• Il «Corriere» ridicolizza i dubbi sul piano Merz: «Critici disinformati o in malafede». Ma la mossa tedesca è davvero un rischio: riconverte l’industria minando la stabilità Ue.
  • Dal 2011 (eccetto gli anni di guerra e Covid) i cancellieri hanno sforato il 6% della bilancia commerciale indebolendo gli Stati dell’Unione. Alla faccia dell’austerity che ha portato alla rovina di Grecia e Pigs.

Lo speciale contiene due articoli.

Si riarma solo la Germania, ma guai a fiatare, guai a riflettere, guai a problematizzare. È tutto necessario, urgente, inevitabile, «e più non dimandare».

Ieri, il presidente della Repubblica tedesco, Frank-Walter Steinmeier, ha promulgato la legge di riforma costituzionale che elimina il freno al debito per il piano Merz, probabile futuro cancelliere della Cdu: un mega investimento da 1.000 miliardi in Difesa, protezione climatica e infrastrutture. Una svolta storica che ha sollevato anche qualche critica, non foss’altro per la piega che hanno preso gli eventi. Viste le conclusioni del Consiglio europeo e i contenuti del Libro bianco della Difesa dell’Ue, infatti, sembra si siano smaterializzati gli 800 miliardi di debito comune promessi da Ursula von der Leyen in nome della dottrina Draghi. Al loro posto, rimane una esangue garanzia pubblica da 150 miliardi sugli investimenti privati, pretesa dall’Italia, che teme di mettere a repentaglio i propri conti. Paradossalmente, Romano Prodi ha ragione: quelli di «Prontezza 2030» sono «passi ancora troppo prudenti». Per non dire funzionali a quello che l’ex premier definisce il «ragionamento limpido» di Berlino, l’unica capitale davvero pronta a spendere e spandere per riempire gli arsenali. «Nel 2030 avrà un esercito più forte di quello francese», prevede il padre nobile della sinistra. Scusate se è poco: è l’esito opposto a quello auspicato dai fondatori dell’Europa, che negli anni Cinquanta cominciarono a valutare la Difesa comune. All’epoca, lo scopo della collaborazione era blindarsi contro la minaccia sovietica, evitando però che la Germania prendesse iniziative autonome. Alla fine, la Francia fece saltare il banco e la Repubblica federale venne riarmata sotto l’egida della Nato. Adesso, sta avvenendo il contrario: i tedeschi si muovono in solitaria. Da noi, però, farsi cogliere da pruriti è considerato un tic da «sedicenti opinionisti, poco informati o in malafede», che evocano a sproposito il nazismo. La reductio ad Hitlerum è buona solo se la si usa contro Afd.

Così scriveva ieri il Corriere della Sera, nella pagina accanto all’intervista a Prodi. Il quotidiano di via Solferino citava l’ex vicecancelliere verde, Joschka Fischer, secondo cui il dibattito sulle mosse della Germania è «grottesco e assurdo», perché «il militarismo prussiano è stato seppellito» per sempre e il Paese è ormai «una democrazia forte». Nessuno lo mette in dubbio: davvero le firme di punta della stampa d’élite sostengono che i grattacapi sul riarmo tedesco siano figli della paura dei «fantasmi» hitleriani?

La Wermacht e le SS non c’entrano niente; nessuno insinua che il Reich tornerà a cercare «spazio vitale» per la razza ariana a Est. I nodi sono altri.

Primo: il rumore prodotto dalla presidente della Commissione Ue, guarda caso una cristiano-democratica tedesca, insieme al disinvolto rinnegamento del rigore di bilancio, saranno mica un mezzuccio per consentire alla Germania di sistemare i suoi problemi interni? Il divorzio dalle fonti energetiche russe a basso costo e la sconsiderata transizione ecologica hanno messo in ginocchio l’automotive; e Berlino ha bisogno, dopo quella ambientale, che è fallita, di una riconversione bellica dell’industria.

Secondo: fino ad oggi, l’egemonia tedesca sul continente si è basata sul trinomio moneta-regole-commercio. L’euro, deprezzato per la Germania e apprezzato per le altre nazioni, è stato un volano per l’export; i parametri di finanza pubblica sono stati uno strumento di controllo politico; il surplus era l’obiettivo mercantilista di ricostruzione della primazia nazionale su basi pacifiche, dopo il tracollo del 1945. Una Germania di nuovo in armi scompagina questo assetto imperiale e configura l’altra riconversione tedesca: da un’egemonia fondata sull’economia a un’egemonia fondata sull’esercito. Ossia, sulla capacità di influenzare la politica estera europea.

Vuol dire che i Leopard marceranno nella steppa? No. Ciononostante, trovarsi sottoposti al giogo degli interessi teutonici, non sarà poi un grande affare per noi. Per carità, niente paragoni col nazismo, niente reductio ad Hitlerum. Però, l’ultima volta che provarono a convincerci che «la Germania è veramente vostra amica», non andò benissimo…

Da non perdere

Occhio: l’Ue è peggio di Trump
Europa a pezzi

Occhio: l’Ue è peggio di Trump

Dopo lo scontro, piovono prediche e suggerimenti al premier perché rompa con gli Usa: una follia economica e politica. Il cui vero obiettivo è far tornare l’Italia sotto il controllo di Bruxelles, e di quello sì c’è da aver paura.…

L’Europa brucia l’IA sull’altare del green
Europa a pezzi

L’Europa brucia l’IA sull’altare del green

Poco più di un anno dopo aver lanciato in pompa magna il piano per fare dell’Europa un continente dell’Intelligenza artificiale, l’Unione europea ne ha già ridimensionato il pilastro infrastrutturale. Le gare d’appalto per la costruzione di data center che dovrebbero…

L’ennesima fregatura rifilataci dai 5 stelle
Europa a pezzi

L’ennesima fregatura rifilataci dai 5 stelle

«Che il Pnrr non contenesse fondi gratis è un fatto noto, almeno lontano dai livelli più modesti di qualche propaganda politica. I suoi costi però cominciano ora ad assumere una forma definita». A scrivere la frase che avete appena letto…