L’islamizzazione dell’Italia procede a passi spediti. Non ci sono più soltanto le moschee che spuntano ovunque, negli edifici industriali abbandonati o negli scantinati dei condomini. E nemmeno ci sono le abitudini italiane che giorno dopo giorno arretrano sempre un po’ di più, rinunciando al presepe o abolendo determinati cibi dal menu delle mense scolastiche.
Ora si fa spazio anche la sharia, ovvero la legge basata sul Corano, con cui i musulmani regolano matrimoni, adulteri, divorzi, controversie patrimoniali, l’apostasia e, perché no, anche i furti. Il diritto religioso islamico è già molto diffuso in alcuni Paesi che non sono a maggioranza musulmana, come la Gran Bretagna o il Canada.
Il «tribunale dell’Islam» a Padova
Da noi finora nessuno ne aveva sentito parlare, perlomeno fino a ieri, quando l’avvocato Francesco Minutillo ha presentato un esposto alla Procura di Padova, con cui denuncia l’esistenza di una Camera arbitrale islamica italiana, ovvero di una sorta di tribunale che emette sentenze in base alla legge coranica.
In rete lo si trova facilmente, digitando www.arbitratoislamico.it, e sul sito è spiegato con dovizia di particolari che la giustizia di Allah sostituisce quella italiana.
Ufficialmente si parla di piattaforma per risolvere controversie civili e commerciali in conformità con i principi della sharia, ma nella realtà è evidente che, una volta preso piede, questi collegi fedeli al libro sacro di Maometto tenderanno a estendere la propria giurisdizione anche al resto, come è successo in Gran Bretagna, dove le corti islamiche sono un centinaio e di fatto contribuiscono a rendere ancora più impenetrabile quello che accade dentro la comunità musulmana su matrimoni, relazioni familiari e controversie di ogni tipo.
Lo dice con toni suadenti anche la presentazione online dei servizi offerti dalla Camera arbitrale, là dove spiega che, a differenza delle aule di tribunale pubbliche, l’arbitrato «si svolge in via riservata. Questo preserva la dignità e la reputazione delle parti, un valore fondamentale nell’islam, specialmente in questioni familiari o sensibili». Tradotto: i panni sporchi si lavano in famiglia, senza che siano dei giudici italiani a metterci il naso. Perché, attenzione, la sentenza da quelli che il sito chiama arbitri «avrà lo stesso effetto di una sentenza resa all’autorità giudiziaria italiana».
La sharia alla quale si rifanno i «magistrati islamici»
Ma a quale legge si rifarà il pronunciamento dei «magistrati» islamici? «Se tutte le parti provengono dalla stessa nazione o regione, la controversia sarà risolta applicando la sharia interpretata e consolidata nel loro Paese d’origine, per la massima pertinenza culturale e legale».
In altre parole, in Italia stanno nascendo delle enclave islamiche, dove invece della legge italiana potrebbe vigere quella pachistana oppure – perché no? – quella yemenita dove, ad esempio, i diritti delle donne sono molto arretrati.
Nel promuovere la propria causa, la Camera arbitrale assicura che se affidato ai suoi «giudici» il procedimento è più breve, riduce lo stress di frequentare un’aula di tribunale, e di ingaggiare un vero e proprio avvocato.
E poi, a differenza di quelle emesse da un giudice che applica il codice civile italiano, la sentenza della giustizia islamica è inappellabile, cioè con quasi nessuna possibilità di appello. «E ciò garantisce la certezza del diritto e previene ulteriori lungaggini processuali, assicurando una conclusione rapida e definitiva della controversia».
Al posto del Codice civile, il Corano come legge a Padova
In pratica, il Corano sostituisce il Codice civile e in futuro probabilmente anche quello penale. Con il risultato che, se passa il concetto che le sentenze emesse in base alla sharia hanno la stessa efficacia di una sentenza dei giudici italiani (come reclamizzato sul sito), la religione islamica all’interno della comunità musulmana avrà valore di legge, più di quanto ne abbiano le norme statali.
E le autorità nazionali hanno niente da dire? Le femministe e la sinistra hanno capito che di questo passo avremo una giustizia alternativa, non basata sulla Costituzione? E che questo contribuirà a un arretramento del diritto di famiglia (su cui la sharia impone regole certamente molto diverse da quelle in vigore nel nostro Paese) ma anche a minore – o addirittura inesistente – tutela delle donne? Sanno o non sanno che la giustizia amministrata in nome di una religione è un ritorno al passato remoto?
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