- Il tycoon: «Tregua di 5 giorni, intesa in 15 punti». Teheran: «Manipola i mercati». I funzionari però confermano: colloqui in corso. Obiettivo fine guerra il 9 aprile.
- Raid Idf contro il comando centrale dei pasdaran. Ancora esplosioni in Barhein.
Lo speciale contiene due articoli.
La crisi iraniana si avvia verso una svolta diplomatica? Ieri, Donald Trump ha rivelato che sarebbero in corso dei colloqui tra Washington e Teheran: una circostanza che tuttavia è stata seccamente smentita dal regime khomeinista. Ma andiamo con ordine.
«Sono lieto di annunciare che gli Usa e l’Iran hanno avuto, negli ultimi due giorni, colloqui molto positivi e produttivi riguardo a una risoluzione completa e totale delle nostre ostilità in Medio Oriente», ha dichiarato, ieri, Trump su Truth, per poi aggiungere: «In base al tenore e al tono di queste conversazioni approfondite, dettagliate e costruttive, che proseguiranno per tutta la settimana, ho dato istruzioni al dipartimento della Guerra di rinviare qualsiasi attacco militare contro le centrali elettriche e le infrastrutture energetiche iraniane per un periodo di cinque giorni, subordinatamente al successo degli incontri e delle discussioni in corso».
«Siamo fermamente intenzionati a raggiungere un accordo con l’Iran», ha inoltre detto Trump, parlando con la stampa. Nell’occasione, quando gli è stato chiesto quale fosse il suo interlocutore a Teheran, il presidente americano ha risposto: «Stiamo parlando con l’uomo che credo sia il più rispettato e il leader. Abbiamo a che fare con persone che rappresentano al meglio il Paese».
Non solo. Oltre a rivendicare di aver raggiunto «importanti punti di accordo», Trump ha rivelato che i colloqui si sarebbero svolti nella serata dell’altro ieri e che il team statunitense sarebbe stato guidato da Steve Witkoff, oltre che da Jared Kushner: secondo il Times of Israel, i due avrebbero trattato con il presidente del parlamento iraniano, Mohammad Bagher Ghalibaf. In questo quadro, Trump ha detto che lo Stretto di Hormuz verrà «aperto molto presto» e che sarà posto sotto «controllo congiunto» tra Washington e l’ayatollah, «chiunque egli sia». «Direi che ci sono ottime possibilità di raggiungere un accordo», ha aggiunto il presidente statunitense in Tennessee, ribadendo di voler impedire a Teheran di dotarsi dell’arma atomica. «L’America e il mondo intero saranno presto molto più sicuri», ha anche detto.
Nel frattempo, secondo Axios, nei prossimi giorni potrebbe essere organizzato un incontro a Islamabad tra alti funzionari americani e iraniani. Sembrerebbe, in particolare, che il team negoziale di Washington possa essere guidato dal vicepresidente, JD Vance. Al contempo, fonti ascoltate dal Times of Israel hanno riferito che Washington avrebbe tenuto aggiornato Israele dei colloqui con Teheran e che «probabilmente» lo Stato ebraico si asterrà da nuovi attacchi contro le infrastrutture energetiche iraniane. Se confermato, ciò rappresenterebbe una svolta significativa, visto che, dopo i primi giorni di guerra, Gerusalemme, non senza irritazione, aveva chiesto conto agli americani di presunti contatti segreti con il regime khomeinista.
Allo stesso tempo, se veramente dovesse essere Vance a guidare il team negoziale statunitense a Islamabad, ciò significherebbe un rafforzamento politico del vicepresidente, che è sempre stato notoriamente scettico nei confronti di un’operazione militare di vasta portata contro l’Iran. Tra l’altro, stando a Channel 12, il numero due della Casa Bianca, ieri, avrebbe avuto una telefonata con Benjamin Netanyahu su un possibile accordo tra Usa e Iran.
Sotto questo aspetto, è interessante ricordare che, a ottobre, emerse come, all’interno dell’attuale amministrazione americana, il vicepresidente fosse forse la figura meno morbida nei confronti del premier israeliano. Frattanto, fonti dello Stato ebraico hanno riferito a Ynet che Trump avrebbe fissato al 9 aprile la data per concludere la guerra.
Tutto questo, mentre dietro l’iniziativa diplomatica americana si celerebbe anche un ruolo di Pakistan, Turchia ed Egitto. Inoltre sarà un caso, ma, dopo la rivelazione dei colloqui da parte del presidente americano, il ministro degli Esteri iraniano, Abbas Araghchi, ha avuto una telefonata con l’omologo russo, Sergej Lavrov. Nell’occasione, quest’ultimo, secondo Mosca, ha «sottolineato l’urgente necessità di porre fine immediatamente alle ostilità e di avviare un percorso verso una soluzione politica e diplomatica». Che si stia registrando una sotterranea sponda tra Casa Bianca e Cremlino per risolvere la crisi iraniana?
Eppure, dall’altra parte, il ministero degli Esteri di Teheran ha negato che l’Iran abbia avuto dei colloqui con gli Stati Uniti negli ultimi 24 giorni: una posizione, questa, espressa anche da Ghalibaf. «Non ci sono stati negoziati con gli Stati Uniti. Le notizie false hanno lo scopo di manipolare i mercati finanziari e petroliferi e di uscire dal pantano in cui sono intrappolati Stati Uniti e Israele», ha affermato, mentre le Guardie della rivoluzione hanno definito il presidente americano come «disonesto». Ha davvero ragione l’Iran a dire che Trump si sarebbe inventato tutto per abbassare il costo dell’energia? Oppure Teheran sta tergiversando in un’ottica di tattica negoziale?
Una terza possibilità è che il regime khomeinista sia sempre più spaccato al suo interno e che si stia consumando una lotta intestina per decidere quale linea tenere nei confronti di Washington. Come che sia, un funzionario iraniano ha ammesso ad Al Jazeera che, negli ultimi giorni, la Repubblica islamica ha trasmesso dei messaggi agli Usa tramite Turchia ed Egitto. Trump, dal canto suo, sta cercando un interlocutore stabile a Teheran per riuscire a concretizzare una soluzione di tipo venezuelano. Capiremo nei prossimi giorni se riuscirà nel suo intento.
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