moschea torino
Il rendering della nuova moschea di Torino

La moschea delle polemiche. Un nuovo grande edificio dovrebbe sorgere a Torino Nord, con un minareto alto 20 metri, e dovrebbe essere destinato a diventare la seconda più grande d’Europa. Si tratta del progetto che sta infiammando il dibattito politico, sia in città che nella Regione Piemonte. Il centrosinistra e, in particolare il Pd, appoggia il progetto, mentre il centrodestra annuncia battaglia per fermarlo.

L’area individuata dall’amministrazione comunale guidata dal sindaco, Stefano Lo Russo (Pd), è tra i quartieri Barriera di Milano e Aurora, zone ad alta densità multietnica e da anni al centro del dibattito su integrazione e sicurezza.

Lo scontro è tra il Comune, che pensa di poter gestire con regole chiare una comunità numerosa. Per le opposizioni di centrodestra, invece, è una scelta ideologica che rischia di trasformare una parte delicata della città in un simbolo di «islamizzazione selvaggia».

Moschea a Torino, Marrone sfida Lo Russo: «No al Torinistan»

Il vicepresidente della Regione Piemonte, Maurizio Marrone (Fdi), ha annunciato un emendamento alla legge regionale urbanistica del 1989, che disciplina le aree destinate alle attrezzature religiose. L’emendamento introduce il principio del rispetto di «adeguate distanze tra le aree e gli edifici destinati alle diverse attrezzature religiose», distanze che saranno definite con una successiva deliberazione della giunta regionale.

Per Marrone, «è un’assurdità imporre a Torino Nord la seconda moschea d’Europa. Significa aprire le porte all’islamizzazione selvaggia. Ma se Lo Russo intende trasformare Barriera e Aurora in Ceuta, troverà la nostra ferma opposizione istituzionale».

Secondo l’esponente regionale, «la norma serve per evitare che i luoghi di culto vengano posizionati a caso, o peggio ancora secondo il capriccio di Stati esteri intenzionati a mischiare politica e proselitismo in quartieri polveriera già piagati da decenni di immigrazione incontrollata, l’esatto opposto dell’integrazione che dovrebbe assimilare gli stranieri nella cultura della comunità che li ospita».

Marrone rivendica la solidità giuridica della proposta: «Proprio perché sappiamo che l’amministrazione comunale dem metterà in campo fior di avvocati, abbiamo preso ispirazione da un articolo di legge approvato in passato in Regione Lombardia, rimasto indenne da ben due impugnative in Consulta.

La giurisprudenza costituzionale riconosce alla competenza legislativa delle Regioni la possibilità di scrivere regole sulla distribuzione degli spazi pubblici disponibili alle diverse confessioni religiose, anche sulla base dell’incidenza sociale sul territorio ed è esattamente quello che faremo per fermare il “Torinistan” auspicato dal campo largo».

Montaruli: «Chi controlla i soldi arrivati dal Marocco?»

Critiche anche dal vicecapogruppo di Fdi alla Camera, Augusta Montaruli, che pone l’accento anche sulla questione finanziamenti: «Chi ha controllato la provenienza e la legittimità delle somme che dal Marocco arriverebbero in Italia per la moschea che Lo Russo vuole per Torino? Senza risposta a questa richiesta di trasparenza, l’iniziativa del Comune è al di fuori di ogni criterio ammissibile, addirittura fuori dai paletti imposti dal patto che il governo di centrosinistra siglò quando ministro era Marco Minniti, mentre manca del tutto un’intesa legata alla confessione islamica, senza la quale non può esserci alcuna garanzia e alcuna moschea. Autorizzare quel luogo limitandosi a guardare la destinazione d’uso e la concessione del suolo pubblico è irresponsabile. La costruzione di un luogo di culto non può esaurirsi in un problema di urbanistica e non può essere un lasciapassare alla costruzione di un minareto».

Moschea e segregazione delle donne: l’attacco di Montaruli

Per Montaruli, «prima di pensare a costruire una moschea e continuare il processo di islamizzazione delle nostre periferie, un sindaco avrebbe dovuto occuparsi di quei diritti che troppo spesso sono stati calpestati senza che nessuno abbia battuto ciglio, come la segregazione di donne a pochi metri da dove si vorrebbe costruire la moschea».

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