- Caccia ai voti per costruire una maggioranza d’aula che sostenga un esecutivo a guida Lega-Fdi-Forza Italia: nel mirino ci sono i grillini con stipendio basso, che potrebbero restare onorevoli e salvare la paga. Abboccamenti anche con Leu e alcuni dem.
- Il leghista apre a un esecutivo fino a dicembre con il M5s, ma vuole un esperto non prono all’Ue. Spunta l’idea Alberto Bagnai.
- Il comico solletica l’area più radicale del M5s con il ripescaggio del voto sulla moneta unica e il ritorno sulle barricate antisistema. L’ex candidato premier tenta la correzione: «La linea non cambia». Ma qual è?
Lo speciale contiene tre articoli.
L’operazione è «difficile, ma non impossibile». Parola di un parlamentare di centrodestra particolarmente attivo, in queste ore, nel lavoro di scouting tra i colleghi degli altri partiti. L’obiettivo è consentire al centrodestra, lunedì prossimo, di comunicare al presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, la effettiva possibilità di raggiungere la maggioranza sia alla Camera sia al Senato. L’operazione «si Salvini chi può» è in pieno svolgimento. Ammiccamenti, occhiolini, messaggini, colloqui segretissimi: il corteggiamento nei confronti dei parlamentari che rischierebbero, in caso di nuove elezioni, di non rivedere mai più le poltrone del Parlamento, non avendo avuto neanche la possibilità di imprimervi l’orma dell’onorevole deretano, è serratissimo. Le tattiche per convincere deputati e senatori a sostenere «responsabilmente» il centrodestra sono innumerevoli. A proposito di numeri: vediamo nel dettaglio quanti sono i pesciolini che dovranno abboccare all’amo perché l’operazione vada in porto.
Alla Camera, la maggioranza assoluta è fissata a quota 316. Il centrodestra, in totale, ha 261 deputati (125 della Lega, 104 di Forza Italia, 32 di Fratelli d’Italia). Mancano 55 voti per l’ipotetica fiducia a un governo di centrodestra. Occhio al gruppo misto: è composto da 21 deputati, tre dei quali (Maurizio Lupi, Ale Colucci e Renzo Tondo) aderiscono già al centrodestra, in quanto eletti con Noi con l’Italia, la quarta gamba della coalizione. Sei deputati del misto fanno parte della componente Movimento associativo Italiani all’estero: tra questi figurano ben cinque parlamentari eletti con il M5s ma espulsi per la vicenda dei mancati rimborsi (Andrea Cecconi e Silvia Benedetti), o perché non avevano dichiarato l’iscrizione alla massoneria (Catello Vitiello) o per altri motivi (Salvatore Caiata, Antonio Tasso). L’eletto all’estero Eugenio Sangregorio non è iscritto ad alcuna componente. Tutti e otto sono considerati «di prima fascia», ovvero prontissimi a dare l’ok al governo di centrodestra, e in particolare Caiata, presidente del Potenza Calcio, espulso dal M5s per una indagine a suo carico, è considerato un fuoriclasse della caccia al deputato. Con i quattro componenti del misto che aderiscono alla componente delle minoranze linguistiche, il discorso è in fase avanzata: «Alcuni di loro», conferma la fonte, «volevano candidarsi con la Lega. Ci stiamo lavorando». Mancherebbero ancora una quarantina di deputati. I restanti sette componenti del misto, provengono da +Europa – Centro democratico e dalla lista Civica Popolare di Beatrice Lorenzin, e sono considerati più o meno inavvicinabili.
Come pescare altri 40 deputati pronti a sostenere un governo di centrodestra, ovviamente per «senso di responsabilità»? Una decina arriverebbero dal Pd, attraverso un transito nel misto, ma il mare più pescoso è rappresentato dai 222 deputati del M5s. L’identikit della preda? «Si punta», aggiunge la fonte, «in particolare, a due categorie: gli avvocati e i medici con uno stipendio non superiore ai 2.000 euro al mese, e i neodeputati eletti per un pelo, quelli candidati agli ultimi posti nei listini proporzionali. Sanno benissimo che non verranno mai rieletti, e dovranno dire addio allo stipendio da 13.000 euro al mese. Qui dentro», conclude il nostro cacciatore di voti, «si diventa avidi». Possibile? Trenta deputati grillini pronti a sostenere un governo di centrodestra, abiurando il sacro blog, per la misera cifra di 13.000 euro al mese? «Non hai idea», rivela alla Verità, tra mille ritrosie, un veterano del M5s, «di chi abbiamo imbarcato a questo giro. C’è di tutto. Perfetti sconosciuti che si sono ritrovati in Parlamento solo perché nelle grazie di Luigi Di Maio e del suo cerchio magico, scattati con il proporzionale senza aver mai fatto neanche un comizio. Non mi stupirebbe niente, considerato quello che è successo sulla vicenda dei rimborsi. Non ce lo saremmo mai aspettati, e invece…». Anche in Leu, incredibile ma vero, ci sarebbero un paio di profili «corteggiabili». In sostanza, i numeri potrebbero esserci. E al Senato?
Qui l’operazione «si Salvini chi può» è meno complicata. La maggioranza è a quota 161. I senatori di centrodestra sono 137 (61 di Forza Italia, 58 della Lega, 18 di Fratelli d’Italia). Mancano 24 voti. Il gruppo per le Autonomie conta 9 membri, tra i quali Pier Ferdinando Casini e due senatori a vita: Elena Cattaneo e Giorgio Napolitano. Almeno i 5 senatori autonomisti doc potrebbero sostenere un governo di centrodestra in cambio di provvedimenti che vadano incontro alle esigenze dei territori che rappresentano. Mancherebbero altri 19 senatori, 3 dei quali, attualmente nel gruppo misto, vengono dati per certi. I restanti 16? Andrebbero pescati tra i 52 senatori del Pd e i 109 del M5s, con i criteri che abbiamo già descritto. Se poi il M5s confermasse la regola dei due mandati, vietando a chi è stato eletto due volte di ricandidarsi, il centrodestra avrebbe solo l’imbarazzo della scelta. Perché grillini si nasce, ma onorevoli si diventa.
Carlo Tarallo
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