- Il prete pro migranti spara: «Indagato perché accolgo». In realtà, è stato segnalato al Garante della privacy per aver diffuso le immagini dei richiedenti asilo in acqua senza il loro consenso. Molto probabilmente, a lamentarsi sono stati gli stessi stranieri.
- Nel Mediterraneo torna una nave di attivisti, sostenuta dai parlamentari di sinistra: «È disobbedienza morale». Intanto la tv pubblica patrocina la kermesse che sostiene le frontiere aperte e i tassisti del mare.
- Il sindaco di Riace, interrogato, ostenta sicurezza. Per il procuratore, però, «violava la legge con allarmante naturalezza».
Lo speciale contiene tre articoli
La smania di protagonismo è una belva difficile da domare, e quando esce dalla gabbia provoca danni notevoli. Ne sa qualcosa don Massimo Biancalani, il sacerdote di Vicofaro, a Pistoia, che da anni si affanna per apparire in televisione e sui giornali nel ruolo di paladino dei migranti. Per farsi notare le ha provate tutte e molto spesso non gli è andata bene. L’ultima vicenda che lo vede protagonista, però, è probabilmente la più eclatante. Mercoledì, il prete ha tenuto una conferenza stampa in cui ha espresso solidarietà al sindaco di Riace e ha raccontato di essere indagato. «Di questo fatto non ho mai parlato fino ad oggi», ha dichiarato, «lo dico solamente per far capire quanto sia difficile e rischioso occuparsi dell’accoglienza dei migranti, ma anche delle altre persone che ho accolto».
Chiaro no? Il sant’uomo ha pensato bene di sfruttare i guai giudiziari di Mimmo Lucano per rimediare un po’ di pubblicità gratuita, credendo di potersi atteggiare anche lui a vittima del sistema razzista e intollerante. Solo che le cose stanno molto diversamente da come il prete le ha descritte. Tanto per cominciare, come spiega il suo avvocato Ermanno Buiani, don Biancalani non è indagato. Semplicemente, nel dicembre scorso ha ricevuto un verbale di identificazione ed elezione di domicilio da parte della Questura.
Nel suo caso, quindi, non c’è alcuna «resistenza civile» che genera «avvisi di garanzia». C’è, però, una storia grottesca che merita di essere raccontata. Ecco i fatti. Alla fine dello scorso anno, la questura di Pistoia si è rivolta al garante della privacy segnalando una faccenda che, in effetti, coinvolgeva in prima persona Biancalani. Il sacerdote, infatti, aveva pubblicato sui social network le fotografie di alcuni richiedenti asilo ospiti del suo Centro di accoglienza straordinaria a Vicofaro.
Forse ve le ricordate: sono le immagini dei migranti che, belli soddisfatti, sguazzano in piscina. Il prete le diffuse su Facebook nell’agosto del 2017, con il commento: «Loro sono la mia patria, i razzisti e i fascisti i miei nemici». Non pago, nel dicembre dello stesso anno, decise di utilizzare quelle immagini per realizzare un calendario. «È un modo che ho trovato per svelenire e sdrammatizzare il clima di odio che si è venuto a creare dopo la pubblicazione delle foto in piscina di questa estate», disse ai giornali. «Una copia del calendario la invierò a Matteo Salvini che alimentò la polemica».
Insomma, Biancalani utilizzò quelle foto per far bisticciare con Salvini. E qui sorge il problema. Prima di pubblicare le immagini del bagnetto, don Massimo non chiese l’autorizzazione ai migranti. Motivo per cui la questura è intervenuta con la segnalazione al Garante della privacy.
Biancalani presenta questa storia come la prova dell’accanimento delle istituzioni nei suoi confronti. Ma la realtà è diversa. Fonti della Questura di Pistoia, sentite dalla Verità, spiegano che la denuncia in effetti è stata fatta. Ma le autorità, in questi casi, non si muovono spontaneamente. Se si sono rivolte al Garante della privacy è perché qualcuno ha «dato un input». Ed è molto probabile che sia stato un migrante.
Del resto, chi poteva lamentarsi della violazione della privacy degli stranieri se non gli stranieri stessi? Per farla breve: se Biancalani è stato denunciato, con tutta probabilità, è perché uno degli stranieri fotografati in piscina si è lamentato. La Questura ha indagato, ha scoperto che a nessuno era stato chiesto il consenso per la pubblicazione delle immagini, e a quel punto ha girato la pratica al garante. Secondo l’avvocato di Biancalani, poi, il procedimento non ha avuto conseguenze. Ma non è ancora finita. Dalla Questura fanno notare che diffondere sui social network le foto dei richiedenti asilo non è affatto cosa buona. Anzi, è addirittura pericoloso. In teoria, i migranti che richiedono la protezione fuggono da guerre, persecuzioni, minacce gravi. Insomma, sarebbero a rischio della vita. Dunque mostrare all’universo mondo dove essi si trovino potrebbe rivelarsi dannoso per la loro sicurezza.
È un clamoroso caso di eterogenesi dei fini. Don Biancalani ha pubblicato le immagini per (dice lui) sostenere la causa dei migranti. In realtà li ha danneggiati, e li ha pure fatti irritare. Tuttavia, il prete si atteggia a martire, a perseguitato politico. Ha addirittura iniziato lo sciopero della fame, per protestare contro il provvedimento del Comune di Pistoia (risalente a settembre) che gli vieta di accogliere stranieri. Nel frattempo, 190 abitanti di Vicofaro hanno firmato una petizione in cui spiegano che, nella zona, «è impossibile vivere tranquillamente». Ci sono ospiti del centro profughi che «orinano e defecano» in strada, e poi liti, risse, caos.
Ecco, magari don Massimo, invece di pubblicare foto e fare la vittima, farebbe meglio ad ascoltare un po’ di più i suoi parrocchiani. Non finirebbe sui giornali, ma tutti sarebbero più felici.
Francesco Borgonovo
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