- Ora è fonte primaria la norma su cui si basano i respingimenti dei clandestini. Ma le polemiche continuano. A Verona indagato l’agente che ha ucciso l’africano che voleva accoltellarlo: indovinate con chi sta la diocesi.
- Elly Schlein dice no alla collaborazione auspicata dal Colle. Avs improvvisa un flash mob.
Lo speciale contiene due articoli.
Si è lavorato fino all’ultimo dettaglio. L’obiettivo per Giorgia Meloni è andare avanti a governare, con il mandato che le è stato dato dal voto degli italiani. Per far sì che l’accordo tra Italia e Albania per la gestione delle richieste d’asilo dei migranti possa ripartire senza intoppi bisognava aggiustare dei tecnicismi, rendere il testo inattaccabile nel merito, certo, ma soprattutto nella forma, «per smantellare le reti criminali dei trafficanti esseri umani» ha detto il premier: «Andremo avanti finché i cittadini ci sostengono. Difenderemo i confini, in Italia si entrerà solo legalmente» ha chiarito prima del Consiglio dei ministri. Un provvedimento che intende mettere al sicuro il «modello Albania», e l’unico modo era blindare l’elenco dei Paesi sicuri.
Il cdm è iniziato intorno alle 19, già dopo pochi minuti l’annuncio dell’approvazione del decreto legge. Una lista aggiornata dei Paesi sicuri redatta dal ministero degli Esteri avente quindi valore di legge per rafforzare quindi l’esecutivo in eventuale sede di ricorso. La norma adesso rispetterebbe sia il principio «oggettivo», ovvero l’ambito delle eccezioni relative alle aree geografiche del singolo Stato, sia quello «soggettivo», ovvero quello riferito a determinate categorie di singoli individui. Nella nuova lista sono «19 i Paesi definiti sicuri invece dei precedenti 22. Abbiamo tenuto conto dell’integrità territoriale ed escluso Camerun, Colombia e Nigeria» spiega il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi nella conferenza stampa a margine del Cdm.
«I Paesi estromessi» sottolinea il sottosegretario Alfredo Mantovano «tengono conto del principio di territorialità». E sulla sentenza evidenzia: «L’individuazione dei Paesi sicuri è complessa. Con tutto il rispetto per la magistratura, la deliberazione in ordine alla sicurezza di un Paese compete in prima battuta al governo nel confronto con il Parlamento». Sull’eventualità che venga redatta una lista europea di Paesi sicuri commenta: «È ovvio che all’intero dell’Unione europea ciascuno Stato ha delle liste di Paesi sicuri non perfettamente sovrapponibili con gli altri. Prevediamo che ci sarà un rafforzamento della cornice, e quindi dei principi di riferimento, e poi ciascuno Stato avrà la propria declinazione sulla base dell’impatto migratorio sul proprio territorio».
«Offriamo ai giudici di tutta Italia un parametro che è l’applicazione di una legge rispetto a qualche ondivaga interpretazione, e lo dico con profondo rispetto per la magistratura», mette in luce Piantedosi, che aggiunge: «L’Albania, con gli 880 posti che offre il centro, consente di poter attuare l’accoglienza di 8.000 persone che spetta all’Italia secondo i parametri dell’Unione europea». Infine spiega «Si tratta di una normativa europea, ne abbiamo solo anticipato l’entrata in vigore: normativa che entrerà in vigore nel giugno 2026 e che riteniamo essere ancora più stringente», aggiungendo che «per la definizione di Paese sicuro conterà la percentuale di approvazione delle richieste d’asilo accettate, basterà il 20% e i Paesi compresi nel decreto già rispettano quella soglia. Ci sono Stati europei che chiedono che la normativa in questione sia addirittura anticipata».
Come ripetuto in conferenza stampa per quanto riguarda i costi dell’operazione albanese, va ricordato che la spesa dello Stato per l’immigrazione in Italia ammontano a circa «1 miliardo e 700 milioni annui», ribadisce il ministro dell’Interno, che aggiunge: «Il 70% di loro non riceve diritto di accoglienza».
Il ministro della Giustizia, Carlo Nordio, chiarisce: «Siamo qui perché la complessa sentenza della Corte di giustizia europea probabilmente non è stata ben compresa. Una sentenza che ribadiva che è compito degli Stati definire gli Stati sicuri. Il nocciolo della sentenza dice che il giudice deve, nel momento in cui si pronuncia, motivare in maniera esaustiva e completa, nel caso di specie, quali siano le ragioni per cui per quell’individuo quel determinato Paese non è ritenuto sicuro. Nelle motivazioni dei decreti al centro del dibattito in questi giorni questo non c’è».
D’altronde lo stop arrivato dalla sezione immigrazione del tribunale di Roma, guidato da Silvia Albano, che è anche presidente di Magistratura democratica, si attaccava ad un tecnicismo. Ovvero al fatto che due dei Paesi definiti sicuri dal decreto interministeriale (Egitto e Bangladesh) non fossero tali secondo quel tribunale. Per definirli non sicuri, le toghe avevano fatto riferimento a una sentenza della Corte di giustizia Ue che, tuttavia, con la sentenza citata, si riferiva a tutt’altro caso, perché si esprimeva sulla Moldavia, definita non sicura a causa della situazione in Transnistria. Elemento ribadito anche da Nordio in conferenza stampa.
Quella della magistratura è sembrata quindi a molti esponenti del governo un’invasione di campo, se non un’imprecisione. Sul tema era intervenuto anche il presidente del Senato, Ignazio La Russa, che in un’intervista a La Repubblica ha detto: «La destra, che vuole governare, vorrebbe rispetto per le prerogative della politica. Ed è per questo che dobbiamo chiarire questa zona grigia».
Contenuto riservato agli abbonati
Prosegui con la lettura >
Contenuto riservato agli abbonati
Rinnova il tuo abbonamento per proseguire con la lettura >