- Tra gli ideatori di Immuni c’è una rete di intrecci: Bending Spoons è partecipata dai Berlusconi e coadiuvata dagli Elkann, il Centro Santagostino è guidato da un leopoldino. Jakala organizzava le cene elettorali di Beppe Sala.
- L’ordinanza di Domenico Arcuri non chiarisce se il software è libero o a uso gratuito temporaneo. Così è impossibile sapere chi potrà vedere (e magari vendere) le nostre informazioni.
Lo speciale contiene due articoli.
Si chiama Immuni l’app di tracciamento che lo Stato italiano ha deciso di adottare contro il coronavirus. Come nome poteva andar bene però anche Incroci, considerate non solo la filosofia che la ispira, ma la ragnatela di intersezioni materiali e immateriali che si nasconde dietro il palazzone che ospita al civico 15 di Corso Como gli uffici della Bending Spoons Spa. La società di software, tra le più importanti al mondo, che ha sviluppato il programmino in collaborazione con il centro diagnostico Santagostino, con la società di comunicazione Jakala e con la Geouniq. E che – come ha dichiarato il commissario straordinario per l’emergenza Covid-19, Domenico Arcuri – ha (avrebbe) donato il frutto del lavoro alla collettività «esclusivamente per spirito di solidarietà».
L’ordinanza di Mr Invitalia è infatti assai nebulosa al riguardo, poiché confonde gratuità e diritto d’autore, open source e licenza d’uso. Non fa chiarezza, Arcuri, nemmeno sulle modalità di scelta: perché è stata selezionata proprio Immuni e non un’altra applicazione? Quali sono i criteri alla base della promozione che consentirà a un gruppo di imprese private di raccogliere e gestire dati sul più gigantesco studio sociosanitario del nostro Paese? Imprese che non nascono dal nulla, come nella Silicon Valley, ma che hanno loro specifiche coordinate e loro specifiche storie. Che val la pena raccontare.
Bending Spoons è stata fondata nel 2013 da Francesco Paternello (presidente), Luca Ferrari (consigliere delegato), Matteo Danieli e Luca Querella. Ha chiuso il 2018 con 35,1 milioni di ricavi rispetto agli 8,26 dell’anno prima. Nel 2019, non si sa se attraverso una cessione di azioni o un aumento di capitale, sono entrati nella Spa quattro nuovi soci. Tra questi c’è la H14 di Barbara, Eleonora e Luigi Berlusconi che ha in pancia il 21,4% della Fininvest.
Il Centro diagnostico Santagostino, che si occupa di digitalizzazione ospedaliera, è diretto invece da Luca Foresti. Un giovanissimo manager che nel 2012 compariva tra i finanziatori entusiasti della fondazione Big Bang di Matteo Renzi e che, l’anno seguente, partecipava alla Leopolda 13 per parlare di salute. Al renzismo porta pure la traccia di Jakala. Il fondatore, Matteo de Brabant, è stato infatti l’organizzatore delle cene elettorali per l’allora candidato sindaco di Milano, Giuseppe Sala, indicato dall’ex Rottamatore per la poltrona più alta di Palazzo Marino alla tornata elettorale del 2016. Jakala (poi inglobata dalla Uvet e trasformatasi in Uevents) aveva lavorato (e fatturato) fino a un anno prima proprio con Sala, ma da patron dell’Expo.
All’ex commissario per l’Agenda digitale, Diego Piacentini, e al presidente dell’Accademia dei Lincei, Giorgio Parisi, i produttori dell’app hanno chiesto una valutazione tecnico-scientifica che probabilmente servirà a superare le tante perplessità che stanno fiorendo attorno al progetto. Peraltro, ancora destinato al vaglio del comitato guidato da Vittorio Colao e alla valutazione del Consiglio superiore della sanità e dei competenti organismi europei.
Il nome di Diego Piacentini non passa inosservato: si tratta di un apprezzato manager di simpatie renziane che ha dato una grossa mano alla Bending Spoons in fase di start up. Si potrebbe dire che, se l’app avesse pure la funzione vocale, molto probabilmente parlerebbe fiorentino.
Il sistema escogitato dai produttori è basato sul tracciamento dei contatti tramite la tecnologia Bluetooth. Quando due cellulari, su cui è stato scaricato il programma, entrano in contatto, si «parlano», prendendo nota ciascuno per sé delle informazioni (anonime) dell’altro. In questo modo, se il possessore dello smartphone si accorge di essere stato contagiato, può informare la centrale, cui è collegata l’app, dei contatti che ha incontrato e del percorso che è stato effettuato. L’idea sembra vincente ma il sistema, per funzionare, ha bisogno che almeno il 60% della popolazione decida volontariamente di scaricare il software (dice Arcuri). Un numero assolutamente irrealistico rispetto alle statistiche, ad esempio, di Singapore, dove solo il 9% dei cittadini ha messo in funzione un programma molto simile. Inoltre, Immuni risulta essere «cieca» con gli asintomatici che possono contagiare decine e decine di amici e familiari senza saperlo. Dunque, la sola tecnologia chiaramente non è sufficiente: servirebbe una massiccia campagna di tamponi proporzionale almeno al numero di app scaricate per offrire a tutti la possibilità di essere funzionali al tracciamento.
Secondo Il Foglio, il software potrebbe essere sperimentato per la prima volta nella fabbrica Ferrari di Maranello. Una scelta non casuale: tra i suggeritori di Bending Spoons ci sarebbe, infatti, anche John Elkann. Immuni, un’app di nobili origini.
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