera al presidente del Consiglio europeo Antonio Costa in vista del vertice del 15 e 16 ottobre. L’iniziativa segue quell’incontro del gruppo informale degli «Amici della competitività» che si è svolto la scorsa settimana, durante il quale «abbiamo condiviso la convinzione che l’Europa sarà in grado di mobilitare i massicci investimenti di cui ha bisogno solo se semplificheremo ulteriormente e in modo sistematico le nostre norme e procedure Ue» hanno spiegato. «Questa deve essere la nostra precondizione e corrisponde a una delle principali conclusioni delle relazioni Draghi/Letta». Per Meloni, Merz e De Wever «il nostro quadro normativo dovrebbe contribuire ad attenuare l’impatto dello choc energetico, anziché aggravarlo, e integrare le misure già annunciate a livello europeo» aggiungendo tre nuove proposte: una corsia preferenziale per accelerare gli investimenti in settori prioritari, a partire da energia e digitalizzazione; un freno contro nuovi oneri burocratici; una riduzione generalizzata degli obblighi di «reporting» Ue, soprattutto per le pmi. Il collegamento tra semplificazione, caro energia e competitività industriale nella lettera assume «particolare rilievo» evidenziano da Palazzo Chigi.
Ets 2, Bruxelles esclude nuovi rinvii
Eppur qualcosa si muove, si direbbe, perché secondo fonti europee, il presidente del Consiglio Ue Antonio Costa terrà conto dei punti sollevati dai leader nel corso delle discussioni in sede di Consiglio europeo. Non ha ricevuto la stessa accoglienza la proposta di rinvio degli Ets2 a cui Meloni sta lavorando con altri: fonti europee hanno fatto sapere che «non ci saranno ulteriori rinvii sull’attuazione del sistema Ets 2». «Non ci sono piani di modificare alcunché nell’approccio all’Ets2», ha detto il commissario al Clima, Wopke Hoekstra.
All’assemblea di Assolombarda è intervenuto anche il presidente di Confindustria Emanuele Orsini per parlare di investimenti ed energia, ma il suo discorso non deve aver scaldato il cuore dei presenti che in gran parte hanno lasciato la sala.
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