Ora Ursula si mette pure a reclutare gli 007
Ursula von der Leyen (Ansa)
  • La Commissione vuole gli euro-Bond: è pronta a creare un’agenzia d’intelligence al servizio (segreto) della von der Leyen, per rafforzare i poteri limitati di cui l’organizzazione dispone oggi. I funzionari borbottano. La giustificazione? La solita: Putin.
  • Coldiretti catechizza gli eurodeputati e annuncia proteste contro il bilancio per la Pac.

Lo speciale contiene due articoli.

Al servizio segreto di sua maestà. Che non è Carlo III, bensì Ursula von der Leyen. La notizia l’ha diffusa nella mattinata di ieri il Financial Times e, subito dopo, l’hanno confermata direttamente da Bruxelles: la Commissione vuole reclutare personale distaccato dalle agenzie di intelligence nazionali, per fondare una nuova unità di 007 alle dipendenze della presidente dell’Ue. Il quotidiano britannico, a quanto pare, lo ha saputo prima che ne fossero informati gli stessi Stati membri. Un funzionario dell’esecutivo europeo ha spiegato che si sta «esaminando come rafforzare le capacità di sicurezza e intelligence» e che «la creazione di una cellula dedicata all’interno del Segretariato generale è in fase di valutazione». La proposta «si baserebbe sulle competenze già esistenti nella Commissione» e implicherebbe una «stretta cooperazione con i servizi competenti del Seae», l’ufficio che sostiene l’attività dell’Alto rappresentante per gli Affari esteri dell’Unione.

Il piano di Ursula, osteggiato proprio dagli alti dirigenti del Seae, potrebbe però comportare un radicale cambiamento di prospettiva, dotando l’Europa di un’autentica agenzia di intelligence, che essa ad oggi non possiede. Intcen (il Centro di situazione e di intelligence dell’Unione europea) opera all’interno del Servizio per l’azione esterna, limitandosi a raccogliere le informazioni trasmesse volontariamente dai Paesi membri, che poi vengono analizzate per produrre valutazioni strategiche. Niente operazioni sul campo; niente James Bond oltre le linee nemiche.

Già in questa veste, l’Ue incontra diversi ostacoli. Nonostante siano partner, gli Stati – la Francia in particolare – sono tradizionalmente restii a condividere conoscenze sensibili. E le fratture che sono state aggravate dal conflitto in Ucraina con le nazioni riluttanti ad aiutare Kiev, tipo l’Ungheria, rendono la cooperazione ancor più faticosa. Al di là dei proclami sul multilateralismo, l’impasse è frutto della reale condizione del sistema internazionale: uno scacchiere nel quale vige l’anarchia e in cui nessuno può fare affidamento fino in fondo nemmeno sull’alleato più stretto.

Non è chiaro fin dove voglia spingersi la Von der Leyen. La Commissione, ieri, non ha fornito grossi dettagli sull’operazione. Ma il tenore dei pretesti addotti per giustificarla induce a sospettare che le ambizioni siano alte. «Ci troviamo in un contesto geopolitico e geoeconomico difficile», ha ricordato il portavoce di Bruxelles, Balazs Ujvari. Dalla Russia con amore: la minaccia di Vladimir Putin è l’ombrello che copre qualunque iniziativa si prenda in Europa, dal riarmo, alla fondazione di un servizio segreto, alla costituzione di un centro per la lotta alle fake news, come quello lanciato ieri dall’esecutivo. La futura organizzazione cui sta lavorando l’esecutivo, ha aggiunto il burocrate, «rafforzerà le competenze già esistenti all’interno della Commissione e, ad esempio, svolgerà un ruolo chiave nella preparazione dei collegi per la sicurezza», ossia gli istituti di formazione nel campo della difesa. «Sarà un’iniziativa complementare», ha concluso Ujvari. «Integrerà il lavoro della Direzione per la sicurezza della Commissione e collaborerà strettamente con i rispettivi servizi del Seae». La squadra speciale di Ursula «sarà una cellula molto piccola». Con licenza di uccidere?

Facezie a parte, la vera domanda riguarda i poteri e il raggio d’azione della nuova entità. Non è impresa banale definire un accordo politico e un quadro giuridico entro cui degli agenti possano compiere missioni e raccogliere informazioni a nome dell’Ue. Quale sarebbe l’oggetto delle ricerche? Soltanto le presunte attività sovversive di Mosca? O l’intelligence dovrebbe saggiare anche la lealtà dei Paesi membri all’Unione, magari verificando se Viktor Orbán o lo slovacco Robert Fico tramano per indebolire il fronte pro Ucraina? I cittadini potrebbero diventare oggetto di sorveglianza? Capitò già agli statunitensi, spiati dalla National security agency, la quale almeno rispondeva a una struttura di potere sottoposta a controlli democratici. Cos’ha in mente la Commissione? Spera di agire di sua iniziativa? Oppure di trasformare il contributo degli Stati da volontario a obbligatorio, cooptando il loro personale? Le questioni cruciali non possono essere evase in quattro e quattr’otto, con qualche frase di circostanza sui pericoli del «contesto geopolitico e geoeconomico». L’imperialismo dello zar non è un salvacondotto universale. Se a Bruxelles hanno deciso – e sarebbe persino comprensibile – di consolidare le capacità di gestire la guerra ibrida, ce lo dicano chiaro e tondo. Anche per capire bene chi è il nemico: i russi, o gli europei che contestano Ursula?

Siccome si vive solo due volte, la svolta della Von der Leyen è arrivata al secondo mandato: alla fine, la tedesca ha varato gli euro Bond. James Bond.

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