• Alla vigilia delle elezioni in Cile, la sinistra radicale del presidente Gabriel Boric è in crisi. Osteggiato da Trump, il governo di Santiago ha fatto impennare il debito pubblico negli ultimi anni dopo essere stato per anni la guida del capitalismo sudamericano. E Pechino ha forti mire sulle terre rare che abbondano nel Paese.
  • La saga della famiglia Alessandri. Il capostipite Pietro emigrò dalla Toscana dopo i moti del 1820-21, fondando una dinastia che diede al Cile due presidenti e dominò per decenni la politica nazionale.

Lo speciale contiene due articoli.

La presidenza di Gabriel Boric verrà ricordata in Cile come una delle più deludenti della storia repubblica. Il governo di questo giovane presidente, salito al potere nel 2022, ha spostato il paese sudamericano fortemente a sinistra seguendo i dettami di Apruebo Dignidad (AD), la coalizione che lo ha portato al palazzo della Moneda. Questa coalizione politica è formata principalmente dal Partito Comunista e da Convergencia Social, un movimento progressista ecologista e libertario. Il 19 novembre il Cile però tornerà ad elezioni e la vittoria sembra contesa fra due esponenti di destra. Il fronte progressista ha deciso addirittura di candidare Jeannette Jara, militante del Partito Comunista che ha trionfato alle primarie con il 60% dei voti, superando l’ex ministra dell’Interno Carolina Tohá, socialdemocratica più moderata che era inizialmente ritenuta la favorita, e Gonzalo Winter, il candidato del partito di Boric. Una svolta ancora più a sinistra che radicalizza il paese schiacciandolo verso una politica estera limitata e punitiva. È la prima volta che i comunisti riescono ad ottenere la candidatura e vista la loro posizione questo non appare così strano. ll Partito Comunista del Cile si definisce di ideologia marxista-leninista, continua a sostenere la lotta di classe e a mantenere rapporti con il Partito Comunista della Corea del Nord, un autentico paria internazionale. Jeannette Jara ha provato ad ammorbidire la posizione del suo partito prendendo molte posizioni personali differenti e arrivando a dichiarare Nicolas Maduro un dittatore, ma è sembrato soltanto un tentativo per non spaventare i moderati dell’ala progressista. La sinistra paga anche l’enorme delusione dell’inconcludente governo Boric che non ha rispettato praticamente nessuna delle tante promesse elettorali. Santiago aveva rafforzato i rapporti con il Brasile di Lula per una scelta politica del suo presidente, raffreddando fortemente le relazioni con l’Argentina di Milei. Il Cile aveva anche iniziato un forte avvicinamento ai Brics e Boric aveva anche entusiasticamente partecipato al vertice Cina-Celac (Comunità degli Stati dell’America Latina e dei Caraibi), sposando anche il progetto della Via della Seta. Le relazioni con Pechino ed il Brasile erano state quelle più forti durante la presidente attuale, ma era stato soprattutto il netto allontanamento dagli Stati Uniti a caratterizzare la politica estera di Boric. Lo scontro fra il presidente cileno e Donald Trump è stato continuo e Boric ne ha fatto un caposaldo della sua proiezione internazionale. Ma la linea voluta dal presidente cileno in pochi anni ha messo in crisi la più florida economia del continente sudamericano. Il Cile è stato a lungo considerato il paese modello del capitalismo in salsa sudamericana con un crescita costante ed una disoccupazione in continua decrescita. Basti pensare che nell’Indice di Sviluppo Umano del 2022, il Cile si era classificato al primo posto tra tutti i paesi dell’America Latina, mentre nell’Indice di Libertà Economica della Heritage Foundation sempre del 2022, Santiago occupava il ventesimo posto a livello globale, davanti agli Stati Uniti e al Regno Unito. Nonostante i dati economici positivi nel 2019 c’erano state imponenti manifestazioni di piazza che avevano portato alla vittoria Gabriel Boric che aveva promesso la fine del neoliberismo. La retorica contro il capitalismo e le classi più abbienti da parte dei partiti di sinistra avevano fatto trionfare questo outsider che aveva promesso una specie di rivoluzione. Durante il suo governo il debito pubblico è passato dal 28% del PIL nel 2020 al 45,3% nel 2024, mentre la spesa pubblica è aumentata del 65% per una serie di opere, molte della quali lontane dalla loro reale realizzazione. Ma la vera forza economica restano le enormi riserve minerarie di litio, il cosiddetto “oro bianco”. Il Cile è infatti inserito nel cosiddetto «Triangolo del litio», un’area di circa 400.000 chilometri quadrati, divisa fra Argentina e Bolivia e che contiene oltre il 60% delle riserve globali di litio, con il Cile che ne ha circa il 70% del totale. Santiago è anche il principale produttore ed esportatore mondiale di rame, soprattutto in Asia ed Europa. Litio e rame sono due minerali che avranno un utilizzo crescente da qui al 2040, decuplicando il loro utilizzo nell’industria. La Cina è particolarmente interessata a queste risorse minerarie, soprattutto al litio, determinante per la transizione energetica ed ha già firmato una serie di accordi governativi che adesso potrebbero essere totalmente rimessi in discussione dal nuovo presidente.

Da non perdere

Iran e Usa, nuovi colloqui a Doha su Hormuz
Mondo

Iran e Usa, nuovi colloqui a Doha su Hormuz

A detta di Trump si svolgeranno oggi in Qatar «i colloqui voluti dal regime». Secondo Axios si tratterebbe di vertici separati tra i tecnici nemici e i mediatori del Paese del Golfo e del Pakistan. Gli ayatollah frenano: «Nessun meeting con la Casa Bianca».

«Accordo Israele-Libano». Hezbollah dice no
Geopolitica

«Accordo Israele-Libano». Hezbollah dice no

Siglato un patto quadro che però non piace ai filo-iraniani. Il presidente Aoun ha anche accolto con favore la guida di Italia e Francia nella coalizione post-Unifil. I media d’Oltralpe traducono male le parole di Meloni per metterla contro Le…