Israele prova a demolire i simboli del potere iraniano: pasdaran e carcere di Evin
(Getty Images)
  • Bombardati la prigione degli oppositori politici, una università e sei aeroporti. Gerusalemme torna a bersagliare anche il Libano. Galilea colpita da un missile.
  • Meloni: «Potremmo spostare l’ambasciata italiana da Teheran all’Oman». E su Gaza: «La legittima reazione al 7 ottobre ha assunto forme inaccettabili».

Lo speciale contiene due articoli.

È stata la giornata più difficile per Teheran, quella di ieri. L’Idf ha bombardato pesantemente la capitale iraniana, senza incontrare particolari resistenze dalla difesa antiaerea del regime, segno evidente che le operazioni dei giorni precedenti il bombardamento Usa sui siti nucleari iraniani avevano raggiunto l’obiettivo. «La strada per Teheran è stata spianata»: aveva detto lo scorso 14 giugno il capo di Stato Maggiore delle Forze di difesa israeliane (Idf), Eyal Zamir, che insieme al comandante dell’Aeronautica militare, Tomer Bar, aveva annunciato che i caccia israeliani avrebbero iniziato a operare «liberamente» nei cieli sopra la capitale iraniana. Le cose sembra stiano proprio così.

Ieri i caccia israeliani hanno colpito i simboli del regime degli ayatollah. È stato bombardato il famigerato carcere di Evin, nell’omonimo quartiere di Teheran. L’attacco ha preso di mira in particolare l’ingresso della prigione dove sono detenuti oppositori del regime, giornalisti, attivisti per i diritti umani. Il carcere è stato più volte oggetto di segnalazioni di organizzazioni internazionali per l’esecuzione di torture e le violazioni dei diritti umani. A Evin sono state imprigionare anche due italiane: la blogger Alessia Piperno, arrestata a Teheran il 28 settembre 2022 e rilasciata il 10 novembre dello stesso anno, e la giornalista Cecilia Sala, arrestata il 19 dicembre del 2024 con l’accusa di «violazione delle leggi della Repubblica islamica» e liberata dopo 20 giorni, grazie a uno scambio di prigionieri con l’ingegnere iraniano Mohammad Abedini. Secondo Afp, come riporta Askanews, la sezione femminile del carcere è stata danneggiata e alcune detenute sono rimaste ferite. «Il soffitto della sezione riservata alle prigioniere politiche», ha detto a Afp una fonte interna alla prigione, «è crollato a seguito dei bombardamenti israeliani. Si parla di concedere la libertà temporanea ad alcune di loro. Diverse sono rimaste ferite. Anche l’infermeria è stata parzialmente danneggiata». Secondo i media iraniani, la situazione a Evin sarebbe «sotto controllo».

L’aviazione israeliana ha colpito anche il quartier generale delle forze paramilitari Basij, la divisione per la sicurezza interna del Corpo delle Guardie della rivoluzione islamica (Irgc) e i centri di comando ideologico della Repubblica islamica. «L’esercito», ha detto ieri il ministro della Difesa di Tel Aviv, Israel Katz, «sta conducendo attacchi di potenza senza precedenti contro obiettivi del regime e delle agenzie governative nel cuore di Teheran». Ancora a Teheran, testimonianze locali riferiscono di un raid diretto contro la Shahid Beheshti University, nel nord della città, la stessa zona dove, in seguito a un attacco contro una centrale, è mancata l’energia elettrica per molte ore.

Non solo la capitale è stata martellata per tutta la giornata di ieri. L’Idf, secondo il Times of Israel, ha spiegato di aver attaccato sei aeroporti in tutto l’Iran. Secondo l’esercito israeliano, riporta l’Ansa, circa 15 jet ed elicotteri sono stati distrutti nell’Iran occidentale, orientale e centrale. «Circa 15 caccia dell’Aeronautica militare israeliana», si legge su una nota dell’Idf su Telegram, come riporta Nova, «guidati dalla Direzione dell’intelligence delle Forze di difesa, hanno completato una serie di attacchi estesi nell’Iran occidentale. Gli obiettivi colpiti comprendevano infrastrutture militari sotterranee, un sito di stoccaggio di missili e un sito di stoccaggio di droni appartenenti alle Forze armate iraniane. Inoltre, all’inizio della giornata, gli aerei dell’aviazione israeliana hanno colpito e neutralizzato lanciatori di missili pronti per essere lanciati verso il territorio israeliano nell’Iran centrale».

La tv di Stato iraniana ha riportato che circa 500 persone sono morte in Iran dall’inizio degli attacchi, e 3.000 sono rimaste ferite. Secondo le stime aggiornate di Human Rights Activists News Agency (Hrana), organizzazione non governativa indipendente iraniana che si occupa di diritti umani, invece, le vittime sarebbero 1.000. Ieri Israele ha attaccato anche il sito nucleare di Fordow, a sud di Teheran, già colpito dai bombardamenti americani di domenica. L’Idf ha confermato di aver attaccato ieri nuovamente anche siti militari nella disponibilità di Hezbollah nel sud del Libano

La risposta di Teheran non si è fatta attendere: sono stati lanciati, a ondate continue, decine di missili balistici verso Israele. Uno dei missili non è stato intercettato dalla difesa israeliana ed è caduto in Galilea. Fonti iraniane hanno inoltre riferito che la contraerea ha abbattuto un caccia F-35 israeliano a Tabriz, e che il pilota è stato catturato. Secondo la tv di Stato iraniana, un cittadino europeo è stato arrestato ad Hamedan, nell’ovest dell’Iran, per spionaggio a favore di Israele. Altre due persone, riporta l’Ansa, sarebbero state fermate per lo stesso motivo nella città occidentale di Kermanshah. Diverse schede sim e un’ingente somma di denaro sono state confiscate ai due iraniani. Ieri l’Idf ha fornito il bilancio aggiornato degli attacchi iraniani su Israele. L’Iran ha lanciato oltre 500 missili e più di 1.000 droni contro obiettivi civili in Israele, provocando l’evacuazione di oltre 15.000 persone dalle proprie abitazioni. Fino a ieri sera il bilancio delle vittime era di 24 civili uccisi e 1.361 feriti, dei quali 14 in gravi condizioni, 55 in condizioni moderate e 1.292 con ferite lievi.

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