La Ocean Viking porta a Taranto altri 159 clandestini. Da quattro mesi consecutivi il numero è in costante aumento e ha già superato quello dei primi otto mesi dell’anno. I ricollocamenti procedono col contagocce. Intanto la Germania ha ricominciato a rispedirceli.
È il regalo di Natale del secondo governo Conte: sbarchi, sbarchi, sbarchi. Da quando è in carica, il numero di migranti giunti in Italia via mare è continuato ad aumentare. La Libia ha riaperto i porti in uscita per i barconi diretti alle coste italiane e il governo ha dato ordine di avvolgere nel silenzio la nuova ondata migratoria. Ieri a Taranto è approdata la Ocean Viking, la nave dell’Ong francese Sos Méditerranée. A bordo si trovavano 159 persone, tra cui 40 minori, raccolti in acque internazionali. Domenica Medici senza frontiere aveva lanciato un appello al ministro Luciana Lamorgese perché assegnasse un porto sicuro all’imbarcazione a causa del mare in burrasca. La richiesta ci ricorda che, nonostante i roboanti proclami di segno opposto, il Conte 2 non ha ancora modificato i decreti sicurezza del Conte 1.
«L’esecutivo si ricorda di Taranto soltanto quando deve fare sbarcare gli immigrati», ha protestato Matteo Salvini: «È davvero il governo sbarchi, tasse e manette». Il ministero dell’Interno ha fatto subito scattare l’offensiva mediatica buonista: «La Commissione europea ha già attivato la procedura per la redistribuzione dei 159 migranti. Francia, Germania e Portogallo hanno manifestato le prime disponibilità ad accogliere quote di residenti asilo». Quanti profughi verranno indirizzati in quei Paesi? Quanti saranno ricollocati altrove? In quali tempi? E quanti di essi resteranno in Italia? Domande alle quali il Viminale non ha ancora dato risposte.
Per il quarto mese consecutivo gli sbarchi sono aumentati. L’inversione di tendenza ha coinciso con il cambio di governo, e non è certo una fatalità. I dati arrivano dal «cruscotto statistico» del ministero dell’Interno, che ogni giorno fotografa la situazione. Da gennaio ad agosto, il confronto tra i dati 2018 e 2019 mostra una drastica riduzione. Erano stati 20.077 i migranti sbarcati nei primi otto mesi dell’anno scorso, mentre quest’anno il loro numero è precipitato a 5.135. È l’effetto della severità della gestione Salvini. A settembre al Viminale approda Luciana Lamorgese mentre la grancassa giallorossa garantisce che niente sarà più come prima nella gestione dei migranti.
Avevano ragione. Nonostante le leggi del precedente esecutivo non siano state cambiate, la situazione si è capovolta. Da settembre, gli sbarchi avvenuti nel 2019 sono costantemente superiori a quelli dei 12 mesi precedenti. Nell’ultimo quadrimestre del 2018 erano giunte 3.293 persone: quest’anno siamo quasi al doppio, cioè 6.145. E manca ancora una settimana alla fine dell’anno. In questi 4 mesi sono sbarcati più naufraghi che nei primi 8: 6.145 contro 5.135. La svolta è chiara. Tolto Salvini dal Viminale, il flusso dalla Libia verso i porti italiani ha ripreso vigore.
Il rovescio della medaglia è la redistribuzione di queste persone. Al 15 dicembre il Viminale attesta che sul territorio italiano risultano 92.891 immigrati «in accoglienza», di cui tre quarti nei centri e un quarto nelle strutture per i richiedenti asilo. Quasi 100.000 persone che vivono nei centri di accoglienza da oltre un anno e che nessuno pensa di ricollocare. Il ministero dell’Interno fa sapere che i partner europei sono ansiosi di portarsi a casa la loro parte. Balle. Per ora, il ministro Lamorgese ha redistribuito circa 400 immigrati, giunti in Italia in 7 sbarchi, dei quali 5 quando il ministro era Salvini (uno è proprio quello dei migranti arrivati con la Gregoretti, per i quali il leader leghista rischia di andare a processo per sequestro di persona). Non c’è troppo di cui vantarsi, visto che il grosso dei ricollocamenti riguarda decisioni prese dal primo governo Conte.
L’ultimo aereo è partito per la Germania l’11 dicembre scorso con 132 richiedenti asilo accettati da Berlino nell’ambito delle procedure di ricollocamento avviate dalla Commissione europea su richiesta italiana. Una settimana dopo, mercoledì 18, altri 64 richiedenti asilo sono decollati da Roma per Parigi. Il totale da settembre è di 392 persone. Il Viminale ha esultato per questo risultato «legato alla più fattiva solidarietà europea consolidata anche per effetto del pre accordo sottoscritto a settembre da Germania, Francia, Italia e Malta». Entro la prima metà di gennaio è programmato un altro volo per la Germania con oltre 100 richiedenti asilo sbarcati negli ultimi mesi. Poche centinaia di ricollocamenti a fronte di migliaia e migliaia di arrivi e di strutture d’accoglienza che scoppiano con quasi 100.000 persone dimenticate dal governo. Non bisogna dimenticare che i ricollocamenti riguardano i richiedenti asilo, che sono appena un quarto degli sbarcati ancora presenti in Italia.
Parallelamente, la Germania ha ripreso a rimandarci indietro gruppi di migranti sgraditi, i cosiddetti dublinanti, cioè i profughi giunti in Italia che si erano fatti una vita all’estero e che ci vengono rispediti in base agli accordi di Dublino in quanto l’Italia è il primo Paese europeo nel quale avevano messo piede.
Nei mesi di ottobre e novembre la Germania ha rispedito in Italia 16 dublinanti con 6 voli charter: lo ha ammesso il ministero dell’Interno tedesco in risposta a un’interrogazione parlamentare. Il flusso è destinato a intensificarsi. «È in corso un processo di coordinamento con la parte italiana», si legge ancora nella risposta scritta all’interrogazione presentata dal partito di sinistra Linke, «per riprendere i trasferimenti collettivi regolari per via aerea fino a un massimo di 25 persone nell’ambito della procedura Dublino».
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