Il report sull’aborto trucca i dati sui rischi
  • La relazione del ministero della Salute, relativa al 2019, non dichiara alcun incremento tra gli effetti avversi della pillola Ru486. Ma spulciando i numeri si scopre che le complicanze sono cresciute del 2% e risultano dieci volte quelle dell’interruzione chirurgica.
  • A San Marino l’esito referendario potrebbe essere l’ultimo colpo al ruolo maschile nella genitorialità.

Lo speciale contiene due articoli.

«Inutile e fuorviante» la relazione annuale del ministero della Salute al Parlamento sull’applicazione della legge 194/1978. È questo il parere di chi si è preso la briga di leggere il testo e le tabelle del documento che preme l’acceleratore sull’aborto farmacologico sostenuto dal ministro Roberto Speranza perché in grado di sbrigare, tra le mura domestiche, la pratica di eliminare una vita umana. Attenendosi ai dati del documento ministeriale, senza addentrarsi in temi etici, si scopre paradossalmente che il metodo farmacologico non è così sicuro come si vorrebbe far credere perché ha 10 volte le complicanze di una interruzione volontaria di gravidanza (Ivg) ospedaliera. Questa però non è l’unica cosa che non torna.

Certo, nel 2019 il numero degli aborti, in Italia, sarà anche diminuito (-4% rispetto al 2018), la procedura farmacologia interesserà un caso su quattro (24,9%) e la contraccezione di emergenza si sarà anche stabilizzata su circa 550.000 confezioni l’anno, ma nelle 99 pagine del report ci sono dati nel testo che non si ritrovano nelle tabelle o sono incoerenti, pezzi copiati e incollati da report precedenti che portano a conclusioni sballate, senza contare che sono quasi triplicati i dati non rilevati. «Ho notato il numero di 5.180 ricoveri di due giorni – il ricovero segnala una complicanza nella procedura – ma nella tabella riassuntiva (n. 27 a pag 92) ho trovato solo 411 complicanze complessive a fronte di 4.148 dati non rilevati», spiega Angelo Francesco Filardo, ginecologo, vice presidente nazionale dell’Associazione dei ginecologi e ostetrici cattolici (Aigoc). «Come è possibile», si domanda il medico, «che in una cartella clinica non vengano riportati questi dati?».

Il dubbio sul fatto che i valori non rilevati possano essere stati eliminati si ricava anche solo osservando che, proprio per indicatori come il numero delle complicanze, il tipo di intervento e la durata delle degenze, siano triplicati i dati non rilevati rispetto al 2018. «Un po’ di attenzione e di rispetto per i destinatari e i lettori», osserva Filardo, «avrebbe indotto i curatori dell’estensione della relazione per lo meno a sommare le 979 complicazioni totali delle Ivg farmacologiche sparse tra pag 53 e 55, alle 411 complicazioni totali riportate nella tabella 27».

Meno complicanze ci sono e più si può procedere sicuri, avranno probabilmente pensato al ministero, ma non hanno riletto il testo, a quanto pare. Proprio sul tanto osannato metodo farmacologico, leggendo con attenzione, si scopre che le complicanze sono in aumento (+2%) e dieci volte di più rispetto all’Ivg chirurgica. «Confrontando la precedente relazione ministeriale – sempre firmata dal ministro Speranza – oltre al fatto evidente che una buona parte della relazione è fatta con un copia e incolla dal report del 2018», racconta l’esperto di Aigoc, «è chiaro che nelle Ivg farmacologiche – RU486+prostaglandine e un altro 2,9% di farmacologiche di cui non si hanno informazioni – nel 2019 le complicazioni immediate sono aumentate del 2%». Il testo registra delle percentuali sugli effetti avversi che, a una lettura frettolosa, fanno pensare a un calo (94,6% nel 2019 e 96,5% nel 2018). In realtà il dato è riferito ai casi di cui «non sono state riportate complicanze immediate». Tradotto, quindi, per differenza, nel 2019 sono stati segnalati il 5,5% dei casi contro il 3,5% del 2018: + 2%. Tutto questo, con buona pace del testo che segue, a pag. 53, copiato e incollato dal report del 2018, che non registrava l’incremento dei problemi, dopo la pillola abortiva. «Ma la cosa più sorprendente – aggiunge Filardo – è che nella tabella 27, il numero totale delle complicazioni riportate, 411, sono pari a 5,61/1.000 Ivg, che è nettamente inferiore alle 979 registrate nelle 17.799 Ivg farmacologiche, pari a 55,0/1.000 Ivg farmacologiche. Le complicazioni immediate registrate in 17.799 Ivg con pillola abortiva sarebbero dieci volte superiori a quelle registrate in tutte le 73.207 Ivg fatte nel 2019». Quanto fin qui descritto, «dimostra che le basi scientifiche su cui il ministro Speranza ha posto fiducia per emanare le linee di indirizzo sulla interruzione volontaria di gravidanza con la pillola abortiva Ru486 (mifepristone) e prostaglandine non sono scientificamente fondate», commenta il medico di Aigoc. Lascia stupefatti l’arrogante sciatteria e superficialità con cui si scrivono e avvallano documenti su cui il Parlamento si basa per legiferare su questioni delicate come l’aborto. L’intento a rendere sempre più rapida e indolore l’eliminazione di una vita è anche nel «notevole, costante ed inspiegabile aumento, delle procedure d’urgenza previste per l’Ivg dopo il limite di 12 settimane», spiega Filardo. «Adesso si fanno anche alla settima settimana per poter prendere la pillola entro le 9 previste per l’aborto farmacologico». Nel 2019 il 23,5% delle Ivg sono state fatte d’urgenza. In alcune regioni italiane la percentuale è ancora più alta della media nazionale. Oltre il 40% in Lazio, Piemonte e la Puglia che ha il 45.1% in urgenza, ma nel 44% i dati non sono rilevati.


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