- Le critiche al ministro del Turismo compattano la maggioranza, che ipotizza un legame con il caso Delmastro. Il governo infatti lascia trapelare un sospetto: «La magistratura vuole inaugurare la campagna elettorale?». Tommaso Foti: «Circostanze preoccupanti».
- M5s sulle barricate, il dem Francesco Boccia in imbarazzo minaccia querele. Faida nel Terzo polo.
Lo speciale contiene due articoli.
Altro che «freddezza», altro che «imbarazzo»: Giorgia Meloni scende in campo in maniera decisa in difesa di Daniela Santanchè e Andrea Delmastro, due esponenti del governo, due figure di primo piano di Fratelli d’Italia, due suoi fedelissimi, finiti nel mirino di alcuni magistrati, smentendo i retroscena interessati che ieri facevano trapelare malumori del presidente del Consiglio nei confronti del ministro del Turismo e del suo modo di difendersi, in Aula al Senato, dalle accuse di media e opposizioni.
La Meloni indossa l’elmetto, dopo che ieri il gip di Roma ha disposto l’imputazione coatta per il sottosegretario alla Giustizia Delmastro, indagato per rivelazione di segreto d’ufficio in relazione al caso Cospito, l’anarchico detenuto al 41 bis. Il gip di Roma non ha accolto la richiesta di archiviazione avanzata dalla Procura che ora dovrà formulare una richiesta di rinvio a giudizio. Il pensiero del premier è affidato a una nota di «fonti di Palazzo Chigi»: «In un processo di parti», recita il comunicato, «non è consueto che la parte pubblica chieda l’archiviazione e il giudice per le indagini preliminari imponga che si avvii il giudizio. In un procedimento in cui gli atti di indagine sono secretati è fuori legge che si apprenda di essere indagati dai giornali, curiosamente nel giorno in cui si è chiamati a riferire in Parlamento, dopo aver chiesto informazioni all’autorità giudiziaria. Quando questo interessa due esponenti del governo in carica», aggiunge la nota, «è lecito domandarsi se una fascia della magistratura abbia scelto di svolgere un ruolo attivo di opposizione. E abbia deciso così di inaugurare anzitempo la campagna elettorale per le elezioni europee».
Parole durissime, quelle dirette contro i magistrati di Milano (che si occupano del caso Santanchè) e il gip di Roma, che confermano quanto La Verità aveva già ben compreso consultando diverse fonti di centrodestra: la maggioranza andrà avanti compatta, granitica, al fianco di Santanchè e Delmastro, e se ci sarà qualcuno che vorrà lasciarsi andare a critiche e veleni dovrà vedersela direttamente con la Meloni.
«Prima il ministro Santanchè», dichiarano il presidente dei senatori e dei deputati di Fdi, Lucio Malan e Tommaso Foti, «che nel giorno della sua informativa in Senato, riceve dai media la notizia di indagini a suo carico; oggi il sottosegretario Delmastro che viene rinviato a giudizio dal gip benchè il pm ne abbia chiesto l’archiviazione. Si tratta di due circostanze a dir poco sospette che rimandano a scenari che ci auguravamo superati».
Stupore e sorpresa per la decisione del gip di Roma su Delmastro viene espressa da molti parlamentari di Fdi, mentre la Lega conferma il suo sostegno totale al ministro del Turismo: «La Santanché», sottolinea a Rai 3 il capogruppo del Carroccio alla Camera, Riccardo Molinari, «ha fatto un’informativa che non era tenuta a fare, l’ha fatta su atti che non riguardano la sua attività di ministro. Ha voluto fare chiarezza. Come maggioranza non possiamo che prendere atto della sua scelta e essere soddisfatti di quello che ha detto. Quello che sarà lo dovranno decidere altri organismi non certo il Senato della Repubblica».
Va all’attacco la segretaria del Pd, Elly Schlein: «È inaccettabile in un sistema democratico che, anziché rispondere alle gravi accuse nel merito, Palazzo Chigi alimenti un pericoloso scontro tra poteri dello Stato diffondendo una nota con toni intimidatori nei confronti della magistratura. A questo punto è inevitabile che il premier esca dal suo silenzio e si assuma le sue responsabilità».
In sintesi, lo scontro tra governo e una parte della magistratura si arroventa: nulla di nuovo, se consideriamo che a moltissimi osservatori il trionfo della Meloni alle scorse elezioni politiche ha ricordato quello di Silvio Berlusconi nel 1994. E sembra di essere tornati davvero a quei tempi: avvisi di garanzia recapitati attraverso le prime pagine dei giornali, inchieste à gogo, media di sinistra che svolgono il compito di amplificatori di inchieste giudiziarie appena nate. Quanto fatto trapelare da Palazzo Chigi fa capire molto bene che la Meloni non ha alcuna intenzione di lasciarsi logorare dal circuito mediatico-giudiziario: il premier conosce bene i meccanismi di questa trappola infernale e sa perfettamente che la questione va affrontata immediatamente e con fermezza. Quello che è certo è che le prossime settimane si annunciano torride, e non solo per questioni di temperatura.
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