Il governo indagherà sulla carne sintetica
  • Il ministro Francesco Lollobrigida annuncia che il Consiglio per la ricerca in agricoltura valuterà scientificamente il profilo di rischio per l’uomo degli alimenti «Frankestein». Schiaffo all’Ue che, già in Belgio e Olanda, spinge a suon di sussidi l’introduzione del filetto in provetta.
  • Caccia: proposta al Parlamento Ue la risoluzione dell’italiano Pietro Fiocchi per considerare il lupo una specie «semplicemente protetta» e non «fortemente».

Lo speciale contiene due articoli.

Se gli italiani sono costretti a tirare la cinghia anche a tavola di certo non saranno indotti mangiare la carne costruita in provetta. Il ministro dell’agricoltura e per la sovranità alimentare Francesco Lollobrigida (FdI) al ventesimo forum dell’agricoltura Coldiretti-Ambrosetti dove è stata presentata una dettagliatissima ricerca sugli italiani e il cibo condotta dal Censis ha detto chiaramente: la bistecca Frankenstein che tanto piace a Bill Gates e alla sua amica Ursula Von der Leyen, presidente della Commissione europea tra i primi sponsor politici degli alimenti finti, non passerà. Ha scandito Lollobrigida: «Il cda del Crea (Consiglio per la ricerca in agricoltura e l’analisi dell’economia agraria) ha già approvato una delibera che investe sulla ricerca per capire quali sarebbero gli effetti dei prodotti realizzati in laboratorio che tengano conto sì di quello che dicono gli studi scientifici statunitensi, ma anche per verificare se questi prodotti, come dice qualcuno, non fanno male oppure danneggiano i nostri concittadini dal punto di vista della salute».

È uno scontro diretto sia con gli americani che vogliono vendere al mondo le finte bistecche, sia con la Commissione europea che le incentiva anche con finanziamenti diretti convinta che le stalle siano nemiche dell’ambiente (lo prova il programma Farm to Fork) sia con l’Efsa, l’ente di controllo europeo sul cibi, che sembra propenso a dire sì al filetto in provetta. «Penso», ha aggiunto il ministro, «che sia un passo in avanti e deciso in contrasto con chi, su parole d’ordine ideologiche, pensa di raccontare quello che ha sentito dire, magari indotto da grandi organi di stampa pagati da multinazionali che sul cibo vogliono fare affari a danno dell’economia reale».

Appena una settimana fa, quando la Food and drug administration americana ha dato il via libera al pollo sintetico, Lollobrigida aveva confermato: «Garantisco che finché saremo al governo sulle tavole degli italiani non arriveranno cibi creati in laboratorio.» Il che significa ingaggiare una dura battaglia a Bruxelles. Il vicepresidente della Commissione Ue Frans Timmermans ha spinto moltissimo perché Olanda e Danimarca dessero il là a due start up che – con enormi bioreattori che inquinano quanto una città di 100.000 abitanti – producono carne e latte sintetici. Il primo a metterci i soldi è stato Jitse Groen, il fondatore di Just Eat che sta finanziando Mosa Meat. Le start up sulla carne sintetica sono passate da 600 milioni di dollari investiti nel 2018 a 4,5 miliardi di dollari dello scorso anno e si prevede che entro il 2035 il 22% delle proteine arriverà dai laboratori per un fatturato stimato vicino ai 300 miliardi di dollari. Sono stati messi in campo 25 miliardi in comunicazione per dare buona stampa ai cibi Frankenstein.

Peraltro Wolfgang Gelbmann, il direttore scientifico dell’Efsa – l’Ente europeo che vigila sulla salubrità dei cibi, con sede a Parma dove si fa il Parmigiano Reggiano dalla vacche e il prosciutto dai suini – prevede che entro tre anni arriveranno sulle nostre tavole. Per questo Francesco Lollobrigida col governo tutto sta alzando un argine scientifico, uno politico e uno economico. Il ministro ha ribadito: «Va affermata la sovranità alimentare che si raggiunge impiantando risorse su settori strategici della nostra nazione, si deve ragionare con i produttori. A loro va dato sostegno e la possibilità di lavorare con dignità con rispetto dei diritti e di un’economia agricola sostenibile della quale l’Italia è un esempio». Così in finanziaria ci sono risorse per l’agricoltura, per la ricerca, ma anche un fono da 500 milioni per sostenere i più deboli e far acquistare beni primari, magari prodotti dalle filiere nazionali. Questo è stato il tema del Forum Coldiretti che in avvio con il presidente Ettore Prandini e il segretario generale Vincenzo Gesmundo ha presentato la mozione contro il cibo in provetta che in una settimana è stata firmata da oltre 200.000 italiani, tra questi anche il presidente del Consiglio, Giorgia Meloni.

A causa di inflazione e caro bollette il 52% degli italiani ha tagliato in quantità o, purtroppo, in qualità la spesa per il cibo. Come ha spiegato il direttore generale del Censis, Massimiliano Valeri, la percentuale sale oltre il 60 nelle fasce di popolazione a basso reddito. Il 37% ha dovuto risparmiare sulla qualità (il 46% nel caso dei bassi redditi, solo il 22% per quelli alti). C’è anche la classifica dei tagli: il 44% ha rinunciato all’alcol (e dunque anche a vino e birra) e ai dolci, il 38,7% ha detto addio ai salumi, il 38 al pesce, il 37 alla carne. Anche gli alimenti per bambini sono in contrazione del 31%. Si «salvano» solo i cardini della dieta mediterranea: la frutta è esclusa dal 16%, la verdura dal 12% e la pasta dall’11%.

Ma nessuno è disposto a sostituire questi alimenti con i cibi Frankenstein. Perciò Ettore Prandini ha rilanciato con forza la centralità agricola e ha sostenuto la necessita di sviluppare filiere corte per dare il giusto guadagno a chi coltiva e il giuso prezzo a chi consuma.


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