- Kingston potrebbe diventare indipendente da Londra nel 2025, dopo le forti tensioni tra i due Paesi su immigrazione e riparazioni per il regime di schiavitù del passato coloniale. Il calo del debito pubblico è reale, ma dipende da forti tagli alle risorse dello Stato. Che fatica sempre più a contrastare la dilagante criminalità.
- La cultura giamaicana del rastafarianesimo si intreccia con la storia coloniale italiana nella figura controversa di Marcus Garvey, tra i massimi ispiratori del culto di Hailé Selassié e dell’etiopismo. Ma prima del 1935 si dichiarò ammiratore di Mussolini e del fascismo.
Lo speciale contiene due articoli.
La Giamaica, stato insulare caraibico famoso per la musica e le spiagge, sembra deciso a tagliare definitivamente il labile cordone ombelicale che ancora lo tiene legato alla Gran Bretagna. Re Carlo III infatti è ancora formalmente capo dello stato e nomina un Governatore Generale che amministra l’isola. Entro il 2025 la Giamaica potrebbe diventare definitivamente una repubblica, passando sia dal parlamento che da un referendum popolare, il consenso politico a questa svolta epocale è pressoché unanime fra maggioranza ed opposizione, ma dietro questa mossa ci sono precise ragioni politiche. I rapporti fra la Giamaica ed il Regno Unito sono ai minimi storici per due ragioni: la prima è la ferrea restrizione dei visti d’ingresso, sia per turismo, sia per lavoro, dei giamaicani in Gran Bretagna, la seconda, molto più pregnante, riguarda le cosiddette riparazioni per il periodo della schiavitù, questione che peraltro è stata al centro di un recente incontro dei capi di stato dei Caraibi, nel quale è stata ribadita la necessità di affrontare una volta per tutte il tema, chiedendo un vertice con le nazioni europee. Questa richiesta, oltre alle scuse ufficiali che la Gran Bretagna ha sempre rifiutato di fare, prevede anche la cancellazione del debito e una riduzione importante dei rapporti commerciali privilegiati. La situazione economica dell’isola caraibica resta comunque molto complessa segnata da una scarsa crescita economica e un alto tasso di criminalità. L’economia giamaicana dipende soprattutto dalle esportazioni di bauxite e dal turismo, ed è minacciata dalle fluttuazioni dei prezzi delle materie prime. Negli ultimi dieci anni, tuttavia, il paese è riuscito a dimezzare il rapporto tra il Pil e il debito pubblico, passando dal 147 per cento del 2012 al 73 per cento di oggi. L’abbattimento del debito non è dovuto alla crescita economica, stabile intorno all’1%, ma a forti tagli delle spese ed un sostanzioso aumento della tassazione. Questa politica di austerità ha avuto un ampio consenso politico, ma le conseguenze di questo piano si sono fatte sentire. Tutto il settore pubblico dalla magistratura alla polizia hanno scarsi finanziamenti per combattere la criminalità dilagante, così come la scuola e la sanità che hanno chiuso diversi centri. Anche i fondi di emergenza per i disastri naturali che spesso colpiscono l’isola sono stati sensibilmente ridotti e la Banca Mondiale ha sottolineato che queste politiche d’austerità e la mancanza d’investimenti pubblici hanno frenato la crescita del paese. Nonostante una situazione piuttosto complicata qualche risultato nella lotta al crimine si vede e la polizia ha diramato dei dati incoraggianti. Gli omicidi sono calati del 16%, numeri sempre alti con 784 vittime ogni anno, più di due omicidi al giorno. Le rapine sono scese del 15%, mentre gli stupri del 32%, ma la corruzione resta un fattore determinante. Una situazione comunque lontana dagli anni ’70 quando Bob Marley riuscì a riunire sul palco di un suo concerto a Kingston i due leader politici dell’epoca Michael Manley, del People’s National Party, e il suo avversario, Edward Seaga, del Jamaican Labour Party che avevano scatenato un conflitto paramilitare urbano. Nonostante i problemi la Giamaica resta fortemente attenzionata da Washington che in primavera ha inviato il Segretario di Stato Marco Rubio in visita ufficiale che ha incontrato il Primo ministro Andrew Holness. Il responsabile della politica estera di Trump ha sottolineato l’importanza degli storici rapporti fra Stati Uniti e Giamaica e di quanto la comunità giamaicana sia parte integrante della società americana ormai da decenni. Nel bilaterale Marco Rubio ha poi affrontato la questione dei dazi, sottolineando come potrebbero essere una grande occasione per l’economia caraibica che ha nell’export verso gli Usa una parte preponderante della sua bilancia commerciale. In questo tour ai Caraibi che oltre alla Giamaica, prevedeva le Barbados, Trinidad e Tobago, St. Vincent e Grenadine e Haiti, Rubio non è però riuscito ad annullare l’accordo fra le isola e Cuba per una partnership sanitaria. Questi paesi hanno difeso il programma concordato con l’Avana, che dal Covid in poi, si è rivelato insostituibile nel sostenere servizi sanitari scadenti, o addirittura inesistenti come ad Haiti. Anche la questione del petrolio del Venezuela non è stata affrontata e per la Giamaica è stato un sollievo visto che il 70% della sua fornitura arriva proprio da Caracas. Gli Stati Uniti vogliono rafforzare la loro presa sul Caribe blandendo e minacciando i governi locali che negli ultimi anni hanno rafforzato la cooperazione, ma che restano molto legati agli Usa.
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