- Da David Sassoli a Mortadella e Matteo Renzi, si ingrossa il fronte di coloro che vantano le «virtù» del Salvastati. Alla fine anche Silvio Berlusconi si accoda: adesso che faranno i grillini?
- Quel blitz di Angela Merkel e Nicolas Sarkozy che fece archiviare gli eurobond. Previsti nella prima versione del Fondo, furono cancellati per volere di Parigi e Berlino.
- Il Fondo salvastati «light»? Chi ne parla sta mentendo. Ecco i 7 pilastri della truffa. Il Meccanismo di stabilità senza le famose condizionalità non può esistere. E credere il contrario potrebbe costarci caro.
Lo speciale comprende tre articoli.
Sono passati solo pochi giorni da quando, nella conferenza stampa di venerdì sera, Giuseppe Conte ha dichiarato che ritiene il Mes «strumento non adeguato», in un precario equilibrio verbale con «non lo useremo mai» del M5s. Quella sera il premier ha abilmente distratto l’uditorio, lanciando la disputa su chi avesse approvato il Mes: come se, nell’imminenza di un’esecuzione capitale, fosse importante capire il nome del progettista della forca.
Una manovra dilatoria di breve respiro, comunque efficace e necessaria per consentire al «partito del Mes» di riorganizzare le idee e partire alla carica. Appena rallentata da un appello di 101 economisti che ieri, su Micromega, hanno invocato quanto qui ripetiamo da settimane: Il 23 aprile Conte respinga le proposte dell’Eurogruppo e chieda il finanziamento monetario di una parte rilevante delle spese necessarie da parte della Bce: ancorché vietata dai Trattati, che si possono sospendere per l’emergenza, è l’unica opzione sensata. Altrimenti, come ha detto lo stesso Conte, «facciamo da soli».
Ma, per il resto, sembra il Conte di Carmagnola del Manzoni. «S’ode a destra uno squillo di tromba», a opera del presidente dell’Europarlamento, David Sassoli che, ospite da Fabio Fazio, lunedì sera fornisce una personale e infondata interpretazione: «Due giorni fa l’Eurogruppo ha sospeso il Mes e ha detto che quei soldi devono essere messi a disposizione di tutti i Paesi per l’emergenza sanitaria […] è una convenienza se l’Italia liberamente deciderà di usare questi 37 miliardi». Purtroppo per Sassoli, non è sospeso un bel nulla. Il documento finale afferma chiaramente che ci sono solo delle condizioni semplificate per l’accesso ai fondi e per tutto il resto, «si applicano le norme del Trattato sul Mes». Anzi, dopo la fine dellIl Fondo salvastati «light»? Chi ne parla sta mentendo. Ecco i 7 pilastri della truffaa crisi, se i Paesi beneficiari non si adeguassero al solito quadro di sorveglianza macroeconomica, ora sospeso, le condizioni potrebbero essere inasprite, unilateralmente e a maggioranza qualificata.
«A sinistra risponde uno squillo», con Romano Prodi che dichiara che «il Mes non è più condizionato, non capisco più il mio Paese. Io sarei per usarlo […] è uno strumento nato con condizionamenti, per intervenire nei Paesi in crisi, come dire ti do i soldi ma sei in libertà vigilata. Giustamente l’Italia ha detto “basta, questo non lo voglio”». Ma, ha continuato l’ex premier, «nell’ultima riunione si è ottenuto il “discondizionamento”, cioè il fondo europeo non è più condizionato». Anche in questo caso, il ribaltamento del tenore letterale delle raccomandazioni dell’Eurogruppo, che i leader dovranno esaminare il prossimo 23 aprile, è evidente. A Prodi andrebbe chiesto cosa ne sarà del suo «discondizionamento» quando il Mes, di fronte a un debito/Pil diretto al 160%, ci chiederà di fare un avanzo primario del 4/5% a colpi di tagli di spesa e aumenti di imposte, come chiederebbe di fare qualsiasi creditore.
Ma l’ex premier attinge vette altissime quando sostiene che «è un prestito, ma talmente a basso interesse per cui: primo, lo ripaghiamo a lunghissimo tempo, secondo, ci costa un miliardo e mezzo in meno all’anno. Beh insomma… a caval donato, non si guarda in bocca». Omette di dire che il risparmio è ancora più grande quando la Bce compra i nostri Btp e li rinnova a scadenza, poiché gli interessi pagati tornano indietro nelle casse del Tesoro sotto forma di dividendi di Bankitalia. Se gli piace risparmiare, perché non sostiene questa causa?
«Quinci spunta per l’aria un vessillo», portato da Federico Fubini che, sul Corriere della Sera, si accorge (qui ne scriviamo da due settimane) che «una clausola del Mes è infatti in grado – potenzialmente – di aprire al Paese il sostegno da prestatore di ultima istanza da parte della Banca centrale europea senza troppi costi politici». Si riferisce al fatto che un prestito del Mes, essendo connesso a rigorose condizioni, è porta di ingresso per l’accesso al programma di acquisti Omt della Bce. Ma il Mes che dà alla Bce la facoltà di acquistare è solo quello con condizioni «rigorose ed efficaci». Il solito bagno di sangue delle riforme, altro che «senza costi politici».
Fubini è ancora più impreciso quando scrive che «se oggi un governo chiede al Mes l’accesso al prestito anti-pandemia, che è una Eccl, di fatto, mette la Bce legalmente in grado di decidere di comprare i suoi titoli su scadenze fra uno e tre anni senza limiti quantitativi prefissati». L’Omt infatti è stato fortemente limitato dalla sentenza della Corte di Giustizia di Strasburgo, a cui si è poi rifatta la Corte Costituzionale tedesca: per la Bundesbank quegli acquisti non sono illimitati dal 2015. Tanta è la voglia di magnificare il Mes che, per attrarci in trappola, gli attribuisce virtù inesistenti.
«Ecco appare un drappello schierato». Ed è Confindustria che «fa appello al governo e a tutte le forze politiche affinché si utilizzino a questo fine i fondi messi a disposizione dal Mes senza condizionalità che non siano quelle della lotta al virus e alle sue conseguenze». Vengono i brividi a pensare ai quasi tre anni di recessione che seguirono al «Fate presto» del novembre 2011 intonato dagli stessi cantori.
«Ecco un altro che incontro gli vien». Ed è Matteo Renzi, secondo cui «il Mes senza condizionalità va usato di corsa». E quando «già di mezzo è sparito il terreno» arriva il colpo finale di Silvio Berlusconi che, intervenendo in serata da Giovanni Floris, avvalora la posizione già espressa da Antonio Tajani, dice di sì al Mes e scatena una formidabile pressione sul M5s, al cui interno «già le spade rispingon le spade» che, a questo punto affonderanno senza scrupoli per decidere cosa ne sarà della linea «non useremo mai il Mes».
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