Migranti soccorsi al largo di Lampedusa mentre sbarcano dalla nave della Ong Humanity1 nel porto di Catania.
Migranti soccorsi al largo di Lampedusa sbarcano dalla nave della Ong Humanity1 nel porto di Catania (Ansa)

Il modello che il Pd vorrebbe applicare in Italia per affrontare il problema dell’immigrazione si sintetizza in poche parole: porte aperte a tutti. Oppure, se vogliamo approfondire, si traduce nell’importazione del sistema spagnolo. Per intenderci, quello che ha portato all’ingresso di alcuni milioni di extracomunitari e all’invasione di Ceuta.

A chiarire quali siano le intenzioni del principale partito d’opposizione è stato lo stesso Pd, che ieri, al Senato, in vista dell’audizione del presidente del Consiglio, ha presentato una risoluzione così diramata dalle agenzie di stampa: «Serve missione permanente di ricerca e salvataggio in Mediterraneo, stop ai controlli alle frontiere con la Spagna».

Non una parola su come rispedire a casa quanti non hanno diritto a rimanere nel nostro Paese perché non in fuga da guerre o persecuzioni. Pochi e vaghi riferimenti alla necessità di scoraggiare le partenze con i barconi, ma una decisa contrarietà alla soluzione, ormai condivisa da tutti i partner europei, di esternalizzare in Paesi fuori dalla Ue i Centri per il rimpatrio, come sperimentato dall’Italia.

In pratica, se il Partito democratico e il campo largo vincessero le prossime elezioni, ci ritroveremmo a percorrere la strada già sperimentata, con esiti disastrosi, da Pedro Sánchez. Perché questo è il luminoso esempio a cui si rifà l’opposizione.

Il modello spagnolo e le conseguenze economiche

Per capire quale rischio corra l’Italia nel caso fossero adottate le politiche migratorie care a Madrid credo sia utile ripercorrere quanto accaduto negli ultimi anni. La Spagna si fa vanto di aver aumentato il Pil e l’indicatore testimonierebbe l’ottimo stato di salute dell’economia iberica. Peccato che a sinistra non facciano i conti con tutto il resto, che non solo va male, ma anzi va malissimo.

Sì, è vero, Sánchez ha introdotto il salario minimo, ma il parametro al ribasso è diventato il punto di riferimento per gli stipendi medi, trascinandoli giù, con il risultato di impoverire il ceto medio. L’arrivo di milioni di immigrati ha sicuramente invertito la rotta dal punto di vista demografico, facendo aumentare la popolazione spagnola mentre quella italiana scendeva sotto i 59 milioni, ma i disoccupati continuano a essere il doppio dei nostri.

Non solo: l’effetto principale delle politiche migratorie del governo spagnolo è l’aumento dei prezzi delle case e di conseguenza degli affitti. Del resto, era immaginabile che questa sarebbe stata una delle principali conseguenze: se la popolazione aumenta in seguito all’arrivo di milioni di persone, servono nuovi alloggi e se non ne vengono costruiti, o per lo meno non se ne trovano, i valori immobiliari salgono e pure i canoni. Di qui le proteste delle scorse settimane, gli sfratti, le misure d’emergenza adottate dal governo che poi hanno prodotto la caduta dell’esecutivo socialista.

Sicurezza e immigrazione, il rischio per l’Italia

Bene. Anzi, male. Di fronte a questo disastro, che ha creato più povertà (il Pil è salito ma quello pro capite è rimasto al palo nonostante l’inflazione), il Pd che fa? Vuole applicare in Italia la ricetta di Sánchez. Ci vuol poco a capire che sarebbe una catastrofe che colpirebbe quei ceti medio-bassi che dovrebbero, in teoria, essere la base elettorale del partito.

E ci vuole ancora meno a comprendere che i problemi di sicurezza, che oggi costituiscono una delle principali preoccupazioni degli italiani, sarebbero acuiti, proprio come accaduto in Spagna, dove sei giovani su dieci associano l’aumento della criminalità di strada nelle aree urbane all’aumento dell’immigrazione, in particolare di quella clandestina.

Ma il problema del Partito democratico è lo scollamento fra la realtà e la sua percezione. Quasi nessuno dei vertici parla con le persone che vivono nei quartieri periferici, preferendo interloquire con i residenti nelle zone a traffico limitato. Così abbiamo una categoria politica che ha come punto di riferimento i radical chic e non il resto del Paese.

Per loro il modello da seguire è quello di Mimmo Lucano, ovvero un sistema assistenziale a favore degli stranieri, dove lo Stato e i contribuenti pagano e le cooperative e le associazioni, definite senza fini di lucro, incassano. Un programma che si può sintetizzare così: invece di meno tasse per tutti, più immigrati per i loro affari.

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