- Nel totale riserbo negli scorsi giorni alcuni alti funzionari dell’amministrazione Biden hanno incontrato a Kabul i vertici dei Talebani. Si è trattato del primo incontro da quando il leader di al-Qaeda Ayman al-Zawahiri è stato ucciso dagli Stati Uniti nel suo appartamento a Kabul alla fine di luglio.
- Intanto al-Qaeda è alle prese con la successione di al-Zawahiri. Il nome nuovo è quello del medico afghano Amin Muhammad Ul Haq Saam Khan, classe 1960, che in precedenza era a capo della Guardia Nera di Osama bin Laden.
Lo speciale contiene due articoli.
Secondo quanto emerso l’amministrazione americana ha inviato nella capitale afghana David Cohen, vicedirettore della Cia, e Tom Westun, alto funzionario del Dipartimento di Stato e responsabile per l’Afghanistan.
Ai colloqui ha partecipato anche il capo dell’intelligence afghana, Abdul Haq Wasiq. Dopo che al-Zawahiri è stato incenerito dai missili Hellfire sulla terrazza dell’appartamento di Kabul dove aveva trovato rifugio, gli Stati Uniti hanno accusato i Talebani «di una chiara e palese violazione dell’accordo di Doha», voluto a tutti i costi dall’amministrazione Trump, che si era detta convinta che i Talebani non avrebbero ospitato terroristi se le forze statunitensi si fossero ritirate dall’Afghanistan, cosa che poi hanno fatto ad agosto 2021. In particolare i funzionari americani hanno accusato i leader Talebani della Rete Haqqani di aver protetto al-Zawahiri, mentre i Talebani hanno condannato con rabbia l’operazione. Nonostante le accuse i Talebani e gli Stati Uniti hanno continuato a mantenere rapporti compresa la negoziazione per il rilascio dell’ingegnere statunitense Mark Frerichs che è stato scambiato con Haji Bashir Noorzai, un importante leader tribale afghano che era stato condannato all’ergastolo negli Stati Uniti nel 2008 per aver preso parte a una cospirazione internazionale per il traffico di stupefacenti. Il suo rilascio dopo più di due anni di prigionia, avvenuto anche con l’aiuto del Qatar, è stato utilizzato dalla propaganda talebana come una grande vittoria simbolica e un segno della lealtà dei Talebani nei confronti dei loro sostenitori. Attualmente un altro americano, un regista di nome Ivor Shearer, è attualmente trattenuto dai Talebani dopo essere stato arrestato con il suo produttore afgano, Faizullah Faizbakhsh, durante le riprese nell’area in cui al-Zawahiri è stato ucciso, secondo il Comitato per la protezione dei giornalisti. Secondo quanto riferito, Shearer era stato convocato più volte dai Talebani per essere interrogato prima del suo arresto.
I Talebani non hanno più il controllo del Paese
Sebbene i Talebani mantengano solidi legami con al-Qaeda, stanno affrontando un’insurrezione proveniente dalla propaggine dello Stato Islamico nota come Isis-Khorasan. Il gruppo prende regolarmente di mira le moschee della minoranza etnica sciita degli Hazara, i leader locali dei Talebani, ufficiali dell’esercito e funzionari di polizia. Gli attacchi sono ormai quotidiani e avvengono in tutte le 34 provincie afghane. Secondo Beth Sanner, ex vicedirettore dell’intelligence nazionale e oggi collaboratore della Cnn: «I Talebani stanno lottando per prevenire gli attacchi dell’Isis-K, che li fanno sembrare agli occhi della popolazione incapaci, ed in particolare a Kabul». Una lotta, visti i risultati, che non sta avendo alcun successo. Lo stesso si può dire della drammatica situazione economica e sociale nel quale l’Afghanistan è di nuovo sprofondato con i Talebani al potere. Il mese scorso l’amministrazione Biden ha annunciato di aver istituito un «Fondo afghano» da 3,5 miliardi di dollari con il denaro afghano congelato per promuovere la stabilità economica. I fondi devono ancora essere rilasciati perché gli Stati Uniti «non credono che ci sia un’istituzione fidata per garantire che i fondi andranno a beneficio del popolo afghano». Sarà invece amministrato da un organismo esterno, indipendente dai Talebani e dalla banca centrale del Paese. I funzionari dell’amministrazione Usa hanno anche ripetutamente sollevato la situazione delle donne e delle ragazze nelle loro conversazioni con i Talebani. Il mese scorso il relatore delle Nazioni Unite per i diritti umani in Afghanistan, Richard Bennett, ha definito «sbalorditiva la regressione di donne e ragazze nella società afghana. In nessun altro paese donne e ragazze sono scomparse così rapidamente da tutte le sfere della vita pubblica». Ma per Bennett: «Nonostante ciò, donne e ragazze rimangono in prima linea negli sforzi per mantenere i diritti umani e continuano a chiedere responsabilità».
Ma cosa si sono detti il vicedirettore della Cia David Cohen e il capo dell’intelligence afghana, Abdul Haq Wasiq? Impossibile avere certezze, tuttavia, è logico pensare che Cohen abbia ribadito che gli Stati Uniti continueranno a colpire in Afghanistan se avranno le prove che il regime dei Talebani continuerà a proteggere i membri di al-Qaeda in Afghanistan che stanno sostenendo operazioni che minacciano gli Stati Uniti o i loro alleati. Inoltre i due avranno parlato dell’Isis-K che ora rappresenta una minaccia interna per l’Afghanistan e per Talebani, ma che presto potrebbe avere le risorse per tentare di prendersi Kabul o altre zone del paese visto che i Talebani non sono in grado di contenerli. A proposito di questo l’Isis-K ha affermato lo scorso 27 ottobre che un suo commando ha attaccato a Herat un autobus che trasportava membri della brigata al-Farooq e secondo fonti locali sei uomini della milizia talebana sono morti. Questa brigata prende il nome dal campo di addestramento talebano e di al-Qaeda di al-Farouq, chiamato anche Jihad Wel al-Farouq , vicino a Kandahar (Afghanistan). Secondo gli analisti dell’intelligence statunitense il direttore del campo di al-Farouq era il saudita Abdul Quduz, che fu poi uno dei comandanti della battaglia di Tora Bora (6 -17 dicembre 2001).
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