- Colpite messe pasquali e alberghi. Gli 007 avevano lanciato l’allerta, però il governo non è intervenuto: 290 morti e 500 feriti. Fermati 24 esponenti di un gruppo integralista.
- Il cardinale guineano Robert Sarah fra i pochi diretti nella Chiesa. Per Monsignor Antonio Spadaro invece è un «attacco allo Stato».
Lo speciale contiene due articoli.
C’è il terrorismo islamico dietro la batteria di attentati che, a Pasqua, hanno insanguinato lo Sri Lanka provocando (finora) 290 morti e oltre 500 feriti. Almeno tre kamikaze, e diverse bombe programmate per esplodere nel momento di massima affluenza, hanno devastato in simultanea le chiese di Sant’Antonio a Colombo e di San Sebastiano a Negombo, un’altra piccola parrocchia a Batticaloa – 250 chilometri a est della capitale – e tre hotel di lusso: lo Shangri La, il Kingsbury e il Cinnamon Grand, sempre a Colombo.
Da questa notte, c’è il coprifuoco sull’isola su decisione del presidente Maithripala Sirisena che ha concesso all’esercito i poteri marziali. L’allarme è tutt’altro che passato, però. Secondo il dipartimento di Stato degli Stati Uniti (che nella mattanza piangono 4 vittime), «gruppi terroristici» continuerebbero a muoversi liberamente nell’area. «I terroristi possono attaccare con poco o nessun preavviso», dicono gli analisti. I possibili obiettivi includono località turistiche, hub di trasporto, centri commerciali, alberghi, luoghi di culto, aeroporti e altre aree pubbliche.
Ancora ieri, un pacco sospetto è stato individuato a Fort, distretto finanziario di Colombo, mentre alla principale stazione degli autobus cittadina la polizia ha rinvenuto 87 detonatori. Un’autobomba, posizionata vicino alla chiesa della strage a Colombo, è invece deflagrata durante le operazioni di disinnesco da parte degli artificieri. Per fortuna non sono registrate vittime ma solo qualche lieve ferito, tra cui il giornalista di Repubblica Raimondo Bultrini.
Già due settimane fa un servizio d’intelligence straniero aveva preallertato le autorità cingalesi del rischio di attentati contro i cristiani, ma – ha spiegato il portavoce del governo, Rajitha Senaratne – le informazioni non erano state trasmesse all’esecutivo. «Il 9 aprile, il capo dell’intelligence nazionale ha scritto una lettera e in questa lettera sono stati trascritti molti dei nomi dei membri dell’organizzazione terroristica», ha detto Senaratne. «Il primo ministro non è stato informato di queste rivelazioni». Da mesi, lo Sri Lanka vive infatti una grave crisi politica dovuta alla difficile coabitazione tra il capo dello Stato e il capo del governo, che potrebbe aver rallentato la circolazione dei documenti riservati. Nonostante la paralisi iniziale, le indagini sono immediatamente partite. Finora sono 24 i presunti terroristi e fiancheggiatori arrestati. Tutti o quasi riconducibili al Thoweed Jamath Nazionale, gruppo islamista locale già noto ai servizi segreti. Protagonista, l’anno scorso, della distruzione di alcune statue di Buddha nella città di Marwanella, che portò alla cattura di diversi studenti seguaci del predicatore Abdul Razik, a sua volta ammanettato nel 2016 per incitamento all’odio contro i buddisti. La sigla, che secondo alcuni sarebbe una filiazione dell’ex Liberation Tigers of Tamil Eelam (Ltte, più comunemente conosciuta come le Tigri Tamil), l’organizzazione militante tamil basata nel nordest dello Sri Lanka e sconfitta durante la presidenza di Mahinda Rajapaksa (2005-2015), sarebbe però troppo «inesperta» per un attacco così sofisticato.
Gli esperti ritengono, quindi, che la regia degli attentati vada cercata all’estero. Il sottosegretario al governo Rajitha Senaratne è convinto non a caso dell’esistenza di una «rete internazionale» senza la quale «questi attacchi non sarebbero riusciti». Sul Web, intanto, sostenitori dello Stato islamico hanno festeggiato la carneficina di Pasqua contro i cristiani sostenendo il movente della vendetta per il massacro nelle moschee di Christchurch, in Nuova Zelanda, e della campagna miliare a guida americana in Siria.
Gli inquirenti sono impegnati nella ricostruzione delle diverse dinamiche degli attacchi. Un testimone ha raccontato che uno degli attentatori suicidi dell’hotel Cinnamon «si è messo in coda per la colazione speciale di Pasqua, ha aspettato il suo turno con il piatto in mano fino al momento di essere servito e solo allora ha fatto detonare l’esplosivo». Nello stesso albergo alloggiava anche il miliardario danese Anders Holch Povlsen – proprietario della catena d’abbigliamento a basso costo Asos – che nell’attentato ha perso tre dei quattro figli. Lui, la compagna e uno dei bambini sono miracolosamente scampati all’eccidio.
L’onda d’urto dei raid si è propagata in tutta l’opinione pubblica mondiale. Papa Bergoglio, dopo le parole dell’Urbi et Orbi di domenica, ha dedicato il Regina Coeli del lunedì dell’Angelo al popolo cingalese. «Prego per le numerosissime vittime e feriti, e chiedo a tutti di non esitare a offrire a questa cara nazione tutto l’aiuto necessario», ha detto, auspicando «che tutti condannino questi atti terroristici, atti disumani, mai giustificabili». Parole di intransigenza sono arrivate anche dagli Emirati Arabi Uniti, mentre il Web si è ribellato allo scivolone di Barack Obama e Hillary Clinton che, su Twitter, hanno parlato di «adoratori della Pasqua» invece che di «cristiani». È esclusa la presenza di vittime italiane, ma per il ministro dell’Interno Matteo Salvini «dobbiamo organizzarci perché in Italia non succeda». Nel nostro Paese ci sono «migliaia di punti che potrebbero essere a rischio», oggi sottoposti a stretta vigilanza da parte delle forze dell’ordine.
Contenuto riservato agli abbonati
Prosegui con la lettura >
Contenuto riservato agli abbonati
Rinnova il tuo abbonamento per proseguire con la lettura >