• Matteo Renzi e i suoi trasformano l’agguato all’azzurra in «pestaggio xenofobo». I carabinieri: la banda ha colpito anche italiani.
  • L’ipotesi discriminazione crolla anche nei casi di Aprilia e Bassano. L’operaio ferito nel Vicentino dichiara: «Sono altre le cause». Pure l’uomo che gli ha sparato viene dall’estero. Il marocchino ucciso nel Lazio era in fuga e aveva lo zaino pieno di arnesi da scasso.
  • Sergio Mattarella dimentica gli schiavi italiani: sono 260.000 i bimbi ai lavori forzati. Il presidente parla dei profughi, non dei nostri minori sfruttati. Accettano 2 euro all’ora in nero per aiutare le famiglie in crisi.


Lo speciale contiene tre articoli.

Ieri mattina, intorno alle 11.30, sulla prima pagina dell’edizione online di Repubblica è apparso un allarmante fascione rosso, di quelli che si utilizzano per le notizie deflagranti appena giunte in redazione: «Ultimora: Moncalieri, aggressione razzista a Daisy Osakue, azzurra dell’atletica», si leggeva. Nello stesso momento, tuttavia, la versione online di Repubblica Torino, forte di un maggiore approfondimento sulla cronaca locale, spiegava: «Al momento non è accertato se possa trattarsi di un gesto di discriminazione razziale». Curioso, non trovate? Stessa notizia, stesso giornale, due versioni abbastanza differenti. Non è difficile capire perché: all’edizione nazionale interessava spingere sull’aspetto politico della faccenda, alimentare l’allarme razzismo onde accusare l’attuale governo di essere spietato e xenofobo.

Del resto, il Partito democratico ha fatto la stessa cosa. Alle 11.52 di ieri, su Twitter, il segretario dem, Maurizio Martina, scriveva: «Chi nega la spirale razzista che sta crescendo nel Paese se ne rende complice». Pochi minuti prima, Matteo Renzi aveva pubblicato un commento ancora più feroce: «Daisy Osakue», ha scritto, «è una campionessa italiana. Ieri è stata selvaggiamente picchiata da schifosi razzisti. Gli attacchi contro persone di diverso colore della pelle sono una emergenza. Ormai è un’evidenza, che nessuno può negare, specie se siede al governo».

Renzi era così ansioso di twittare il suo sdegno che non si è nemmeno premurato di leggere con attenzione la notizia che stava commentando. Daisy Osakue è davvero una «campionessa italiana», ma non è stata «selvaggiamente picchiata». Matteo avrebbe potuto scoprirlo se solo si fosse dato il tempo di approfondire la questione, magari dando uno sguardo al comunicato stampa dei carabinieri. Vediamo allora di spiegare bene che cosa è accaduto davvero. Daisy Osakue è nata a Torino il 16 gennaio del 1996, da genitori nigeriani. È la primatista italiana under 23 di lancio del disco, un’atleta di altissimo livello che veste la maglia azzurra della Nazionale. Inoltre, è iscritta ai Giovani democratici, l’organizzazione giovanile del Pd. Nella notte tra domenica e lunedì ha subito una brutta aggressione a Moncalieri, dove vive.

Ecco che cosa dice il comunicato stampa dei carabinieri, pubblicato ieri mattina: «Il 30 luglio 2018, ore 01.25 circa, a Moncalieri, Corso Roma angolo via Vico, alcune persone a bordo di Fiat Doblò non meglio indicato, lanciavano delle uova contro un gruppo di ragazze che si trovavano in strada, colpendo al volto una studentessa di colore, con la cittadinanza italiana, di 22 anni abitante a Moncalieri, campionessa italiana under 23 di lancio del disco. La medesima, soccorsa da personale del 118, è stata trasportata all’Ospedale Oftalmico di Torino, dove è stata riscontrata affetta da “lesione della cornea” […]. Prime verifiche hanno escluso che l’azione sia riconducibile a discriminazione razziale».

Daisy, a quanto pare, camminava assieme ad alcune amiche. Era un poco più avanti rispetto al gruppo, quando un furgone si è avvicinato a tutta velocità. A bordo c’erano, sembra, due persone, che hanno lanciato uova fuori dal finestrino, colpendo in viso l’atleta. La Osakue ne ha ricavato abrasioni alla cornea, dovrà fermarsi per due giorni, un frammento d’uovo dovrà essere tolto dall’occhio e poi potrà riprendere ad allenarsi Il 9 agosto, infatti, la aspettano gli europei a Berlino. «Provo tanta rabbia. Ma andrò a Berlino», ha detto la ragazza alla Stampa. «Due giorni senza allenamento, poi mercoledì mattina un altro controllo a Torino all’Ospedale oftalmico e potrò ricominciare ad allenarmi giovedì».

Il tema caldo, tuttavia, non riguarda la preparazione della giovane, quanto l’attacco razzista che avrebbe subito. Come abbiamo mostrato, da sinistra si sono gettati a pesce sulla polemica, senza nemmeno premurarsi di verificare i fatti accaduti. Che ci sia stata un’aggressione è fuori di dubbio, ma che sia stata «razzista», beh, è tutto da verificare.

«Credo che non cercassero me, ma più in generale una ragazza di colore», ha detto Daisy alla Stampa. «In quella zona ci sono molte prostitute di origine africana, probabilmente volevano colpire una di loro per fare una bravata». Ma allora perché i carabinieri escludono il movente razziale? Tanto per cominciare, la stessa Osakue, inizialmente, ha fornito una versione leggermente diversa. Ai militari dell’Arma, infatti, ha dichiarato: «Il gesto non è stato accompagnato da insulti a sfondo razziale. Io penso che nessuno a mezzanotte vada in giro con un uovo in mano. Se non lo avessero lanciato contro di me forse lo avrebbero lanciato contro un palazzo». Insomma, sulle prime la ragazza non ha parlato di razzismo. Lo ha fatto solo dopo, con i telegiornali, quando ormai la polemica mediatica era esplosa (e qui, forse, la sua simpatia per il Pd ha pesato un po’).

Tra l’altro, purtroppo, i lanci di uova in quella zona di Moncalieri non sono una rarità. Il primo episodio è avvenuto nella notte tra il 14 e il 15 luglio, quando un pensionato ha segnalato un lancio contro la sua abitazione. Ma, soprattutto, c’è il caso del 25 luglio. Intorno alle 23.30 tre donne italiane – bianche, per inciso – sono state colpite da uova lanciate da un’auto in corsa («la stessa di ieri notte», precisano i carabinieri) mentre uscivano da un ristorante.

Intendiamoci: l’aggressione, anche piuttosto vigliacca, c’è stata. Ma prima di raccontare di branchi di razzisti che picchiano selvaggiamente una ragazza nera bisognerebbe andarci cauti.

Francesco Borgonovo


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