- Giuseppe Conte annuncia la vittoria italiana: «Anche altri Paesi sono disponibili all’accoglienza». In giornata il governo era stato compatto sui 450 africani salvati: «Gli Stati Ue facciano la propria parte, altrimenti nessuno scende».
- Arrestati due scafisti sulla Diciotti. La coppia di africani indagata dopo il caso della Vos Thalassa accusata di «favorire l’immigrazione clandestina». Intanto, con la stretta alle Ong, ci sono meno gommoni.
- La strategia coordinata passo passo ha lasciato senza parole Sergio Mattarella. Il Colle in silenzio e nessuno screzio tra i ministri: la strada scelta è quella giusta.
- Il Colle può spingere ma non obbligare il capo del governo ad aprire i porti. Mattarella nel caso Diciotti ha chiamato Conte: la decisione dello sbarco è stata politica. Le leggi fissano paletti al Quirinale.
Lo speciale contiene quattro articoli.
Italia chiama e l’Europa, stavolta, è costretta a rispondere. E questa volta è un «sì», frutto della linea dura mantenuta dal governo italiano, che ha tenuto il punto sulla chiusura dei porti in assenza di una condivisione dell’onere di accoglienza, principio stabilito nell’ultimo Consiglio europeo e ribadito dall’esecutivo sia al vertice Nato che alla riunione dei ministri dell’Interno Ue.
«Francia e Malta prenderanno rispettivamente 50 dei 450 migranti trasbordati sulle due navi militari. A breve arriveranno anche le adesioni di altri Paesi europei». Giuseppe Conte esulta su Facebook alle 20 e allega al post la lettera inviata ieri ai capi di Stato e di governo e ai membri del Consiglio europeo. «È un risultato importante ottenuto dopo una giornata di scambi telefonici e scritti che ho avuto con tutti i 27 leader europei», ha rivendicato il premier, che chiude il post con queste parole: «Finalmente l’Italia inizia ad essere ascoltata davvero». Mentre Malta, in un primo momento, si era girata ancora una volta dall’altra parte, lasciando i migranti in mare. Donne e bambini che avevano bisogno di cure sono stati accompagnati a Lampedusa a bordo di motovedette della Guardia costiera italiana. «Motivi sanitari», hanno precisato le autorità. Gli altri 450 migranti, completato il trasbordo dal barcone di legno soccorso a largo di Linosa due giorni fa, sono sul pattugliatore Protector, inserito nel dispositivo Frontex, che ne ha presi 176, e sul Monte Sperone della Guardia di finanza, che ne ha tirati su 266. L’altro ieri sera, alla vista di tre motovedette della Guardia costiera e di uno dei pattugliatori della Guardia di finanza, il barcone della speranza si è fermato e alcuni migranti si sono tuffati in acqua. A quel punto è partita l’operazione salvataggio. Ma le due navi non hanno avuto l’autorizzazione a sbarcare fino all’annuncio di Conte. E ora che è arrivato il segnale dall’Europa, anche l’Italia, come scrive il premier nella missiva, prenderà la sua quota di migranti.
Le tre alternative possibili, prima dell’ok Ue, erano queste: suddivisione tra i Paesi europei, ritorno in Libia o permanenza a bordo della navi che, così, si sarebbero trasformate in centri di identificazione ed espulsione su mare.
«In Italia solo con mezzi legali». Altrimenti nisba: non si sbarca. Il ministro dell’Interno Matteo Salvini lo aveva detto subito a chiare lettere al premier nel corso di una telefonata. Il governo, su questo punto, si era mostrato compatto.
Per Salvini nessun porto italiano era a disposizione dei migranti. «Occorre», aveva detto , «un atto di giustizia, rispetto e coraggio per contrastare i trafficanti e stimolare un intervento europeo», insistendo subito sull’opportunità che alle due navi venisse data indicazione di fare rotta nuovamente verso Malta o verso la Libia. E in ogni caso, aveva avvertito il ministro, per il barcone i porti italiani sono chiusi: «Abbiamo già dato, ci siamo capiti?». Stessa linea per il ministro dei Trasporti Danilo Toninelli: «Malta faccia subito il suo dovere e apra il porto». Una richiesta che si è trasformata poco dopo in una comunicazione ufficiale della Farnesina all’ambasciata maltese a Roma. Ma i maltesi hanno continuato a fare gli gnorri fino a ieri sera. E all’inizio avevano affidato la risposta all’ambasciatore Vanessa Frazier: «Rispettiamo le regole internazionali, come hanno sempre fatto altri Paesi europei». Una non risposta. Un portavoce del governo maltese citato dal quotidiano Times of Malta, invece, aveva detto che quando è stata segnalata la presenza della nave, era a circa 53 miglia nautiche da Lampedusa e a 110 miglia da Malta. Stando alla versione del governo maltese, le persone a bordo, contattate, avrebbero espresso l’intenzione di procedere verso Lampedusa. Ma i carteggi tra i due Stati dicono altro. Nella nota verbale che ricostruisce la dinamica della vicenda inviata dalla Farnesina all’ambasciata maltese a Roma l’area di soccorso era stata individuata a Malta: «Alle ore 04.25 di venerdì 13 luglio, il Maritime rescue coordination center italiano ha ricevuto una segnalazione su un’imbarcazione con circa 450 persone a bordo in area Sar maltese».
Le autorità maltesi hanno poi comunicato l’assunzione del coordinamento delle operazioni di soccorso e l’invio in zona di un aereo che ha individuato l’imbarcazione alla deriva, senza inviare però alcun mezzo di soccorso. Per questo la Farnesina li ha bacchettati, ricordando che il porto di sbarco era da identificare in area maltese. Su questo il governo italiano è stato irremovibile. Anche perché, come dimostrano il successo di ieri con l’Ue e il calo di sbarchi da quando si è insediato il nuovo governo (27.000 in meno rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso), la linea dura paga. E quindi, per Salvini, non era il momento di mostrare debolezze. Da Palazzo Chigi è partita quindi la comunicazione ufficiale ai leader europei per sollecitare l’applicazione dei principi affermati nel corso dell’ultimo Consiglio Europeo. Secondo le attuali regole d’ingaggio delle navi in missione Ue, quali sono quelle di Frontex, non è possibile lo sbarco in Paesi terzi come la Libia. Centri regionali di sbarco in Paesi terzi sono invece una delle opzioni che sta valutando la Commissione Ue dopo il vertice. E alcuni contatti con Paesi stranieri lasciano ben sperare. Nel frattempo toccherà anche a loro prendersi una fetta di migranti.
Fabio Amendolara
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