L’interrogatorio di Carola diventa un comizio
  • Carola Rackete sentita 4 ore, il legale attacca il vicepremier: «Irresponsabile». Anche Open Arms rischia il processo.
  • L’idea di Francia e Germania è aprire i porti dell’Italia. Scontro al vertice di Helsinki fra Matteo Salvini e i colleghi di Parigi e Berlino, che puntano a lasciare gli immigrati nei Paesi d’approdo sul Mediterraneo. Malta si schiera con noi.

Lo speciale comprende due articoli.

«In quale punto preciso delle acque territoriali libiche ha recuperato gli immigrati? Quando ha ricevuto il messaggio di Sos? Perché ha deciso di portare il carico in Italia a tutti i costi? Cosa l’ha spinta a non rispettare l’alt della Guardia di finanza una volta in porto?».

In quasi quattro ore la capitana della Sea Watch 3, Carola Rackete, ha ricalcato con i magistrati della Procura la linea che aveva tenuto con il gip di Agrigento, Alessandra Vella, rivendicando tutte le scelte fatte in mare e anche in porto. Proprio mentre la Procura di Ragusa chiedeva il processo per il comandante della Open Arms, Marc Reig Creus, e per il capomissione Ana Isabel Mier, accusati di favoreggiamento dell’immigrazione clandestina dopo l’attracco, lo scorso anno, a Pozzallo e non alla Valletta (come invece indicato dal centro di coordinamento). «Sono state semplici le cose da dire», ha spiegato all’uscita dal palazzo di giustizia il difensore della Rackete, l’avvocato Alessandro Gamberini, «questo è un salvataggio in mare fatto con tutti i crismi della regolarità e delle esigenze drammatiche che si erano realizzate. Tutto era documentato nel diario di bordo. I pm hanno chiesto i chiarimenti del caso e l’interrogatorio è durato quel che doveva». La Rackete ha ribadito lo «stato di necessità». Lo stesso che le aveva riconosciuto il gip. Ed è tornata prontamente a fare politica: «Abbiamo migliaia di profughi che vanno evacuati da un paese in guerra», ha detto ai cronisti a interrogatorio finito, «mi aspetto dalla Commissione Ue che trovi al più presto un accordo per dividere i profughi tra i Paesi europei».

Ma la capitana ha veramente fatto chiarezza su tutta la linea? Le parole dei magistrati sono sibilline: «Si è trattato di un incontro sereno, al quale seguiranno tutte le valutazioni del caso». L’indagata ha risposto alle domande del procuratore aggiunto Salvatore Vella e dei pm Cecilia Baravelli e Alessandra Russo. I pm, adesso, nell’attesa che la Cassazione si pronunci sul ricorso proposto dopo il rigetto della convalida dell’arresto, esamineranno il verbale d’interrogatorio e la documentazione prodotta contestualmente dai difensori dell’attivista tedesca. Per i reati di resistenza e violenza a nave da guerra – che per il gip erano inesistenti ma che per la Procura restano in piedi – tutto si gioca sulla scriminante legata all’avere agito nell’adempimento di un dovere, quello di salvare vite umane in mare, o meno. La Rackete e la sua difesa sono convinti di aver portato i magistrati dalla propria. E infatti, tra gli applausi del fan club che l’attendeva all’uscita, la donna ha dichiarato: «Sono stata molto contenta di avere avuto l’opportunità di spiegare tutti i dettagli del salvataggio del 12 giugno». Ma non ha dato soddisfazione ai cronisti che le chiedevano cosa pensasse di Salvini. Ha risposto soltanto: «Niente».

Ora, come spiegano i suoi difensori, è libera di tornare in Germania. Nel frattempo, per sicurezza, hanno cercato di far cessare le esigenze cautelari cambiando l’equipaggio. Vanno lette così le parole dell’avvocato Gamberini: «Lei non è più capitana della Sea Watch, del resto fa anche altro nella vita». Ci ha pensato l’avvocato a dire qualcosa sul ministro dell’Interno: «Che il clima di odio ci sia e che venga alimentato da dichiarazioni irresponsabili, aggressive e false come ha fatto il ministro Salvini sui social è pacifico. Se uno le fa al bar, si dice che è un irresponsabile ma se le fa un uomo che ha una responsabilità istituzionale, capite bene che il peso specifico che ha questa dichiarazione è ben altro. E noi riteniamo abbia una valenza istigatoria, perché crea come un grosso macigno nell’acqua grandi onde intorno a sé». L’ulteriore pressing sulla Procura di Agrigento è arrivato dalle Nazioni unite. Cinque esperti indipendenti, esprimendo «grave preoccupazione», hanno esortato «le autorità italiane a porre immediatamente fine alla criminalizzazione delle operazioni di ricerca e soccorso. Salvare migranti in pericolo in mare non è un crimine». Sempre che siano davvero migranti. E questo lo dovrà stabilire l’autorità giudiziaria.


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