- Al-Qaeda sta intensificando gli attacchi nel Mali centrale per costringere i civili alla sottomissione, rafforzare le zone di supporto e ottenere più risorse per isolare le forze maliane nell’area.
- Dopo la morte di Abu Bakr al-Baghdadi nel 2019, l’Isis si è concentrata sempre più sulle sue province africane, comprese le filiali in Somalia, nella Repubblica Democratica del Congo, intorno al Lago Ciad e altrove nella regione del Sahel, che taglia in tutto il continente sotto il deserto del Sahara.
- Nella regione rimane molto attiva la Russia, interessata a collaborare con la neonata alleanza degli Stati del Sahel ed eludere così le sanzioni occidentali imposte a causa della guerra in Ucraina.
Lo speciale contiene tre articoli.
Il solco sempre più ampio tra l’Occidente e i Paesi del Sahel, in particolare Mali, Niger e Burkina Faso, sembra destinato ad approfondirsi ulteriormente. Negli ultimi tre anni, questi Paesi sono stati teatro di colpi di Stato che hanno destituito i rispettivi presidenti democraticamente eletti, portando al potere giunte militari chiaramente legate all’orbita russa. Dopo la formazione di una coalizione militare, le giunte militari a Bamako, Ouagadougou e Niamey sembrano ora orientate verso un’allocazione politica e monetaria. Il generale golpista nigerino Omar Abdourahamane Tchiani, salito al potere lo scorso 26 luglio con il colpo di Stato, ha dichiarato in un’intervista all’emittente nigerina Rts che oltre al settore della sicurezza, l’alleanza deve estendersi alla sfera politica e monetaria.
Questo annuncio segna un ulteriore distacco dei tre Paesi dalla Comunità economica dei Paesi dell’Africa occidentale (Cedeao), organizzazione regionale che li aveva sospesi a tempo indeterminato dopo i colpi di Stato. Tale allontanamento ha avuto inizio il 16 settembre, quando le giunte militari di Mali, Niger e Burkina Faso hanno creato l’Alleanza degli Stati del Sahel (Aes), un’iniziativa militare e diplomatica volta a garantire l’indipendenza da organizzazioni regionali o internazionali. Recentemente, i ministri degli Esteri dei tre Paesi hanno conferito una dimensione politica e diplomatica a questa coalizione, lavorando all’adozione di protocolli aggiuntivi, alla creazione di organi istituzionali e giuridici dell’Alleanza e alla definizione delle misure politiche e del coordinamento diplomatico
L’Aes, inizialmente concepita come un patto di difesa contro gruppi ribelli o jihadisti, ora mira a costituire un’effettiva unione economica e politica, contrapponendosi alla Cedeao, percepita dai golpisti come un’organizzazione ancora controllata dalla Francia e dai suoi alleati occidentali. Questo annuncio segue la conferma delle sanzioni alla giunta golpista del Niger da parte dei leader della Cedeao, dopo il rifiuto di rilasciare il presidente deposto Mohamed Bazoum. In un contesto di graduale allontanamento, le giunte militari di Mali e Niger hanno denunciato le convenzioni con la Francia per il superamento della doppia imposizione fiscale, sottolineando «il persistente atteggiamento ostile della Francia e il carattere squilibrato» di tali accordi. Questa decisione avrà serie ripercussioni per privati e imprese con attività tra questi Paesi e la Francia. La giunta militare del Niger ha anche annunciato la fine degli accordi di difesa e sicurezza con l’Unione europea, complicando ulteriormente le relazioni internazionali della regione. Sempre a proposito del Niger lo scorso 19 dicembre la Francia ha deciso di chiudere la propria ambasciata a Niamey ed entro il 25 dicembre tutto il personale civile e militare lascerà il Paese africano. La chiusura dell’ambasciata francese, una decisione molto rara, è un nuovo simbolo dell’affondamento di Parigi nel Sahel dopo i successivi colpi di Stato di Assimi Goïta in Mali nel 2020 (e 2021), di Ibrahim Traoré in Burkina Faso nel 2022 e Abdourahamane Tiani in Niger, nel 2023. A turno, e nel giro di pochi mesi, queste tre giunte hanno reciso ciascuna i propri legami con la Francia, in particolare per avvicinarsi alla Russia di Vladimir Putin.
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