- Così gli stranieri raggirano i contribuenti italiani: arrivano, chiedono l’assegno sociale ma poi lasciano il nostro Paese. La maggior parte dei furbetti viene da Albania, Marocco e Argentina. E, come spiega la polizia, non è facile pizzicarli.
- Pure gli italiani sono stati emigranti. Ma la metà ritornava a casa propria. Gian Antonio Stella, sul Corriere della Sera, rilancia il paragone tra le migrazioni di oggi e quelle di ieri. I numeri, però, ci dicono che i due fenomeni sono diversi, così come le politiche utilizzate per governarli.
- Imprenditore africano: «Non venite in Europa». Momar Nate Lo spiega perché è sbagliato e pericoloso cercare fortuna qui da noi.
Lo speciale contiene tre articoli.
Prendi la pensione e scappa. L’ultimo caso viene da Genova, dove sette extracomunitari, tra cui curiosamente un israeliano, incassavano la pensione sociale nonostante avessero lasciato da anni l’Italia. Erano tornati nei loro Paesi d’origine, dove vivevano grazie al sussidio Inps e quindi a carico dei contribuenti italiani. Non si tratta di spiccioli, poiché avrebbero percepito in totale 270.000 euro senza averne diritto. La Guardia di finanza li ha denunciati per truffa e indebita percezione di erogazioni a danno dello Stato, ma ovviamente è impensabile ottenere l’estradizione o recuperare il maltolto.
Questa storia rappresenta solo la punta di un iceberg, almeno a giudicare dai numeri: risultano oggi circa 65.000 immigrati titolari di una pensione assistenziale, con una netta impennata dal 2014, quando se ne contavano 44.600. Ovviamente non tutti sono truffatori che approfittano delle maglie larghe e delle pieghe burocratiche del nostro welfare. Anche se è molto complicato, per ammissione delle forze dell’ordine, smascherare chi fa il furbo.
Ma vediamo cosa dice la legge. Innanzitutto le pensioni di tipo assistenziale sono sganciate dai contributi: si può ottenerle senza avere mai lavorato un giorno. Ne hanno diritto tutti coloro che hanno compiuto 66 anni e 7 mesi di età e sono residenti in Italia da oltre dieci anni, indipendentemente dal fatto che siano stranieri o meno, purché si trovino in situazione d’indigenza. Il reddito deve essere inferiore a 5.889 euro annui per un single e a 11.778 euro se si è coniugati. Tuttavia c’è un obbligo: restare in Italia.
La norma prevede che venga sospeso l’assegno se il titolare soggiorna all’estero per più di 30 giorni: «Qualora lo straniero abbia ottenuto la misura assistenziale», dice la regola, «e fuoriesca dall’Italia per un periodo superiore a un mese, l’erogazione dell’assegno è sospesa, salvo che dimostri che la sua assenza dal territorio italiano è dipesa da gravi motivi di salute. Dopo un anno di sospensione, se l’interessato è ancora all’estero, l’assegno viene revocato definitivamente». Riassumendo: l’Inps concede pensioni sociali senza fare distinzioni tra italiani, comunitari ed extracomunitari con carta di soggiorno, apolidi e rifugiati politici. La cittadinanza non ha importanza.
Quello che conta è dimostrare di aver vissuto in Italia per almeno dieci anni (prima del 2009 non era necessario neppure questo) e di trovarsi in stato di bisogno. Ogni mese si ricevono 453 euro più la tredicesima, una sorta di «reddito di cittadinanza» anche per chi cittadino in realtà non è. Una cifra consistente se si considera che in Marocco lo stipendio medio si aggira sui 350 euro mensili, in Senegal 150, in Albania 315 e in Argentina 480.
Quindi parte dei beneficiari stranieri (sarebbero un migliaio i casi scoperti per un danno di circa 20 milioni) torna a vivere nel Paese d’origine senza darne comunicazione e continua a usufruire del vitalizio.
Tra i truffatori fino a oggi denunciati dalle Fiamme gialle, le nazionalità più rappresentate sono albanese, marocchina e argentina. Bisogna specificare che sono stati pizzicati anche alcuni nostri connazionali che si erano trasferiti all’estero e continuavano a farsi versare la pensione su conti italiani. Due coniugi ottantenni risultavano abitare nella provincia di Potenza, ma in realtà erano espatriati in Venezuela nel 1955.
Ma come mai, nonostante le banche dati elettroniche incrociate, è così complicato individuare i truffatori? Le forze dell’ordine spiegano che non è semplice controllare che il beneficiario della pensione ne goda in Italia: la prova principale, infatti, sono i visti sui documenti e sulle banche dati ministeriali al momento dell’espatrio, ma se uno straniero esce da un’altra nazione dell’Unione europea, allora l’espatrio non è segnalato all’Italia e di conseguenza all’Inps. Una lacuna che la dice lunga su quanta strada debba ancora fare l’Europa per dirsi unita.
Tra i casi più eclatanti c’è quello di una coppia di anziani coniugi di origine tunisina, residenti solo per a finta a Firenze: non solo i due hanno incassato 120.000 euro, ma gli investigatori hanno accertato «movimenti di capitali verso il Principato di Monaco per 370.000 euro».
Insomma, spendevano la pensione sociale a Montecarlo tra una puntata al casinò e una gita in Costa Azzurra. C’era poi una donna argentina di 70 anni, solo formalmente residente in provincia di Cagliari, che ha usufruito indebitamente di assegni per 47.000 euro, «movimentando capitali verso la Repubblica Popolare Cinese per 95.000 euro».
È stato appurato che a volte chi godeva dell’aiuto sociale possedeva nel proprio Paese anche tre o quattro appartamenti intestati. Per ritirare i soldi ci sono vari metodi, ma il più gettonato è quello di farsi accreditare la somma su un conto cointestato con amici o parenti.
Dalla Romania, invece, si organizzavano appositi pulmini con i quali gli assistiti stranieri venivano a prelevare e poi facevano subito ritorno in patria. Vero è, come spiega l’Inps, che «l’assegno sociale è provvisorio e il possesso dei requisiti di reddito e di effettiva residenza sono verificati ogni anno». Ma è anche vero che alla fine l’istituto previdenziale non verifica nulla e si accontenta della documentazione presentata dai beneficiari; ecco allora residenze fittizie, permessi di soggiorno contraffatti, autocertificazioni mendaci e utenze elettriche fantasma.
Quale può essere la soluzione per bloccare la truffa? C’è chi ipotizza che potrebbe servire l’obbligo del ritiro in contanti e di persona del denaro, con l’abolizione degli accrediti su conti correnti bancari o postali. In questo modo si potrebbe certificare mensilmente, tramite firma al ritiro, la dimora effettiva e abituale nello Stato italiano.
Altri ritengono indispensabile integrare le banche dati europee, in modo che venga segnalato il beneficiario che varca in uscita le frontiere dell’Unione europea. Anche se lo fa da Francia, Spagna o Portogallo.
Carlo Piano
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