Il patto con l’Albania è lo scacco matto ai tradimenti dell’Ue. E vale oro alle urne
Edi Rama e Giorgia Meloni (Ansa)
  • Se l’accordo sui clandestini reggerà, Giorgia Meloni avrà segnato un punto storico. Altrimenti sarà un’«arma» per le Europee.
  • Rispunta il grillino Roberto Fico: «Pura propaganda». Ma Matteo Piantedosi: «Procedure sicure».

Lo speciale contiene due articoli.

Roma chiama e Rama risponde: l’accordo tra Italia e Albania sull’immigrazione è una vera e propria genialata targata Giorgia Meloni, che resasi conto della totale incapacità dell’Europa di far seguire fatti concreti alla valanga di chiacchiere sull’argomento si è messa in proprio e ha convinto il collega e amico albanese Edi Rama a stipulare l’intesa annunciata l’altro ieri. Chi tra le opposizioni ha paragonato il patto di Valona, elaborato durante quei giorni di agosto che la Meloni trascorse ospite di Rama in Albania, al memorandum sottoscritto con la Tunisia, ha toppato clamorosamente: mentre a Tunisi la Meloni andò insieme con la presidente della Commissione Ue, Ursula von der Leyen, che sottoscrisse l’intesa con Kais Saied, un accordo quindi Europa-Tunisia, stavolta Giorgia ha fatto tutto da sola, rispolverando la tradizionale capacità diplomatica italiana e mettendo a frutto i buoni rapporti personali e politici con il primo ministro albanese.

Comunque vada sarà un successo, per un motivo estremamente semplice: se l’intesa andrà in porto (è il caso di dirlo) l’Italia avrà alleggerito la pressione dell’immigrazione clandestina senza dover dire grazie proprio a nessuno, se non ovviamente a Rama; se invece l’Europa dovesse mettersi di traverso, ostacolando l’accordo, allora Fratelli d’Italia avrà una formidabile arma propagandistica da usare in campagna elettorale per le Europee. Le prime reazioni che arrivano da Bruxelles, all’insegna del «dobbiamo approfondire la questione», sono l’ennesimo balbettio di una istituzione, l’Unione europea, che sta dando il peggio di sé in queste settimane di caos mondiale: ognuno va per conto suo, con la Von der Leyen che lavora per un nuovo mandato, i socialisti che cercano di metterle i bastoni tra le ruote, i singoli leader che utilizzano le dinamiche europee solo e soltanto in chiave di politica interna.

Manco a dirlo le opposizioni, in Italia, non perdono l’occasione per abbandonarsi a dichiarazioni e prese di posizione destinate a provocare un altro crollo di fiducia e consensi. Brilla per autolesionismo, indovinate un po’, il Pd. Ieri il capodelegazione dem a Bruxelles, Brando Benifei, ha addirittura presentato una interrogazione contro l’accordo, mettendosi sostanzialmente in una posizione platealmente anti italiana: «Il protocollo Italia-Albania», ha spiegato Benifei, «rischia di presentare gravi criticità in merito alla violazione di norme europee e internazionali che impongono lo sbarco in un porto sicuro più vicino, il diritto a chiedere protezione internazionale e le garanzie a tutela della libertà personale. La nostra delegazione», ha annunciato Benifei, «ha presentato un’interrogazione alla Commissione Europea per fare luce sulla compatibilità del protocollo con le norme Ue e il diritto internazionale. La Commissione faccia immediatamente chiarezza».

Se non ci fosse bisognerebbe inventarlo, Benifei, al quale auguriamo di cuore che la sua interrogazione finisca in un cestino. Immaginate solo per un momento se l’Europa bloccasse l’accordo per opera del Pd: le percentuali del partito scenderebbero a livelli renziani. Segna a porta vuota il capodelegazione di Fratelli d’Italia-Ecr al Parlamento europeo, Carlo Fidanza: «Il Pd annuncia un’interrogazione alla Commissione europea contro l’accordo Italia-Albania», commenta Fidanza, «ancora una volta la sinistra getta la maschera e si batte contro gli interessi nazionali. Nel farlo non ha riguardo non solo per gli italiani, che in stragrande maggioranza chiedono confini sicuro e meno immigrazione irregolare, ma nemmeno per un governo socialista come quello albanese di Edi Rama accusato, più o meno esplicitamente, di non garantire i diritti umani».

L’Albania non è certo un Paese che può essere considerato «non sicuro», non c’è alcun timore sul rispetto dei diritti umani, eppure c’è addirittura chi, come Riccardo Magi di Più Europa, con sprezzo del ridicolo (stra)parla di una «Guantanamo Made in Italy»: «La Guantanamo Made in Italy che Giorgia Meloni vuole costruire in Albania», strepita Magi, «è solo un’altra crudele mossa propagandistica del governo. Fallito il tanto sbandierato accordo con la Tunisia, ora vorrebbe inviare poco più di 30.000 migranti l’anno nei Cpr costruiti su territorio albanese. Considerato che dall’inizio del 2023 ad oggi sono arrivati quasi 150.000 persone, è evidente a tutti che Giorgia Meloni ci sta rifilando l’ennesima sola. L’Europa fermi questa follia della nostra premier». Magi tra l’altro si auto contraddice: da una parte farnetica di Guantanamo, dall’altra sostiene che i migranti che verranno portati in Albania sono troppo pochi rispetto a quelli che arrivano in Italia. Delle due l’una: o ci è, o ci fa. Siamo di fronte, come è evidente, a una vera e propria crisi isterica, in termini politici, che vede le opposizioni italiane togliersi finalmente la maschera e mostrare il loro vero volto, quello di chi lavora contro gli interessi nazionali pur di cercare (invano) di danneggiare il governo di centrodestra.

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