- Lo Stato simbolo dell’Ue rottama i suoi F 16. Ma non saranno i Dassault francesi o gli Eurofighter a sostituire i vecchi velivoli bensì gli F 35 americani. Emmanuel Macron rosica: «Scelta contro gli interessi continentali». È il de profundis per la difesa comune.
- Il procuratore belga Georges Gilkinet ha annunciato di aver aperto un’indagine per verificare in che mani sia finito il malloppo del dittatore libico rovesciato dall’intervento a guida francobritannica nel 2011.
Lo speciale contiene due articoli
I caccia multiruolo F 16 della Belgian Air Component, ovvero l’aviazione militare di Bruxelles, sono 54 e ormai tutti quasi quarantenni, quindi obsoleti. Saranno quindi ceduti e progressivamente sostituiti con aeroplani più moderni e dalle caratteristiche definite di «quinta generazione». Ma questi non saranno i Dassault Aviation Rafale che Emmannuel Macron aveva caldeggiato. E neppure gli Eurofighter Typhoon del consorzio Italia-Germania-Spagna-Regno Unito. Gli F 16 saranno invece rottamati per 34 nuovi velivoli multiruolo Lockheed-Martin F 35A Lightning II, alla faccia dell’europeismo e dell’ormai sempre più improbabile «difesa unica» proclamata dal presidente francese insieme con l’ormai pensionanda cancelliera tedesca Angela Merkel.
La squadra commerciale di Lockheed-Martin e lo staff forniture tattiche di Donald Trump hanno dunque finalizzato un lavoro cominciato tre anni orsono, annunciato il 17 marzo scorso e culminato il 25 ottobre con la comunicazione ufficiale dell’esclusione dei produttori europei in favore di quelli americani che fanno del piccolo regno europeo stretto tra Francia, Germania, Olanda e Lussemburgo, il cliente numero tredici del Joint Strike Fighter. E un cliente pregiato, visto che sborserà a Trump 6,65 miliardi di dollari entro il 2030, dei quali 4,3 per i velivoli e il resto per l’addestramento dei piloti e i programmi di manutenzione.
Ma il Belgio è anche lo stato che ha per capitale Bruxelles, sempre più un ventre molle dell’Unione europea che quindi per la sua difesa si affida agli amici statunitensi, come ha sempre fatto in passato e nel pieno rispetto delle richieste di Trump sull’innalzamento del contributo per rimanere nella Nato.
Seppure la flotta di velivoli di re Filippo sia stata progressivamente ridotta (erano 166 soltanto pochi anni fa, alcuni prodotti proprio su licenza Lockheed), la collaborazione in ambito militare tra le due nazioni vanta tradizioni risalenti a prima della seconda guerra mondiale.
Il ministro della Difesa belga Steven Vandeput ha dichiarato alla Reuters che il supercaccia americano ha superato gli altri pretendenti in ogni tipo di selezione tecnica e operativa, e che il piccolo Stato tra i fondatori dell’Ue sta investendo nella difesa cifre notevoli destinate anche all’acquisto di mezzi terrestri per altri 1,5 miliardi.
Un giro di parole per non dire che la scelta facilita l’interoperabilità della forza aerea con gli F 35A olandesi, consente una più semplice transizione dei piloti ora addestrati agli F 16 e infine consentirà un rapido adattamento degli aeroplani per il trasporto di armi nucleari qualora malauguratamente ce ne fosse bisogno.
Il primo ministro belga Charles Michel ha invece confermato che l’azienda americana e il dipartimento di Stato Usa hanno messo sul piatto sia la migliore offerta economica, sia ottime condizioni operative che porteranno l’aviazione di Bruxelles a costituire un valido partner della Nato nel cuore dell’Europa.
Per contro, se da una lato Michel ha dovuto ammettere che l’offerta francese non era chiara dal punto di vista economico e che nel momento di dare spiegazioni i francesi hanno preso tempo, dall’altra rifiuta di inquadrare questo contratto come un favore a Trump e una mossa contraria alla linea europeista per creare una Difesa unica.
Ma tant’è. Il colosso europeo Airbus Defence & Space, partner del consorzio Eurofighter, ha commentato: «Con rammarico apprendiamo la scelta belga, anche se conoscendo i legami industriali in ambito della difesa tra Belgio e Usa, dunque la notizia non ci meraviglia, e siamo convinti che il Typhoon sarebbe stata la scelta migliore». È l’ammissione di una sconfitta rispetto a un affare che avrebbe portato nelle casse almeno 5 miliardi di Euro e ne avrebbe generati altri 19 nell’indotto dell’economia di Bruxelles, in totale 24 miliardi.
L’Eliseo sconfitto ha diffuso questa nota: «La scelta del Belgio per gli F 35 invece che per velivoli europei va strategicamente contro gli interessi europei in tempi in cui l’Unione è chiamata ad aumentare i suoi sforzi di Difesa congiunta». Alludendo proprio al programma Future Combat Air System (Fcas), che Airbus e Dassault stanno delineando e che vedremo nei dettagli al salone aerospaziale di Parigi Le Bourget l’estate prossima.
Escluso il Belgio, gli altri dodici Paesi che hanno scelto il Joint Strike Fighter sono Australia, Canada, Corea del Sud, Danimarca, Giappone, Israele, Italia, Norvegia, Olanda, Regno Unito, Stati Uniti e Turchia. Si tratta del sistema d’arma più complesso mai realizzato e non privo di peccati di gioventù, come il problema tecnico che aveva causato una breve messa a terra dell’intera flotta dopo l’incidente avvenuto il 28 settembre scorso a un esemplare di F 35B presso la base aerea dei Marines di Beaufort, nella Carolina del sud, fortunatamente senza conseguenze per il pilota che aveva azionato il seggiolino eiettabile. Il provvisorio stop degli F 35 (una settimana), è stata una mossa precauzionale consueta nell’ambito dell’industria aerospaziale.
Sergio Barlocchetti
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