- I primi passi del premier iberico riportano indietro il Paese. Immigrazionismo e antifranchismo sono la bussola del governo.
- L’Ue a due facce prepara il vertice sui migranti. Per Parigi siamo «vomitevoli» anche se il ministro Gérard Collomb applica il pugno di ferro. Berlino fa lo stesso e schiera Hans Eckhard Sommer.
- Roberto Saviano ha tenuto una lezione a favore della legalizzazione della marijuana in un liceo. Sulle conseguenze della cannabis e sulle vittime degli stranieri però dimostra di non sapere nulla.
Lo speciale contiene tre articoli
Quasi non bastassero Emmanuel Macron e Angela Merkel, ora a incrementare il tasso di antipatia dei governi europei si è aggiunto pure il neopremier spagnolo Pedro Sánchez. Alla prima uscita – in margine al vertice europeo sull’immigrazione – ha subito bollato gli italiani come «antieuropei ed egoisti», sostenendo di voler creare «un esclusivo asse ispano-franco-tedesco». Perciò ha allungato grandi sorrisi a Francia e Germania (i sorrisi da rotocalco assieme alle pose etiche sono il cuore della politica socialista di Sánchez). Che il suo governo sia di minoranza (con appena 84 seggi su 350, cosa che comporterà una continua questua di voti) e che il ministro dell’Economia – Nadia Calviño – sia per curricolo una ligia creatura comunitaria, sono per lui dei trascurabili dettagli.
Se dunque in Europa l’esordio è a dir poco improvvido e irreale, sul fronte interno non è da meno. La prima idea di Sánchez per una nuova Spagna consiste nel rimuovere la salma di Francisco Franco dalla Valle de los Caídos, il vasto complesso architettonico religioso in memoria della guerra civile spagnola. Sánchez vorrebbe riadattare quel luogo, quasi fosse un monolocale, per trasformarlo in un solenne monumento all’antifranchismo (storicamente sarebbe come voler adibire il Colosseo a chiesa cristiana). Ma il neopremier non si ferma qui: vuole pure l’istituzione di una commissione per «la verità sul franchismo», nonché l’introduzione nel codice penale del reato di «apologia del falangismo».
Gli inciampi però, oltre ai numeri in Parlamento, sono tanti: l’area e gli edifici della Valle sono di proprietà della chiesa cattolica (con cui Sánchez, ateo e irreligioso, non fila); a voler inumare lì il Caudillo fu l’ex re Juan Carlos I; inoltre cancellare la storia del franchismo dalla Spagna, addirittura volerla incriminare, significa di fatto cancellare e incriminare mezza Spagna, corona inclusa. Non basta ramazzar via spagnolescamente un mucchietto d’ossa, facendolo sparire sotto il tappeto, come pensa Sánchez, per far i conti con il fascismo. Noi italiani lo sappiamo.
Sicché quello del neopremier pare in realtà un proclama a perdere. È lo stile di Sánchez. Il nuovo bello e possibile della politica europea (Le Monde l’ha definito «il Cary Grant latino») è un gran furbastro, attento a massimizzare l’eco dei media. L’ha dimostrato appena insediato con il gesto – da sborone – con cui ha accolto la nave Aquarius, nonché poco prima varando un governo di donne (mossa astuta in tempi di Me too e femminismo coatto). Si può esser certi che in futuro Sánchez procederà allo stesso modo, cioè a colpi di trovate vistose e inconcludenti (forse la prossima sarà l’abolizione delle fiestas de toros giusto per far felici gli animalisti a dispetto di secoli di tradizione).
La sua politica riparte esattamente da dove José Luis Zapatero aveva lasciato. Ve lo ricordate Zapatero? Il dolce bambi dagli occhi azzurri (i maligni però ci vedevano Mr. Bean) come finì? A furia di voler trasformare la Spagna in un’Ibiza lassista e pansessuale quasi la mandò sul lastrico peggio della Grecia.
Comunque gli spagnoli d’oggi sembrano aver sviluppato qualche anticorpo in più verso questi estrosi sinistrati di sinistra. La cosa divertente infatti è che sfogliando i giornali ispanici (da Abc a La Vanguardia), intenti a riportare la dichiarazione di Matteo Salvini – il quale sui migranti aveva detto «charlatánes» a Sánchez e Macron – ebbene, pur criticandone i modi poco istituzionali, nel merito e dati alla mano, danno ragione al nostro ministro. Implicitamente riconoscono che quello del governo spagnolo con l’Aquarius, quanto a numeri d’accoglimento, è stato solo un bel gesto. Se – invece di quei quattro gatti sull’Aquarius – la Spagna iniziasse a sobbarcarsi gli arrivi sostenuti dall’Italia in qualche mese, il bel Sánchez andrebbe politicamente a gambe all’aria. Perché tale è il sentimento – di puro buon senso – di tutti i popoli europei, di là dai buonismi e dalle fantasticherie dei politici alla Sánchez. Chi non lo capisce, perde voti.
Nonostante ciò (o forse in ragione di ciò), la sinistra italiana, di cui sono noti autolesionismo e pochezza di personalità, si è già innamorata di Sánchez, tanto da elevarlo a modello. A imitare lo spagnolo sta pensando il reggente Pd Maurizio Martina (il quale però, più che un Cary Grant della politica, pare Lurch il maggiordomo della famiglia Addams). Ma soprattutto ci sta pensando Matteo Renzi. Per rilanciare una carriera politica ormai allo sbando, Renzi ha accantonato l’esempio del tignoso Macron (il quale piccinamente esige il saluto militare persino dai ragazzini) per darsi a el guapo Sánchez. Dopotutto – argomenta tra sé Renzi – «guapo» in italiano si traduce anche con «bullo». È proprio vero: quando si è al lumicino ci si accontenta davvero con niente.
Marco Lanterna
Contenuto riservato agli abbonati
Prosegui con la lettura >
Contenuto riservato agli abbonati
Rinnova il tuo abbonamento per proseguire con la lettura >