- Macron prova ad accreditarsi come leader europeo con l’America. Ma l’incontro dei volenterosi alla presenza di Rubio non dà risultati. Gli ucraini accusano Mosca di ricevere aiuti dalla Cina. Il tycoon: «Muoiono 2.500 persone al giorno: ora basta».
- Domani a Roma il vertice Iran-Stati Uniti. «New York Times»: «Donald fermò Bibi».
Lo speciale contiene due articoli.
A Parigi ieri si sono intensificati i colloqui per cercare una soluzione diplomatica alla guerra in Ucraina, ma dal vertice dei cosiddetti «volenterosi» è emerso ancora una volta come l’Occidente si trovi nuovamente a fare i conti con l’impasse di un processo di pace che non riesce a fare progressi concreti.
Nella capitale francese, la coalizione capitanata da Emmanuel Macron si è riunita per discutere di un piano di pace e rilanciare l’ipotesi ambiziosa ma divisiva di una forza multinazionale da schierare in Ucraina per garantire sicurezza e avviare un cessate il fuoco. Proposta che, tuttavia, non ha trovato un consenso unanime, né all’interno dell’Europa né tra gli alleati americani. Alla riunione che si è svolta all’Eliseo hanno preso parte rappresentanti di Regno Unito, Germania, Ucraina e – per la prima volta in questa cornice – due figure vicine a Donald Trump, il senatore Marco Rubio e l’inviato speciale Steve Witkoff. La loro presenza segna la volontà americana di mantenere aperto il canale con l’Europa, ma arriva in un clima tutt’altro che unitario in cui si susseguono dichiarazioni di intenti, proclami che puntano alla pace, ma che nei fatti non hanno ancora prodotto risultati tangibili.
La Russia ha fatto sapere di considerare l’iniziativa franco-britannica come il tentativo europeo di prolungare la guerra e ha bollato il vertice di Parigi come «folle». A entrare nel merito è stata la portavoce del ministero degli Esteri, Maria Zakharova: «Il piano della coalizione dei volenterosi per un contingente multinazionale di pace in Ucraina è folle». Zakharova che ha inoltre posto l’accento sulle divisioni all’interno dell’asse occidentale: «La maggior parte dei membri della coalizione dubita della fattibilità di questo intervento militare senza il sostegno degli Stati Uniti. E Washington non sarà ancora coinvolta in una simile avventura». Anche l’ex presidente russo e attuale numero due del Consiglio di sicurezza nazionale, Dmitry Medvedev, con il suo consueto sarcasmo, ha tuonato: «Apparentemente il vertice della cricca fascista dell’Ucraina è arrivato a Parigi per colloqui con Regno Unito, Germania e Francia su quante bare saranno pronti ad accettare dopo lo schieramento di truppe della coalizione dei volenterosi». Cremlino che, attraverso le parole del portavoce Dmitry Peskov, ha ribadito con forza le sue condizioni per raggiungere un accordo: la pace passa solo attraverso i colloqui diretti con Washington e prevede il riconoscimento delle quattro regioni occupate – Donetsk, Lugansk, Kherson e Zaporizhzhia – come parte integrante della Russia. Dal consigliere di Vladimir Putin, Yuri Ushakov, è filtrata invece la notizia secondo cui Mosca e Washington starebbero lavorando a una nuova telefonata tra lo zar e Trump: «Se ne sta discutendo, ma non c’è ancora un’intesa», ha detto Ushakov.
E mentre a Parigi si è discusso ancora una volta di escalation militare sotto l’etichetta della pace, a Washington Trump ha incontrato Giorgia Meloni accogliendola come «una grande leader» e annunciando di voler lavorare con lei per porre fine alla guerra: «Muoiono 2.500 persone al giorno in Ucraina. Se possiamo salvarle insieme sono felice», ha detto il tycoon a margine dell’incontro con il premier italiano. Una dichiarazione che potrebbe avere il sapore della beffa diplomatica per i volenterosi macroniani, ancora alle prese con riunioni interlocutorie e proposte respinte. Macron, a conclusione del vertice – a cui hanno partecipato tra gli altri il consigliere per la sicurezza nazionale della Gran Bretagna, Jonathan Powell, l’omologo tedesco, Jens Plotner, il capo di gabinetto ucraino, Andriy Yermak, e i ministri degli Esteri e della Difesa di Kiev, Andriy Sybiha e Roustem Umerov – ha detto che l’incontro tra le delegazioni di Stati Uniti, Unione europea e Ucraina è stato «un’importante opportunità per raggiungere un consenso sul conflitto in corso». Al momento però, l’unica certezza è che, al netto delle dichiarazioni, il conflitto continua: a Dnipro i droni russi hanno ucciso tre civili, a Zaporizhzhia le truppe di Mosca hanno lanciato un’offensiva su larga scala inviando 320 caccia e decine di mezzi di equipaggiamento.
Volodymyr Zelensky, che ha esortato la comunità internazionale a «fare pressione sugli assassini» e a porre fine a una guerra che «solo la forza può fermare», ha lanciato una stoccata a Witkoff, accusandolo di aver adottato la strategia russa e di difendere le narrazioni di Mosca. Nonostante il voto contrario degli Stati Uniti alla risoluzione dell’Assemblea generale dell’Onu che condanna l’aggressione russa, il leader ucraino si è detto pronto a firmare con Washington il discusso accordo sulle terre rare (confermato ieri anche da Trump) e, contestualmente, ad acquistare almeno dieci sistemi di difesa aerea Patriot. Infine, ha acceso un nuovo allarme su una possibile collaborazione militare tra Pechino e Mosca: «Riteniamo che rappresentanti cinesi siano coinvolti nella produzione di alcune armi sul territorio russo».
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