L’Iran vacilla: «Zero attacchi con la tregua»
Ansa
  • Dopo le minacce, Teheran attende i colloqui di Ferragosto. Anche Sinwar sembra favorevole a un accordo. Mentre Meloni invita Netanyahu a trattare. Ben Gvir però sfila con 1.400 coloni sulla Spianata della moschee. Usa e Ue condannano la provocazione.
  • Hamas lancia razzi su Tel Aviv. L’Idf: «Uno caduto a Gaza, l’altro in mare». Poi annuncia: «Uccisi 100 terroristi».

Lo speciale contiene due articoli.

Così come la guerra in Ucraina, anche il conflitto in corso nella Striscia continua a essere imprevedibile. Il ministero degli Esteri iraniano ha dichiarato ieri che gli appelli di Francia, Germania e Gran Bretagna affinché Teheran si allontani dalle minacce di un attacco su larga scala contro Israele «mancano di logica politica e contraddicono i principi del diritto internazionale». Una volta lette le dichiarazioni dei funzionari iraniani gli israeliani hanno informato gli Usa e diversi Paesi europei che in caso di attacco risponderanno «con un’azione diretta sul territorio della Repubblica Islamica», sia che ci siano vittime israeliane o meno.

Secondo alcuni analisti, Gerusalemme andrebbe a colpire i siti dove l’Iran arricchisce l’uranio utile alla costruzione di ordigni nucleari e stavolta li raderebbe al suolo utilizzando le bombe anti bunker, meglio conosciute come bunker buster bomb, capaci di penetrare il sottosuolo per diversi metri per poi esplodere. In questo caso gli obiettivi della ritorsione israeliana sarebbero le centrali di Isfahan, Natanz, Fordo e Arak ma dirlo è un conto mentre farlo è un altro. Per percorrere i 2.000 chilometri necessari per raggiungere i siti nucleari in Iran, gli aerei israeliani avrebbero necessità del supporto degli Stati Uniti, in particolare per il rifornimento di carburante durante il volo. Tuttavia, l’amministrazione Biden ha dichiarato che non appoggerà un attacco diretto contro l’Iran. Israele ha comunque a disposizione altre opzioni in caso di attacco ritorsivo.

Ma torniamo al colpo di scena di ieri pomeriggio. Improvvisamente gli iraniani hanno fatto retromarcia attraverso tre funzionari che hanno affermato: «Solo un accordo di cessazione delle ostilità a Gaza, ai colloqui di Ferragosto, potrà impedire all’Iran di avviare una vendetta diretta contro Israele per l’uccisione del leader politico di Hamas, Ismail Haniyeh, nel suo territorio». La missione permanente dell’Iran presso le Nazioni Unite ha dichiarato che l’Iran non sta prendendo in considerazione (come scritto da alcuni media israeliani) l’invio di rappresentanti ai negoziati per il cessate il fuoco nella Striscia di Gaza: «Non abbiamo partecipato ai negoziati indiretti per il cessate il fuoco tra Hamas e il regime sionista, mediati dall’Egitto, dal Qatar e dagli Stati Uniti, e non abbiamo intenzione di partecipare a tali negoziati», ha dichiarato la missione.

Le sorprese però non sono finite: dopo qualche minuto un alto dirigente di Hamas ha dichiarato al giornale saudita Asharq: «Yahya Sinwar desidera fermare il conflitto e ottenere un cessate il fuoco nella Striscia di Gaza». Il capo dell’organizzazione jihadista avrebbe fatto sapere ai negoziatori che chiede a Israele di sospendere le operazioni militari nella Striscia e il ritiro dal corridoio Filadelfia come condizione per la sua partecipazione alle negoziazioni. Magari lo ha davvero detto ma di Sinwar si può dire tutto tranne che sia uno stupido, sa benissimo che gli israeliani non lo farebbero mai uscire vivo da quella stanza visto che è lui l’ideatore delle stragi del 7 ottobre 2023. Potrebbe partecipare in videoconferenza? Certo che sì ma un drone dopo averlo localizzato gli farebbe fare la fine del suo vice, Mohammed Deif, morto il 13 luglio a Rafah. A questo proposito si è appreso che anche lui come Haniyeh (tradito da due pasdaran che gli hanno messo una bomba sotto il letto lo scorso 31 luglio a Teheran) è stato «venduto» da un informatore palestinese che faceva da postino per Rafat Salameh, capo della Brigata Khan Yunis, morto insieme a Deif.

Nel pomeriggio il premier, Giorgia Meloni, ha avuto una conversazione telefonica con Benjamin Netanyahu, come comunicato da Chigi. Meloni ha espresso il forte desiderio di raggiungere un accordo per un cessate il fuoco duraturo a Gaza e il rilascio degli ostaggi, in conformità con la Risoluzione 2735 del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite, in vista dei negoziati del 15 agosto. Inoltre, il premier ha confermato il sostegno alla mediazione promossa da Usa, Egitto e Qatar. Pur riconoscendo il diritto di Israele all’autodifesa, Meloni ha evidenziato l’importanza di una de-escalation, in particolare lungo il confine israelo-libanese.

Infine, 1.400 coloni ebrei hanno invaso la Spianata delle moschee a Gerusalemme, dove si trova la moschea di Al Aqsa, terzo luogo sacro per l’islam, dove hanno pregato, nonostante sia vietato. Con loro, durante questa inutile provocazione, c’era il ministro della Sicurezza, Itamar Ben Gvir, sempre più fuori controllo. Netanyahu ha stigmatizzato il gesto con una nota: «L’impostazione della politica sul Monte del Tempio (la Spianata delle moschee per i musulmani) è direttamente soggetta al governo e al primo ministro e non esiste una politica privata di un ministro. Così è stato sotto tutti i governi israeliani». Anche il capo della politica estera dell’Ue, Joseph Borrell , ha bocciato l’iniziativa: «L’Ue condanna fermamente le provocazioni del ministro israeliano Ben Gvir che, durante la sua visita ai luoghi santi, ha sostenuto la violazione dello status quo». Dura anche la reazione statunitense. «È inaccettabile che Ben Gvir sia salito sulla Spianata delle moschee», ha commentato il vice portavoce del dipartimento di Stato Usa, Vedant Patel.

In questo quadro di incertezza, il segretario di Stato americano, Antony Blinken, ha fatto sapere che posticiperà il suo viaggio in Medio Oriente.


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