- Il documentario Francesco contiene dichiarazioni rilasciate in un’intervista del 2019 e allora censurate dalla Santa Sede.
- I predecessori di Jorge Bergoglio sono stati irremovibili nella difesa del matrimonio etero.
Lo speciale contiene due articoli.
Il pasticcio delle dichiarazioni del Papa, artatamente montate nel docufilm Francesco del regista russo Evgeny Afineevsky, avrebbe bisogno di qualche chiarimento. Lo sanno anche in Vaticano dove varie fonti raccontano di telefonate e mail arrivate da tutto l’orbe cattolico, comunicazioni in cui vescovi e prelati hanno chiesto conto delle dichiarazioni del Papa che sembrano aprire alla tutela giuridica per le unioni civili.
L’imbarazzo è grande anche nella macchina delle comunicazioni vaticane dove mercoledì è circolata una mail, pubblicata da Ilfattoquotidiano.it, in cui Massimiliano Menichetti, responsabile della testata Radio Vaticana – Vatican News e del Centro editoriale multimediale, dice ai suoi che «per ora non usciamo con NESSUNA notizia, né radio, né web. Nulla anche sul film o la premiazione di oggi in Vaticano. È attivo un confronto per fronteggiare la crisi mediatica in atto. Non è esclusa una comunicazione di Sala Stampa». Questa mail, di cui anche La Verità conferma l’esistenza, sembra dimostrare una situazione di imbarazzo anche nelle sacre stanze. La situazione di confusione su cosa abbia detto davvero il Papa alimenta, infatti, lo sport di tirarlo per la talare. Soprattutto dal mondo politico impegnato sulle battaglie del mondo Lgbt che ha già arruolato Francesco fra i promotori del ddl Zan sull’omotransfobia e qualcuno addirittura tra i non contrari all’adozione gay o perfino all’utero in affitto.
Ormai è assodato che le frasi pronunciate da Francesco nel docufilm provengono dall’intervista che lo stesso Papa ha concesso alla vaticanista messicana Valentina Alzaraki nel 2019, e mandate poi in onda dall’emittente Televisa. L’Associeted press ieri citava una fonte anonima della stessa tv messicana che ha confermato che i commenti di Francesco nel docufilm «sono stati fatti durante un’intervista del maggio 2019 che non è mai stata trasmessa nella sua interezza». Inoltre, particolare interessante, la fonte aggiunge che «il filmato originale grezzo dell’intervista che il Vaticano ha fornito a Televisa non includeva la citazione sulle unioni civili». Quindi, qualcuno in Vaticano nel 2019 ha ritenuto di non dover rendere pubblica la dichiarazione del Papa in cui dice che «le persone omosessuali hanno il diritto di essere in una famiglia. Sono figli di Dio e hanno diritto a una famiglia. Nessuno dovrebbe essere estromesso o reso infelice per questo. Ciò che dobbiamo creare è una legge sulle unioni civili (ley de convivencia civil). In questo modo sono coperti legalmente. Mi sono battuto per questo». Mentre qualcun altro, invece, ha pensato di poter offrire al regista russo l’integrale di quella intervista, con anche questa dichiarazione, presente negli archivi vaticani. E pare che non tutti i responsabili delle comunicazioni della Santa sede fossero a conoscenza di questa scelta. Forse qualcuno dello strettissimo entourage del Papa ha interesse a spingere per una certa narrazione del pontificato?
Le due frasi che il pontefice pronuncia nel docufilm sono accostate dal regista, ma appartengono a due momenti diversi dell’intervista originale, con l’aggravante che la seconda frase, quella in cui il Papa fa l’endorsement a una forma di tutela legale per la convivencia civil, nell’intervista originale appunto non c’è perché tagliata. Potrebbe essere stata preceduta da una domanda dell’intervistatrice, o comparire in un contesto diverso rispetto a quello in cui l’ha fatta apparire il regista, ossia a quello dell’accoglienza delle persone omosessuali in famiglia. Peraltro, come ampiamente documentato in queste ore, pur avendo detto che «è una contraddizione parlare di matrimonio omosessuale», il Papa in diverse occasioni ha fatto capire di essere a favore di una qualche forma di tutela legale per coppie omosessuali. Questo lo ha scritto anche il giornalista Austen Ivereigh in una celebre biografia del Papa, pubblicata poco dopo la sua elezione e intitolata Tempo di misericordia. «Ha detto a un attivista gay cattolico, un ex professore di teologia di nome Marcelo Marquez, che era favorevole ai diritti degli omosessuali e al riconoscimento legale per le unioni civili», ha scritto Ivereigh. Nonostante padre Antonio Spadaro, direttore della Civiltà cattolica e grande consigliere di papa Bergoglio, dichiari che quello che il Papa ha detto «non influisce in alcun modo sulla dottrina», sa molto bene che non tutti nella chiesa la pensano così. Anzi, come dicevamo in apertura, molti vescovi in queste ore hanno comunicato la loro sorpresa. La discontinuità di questa dichiarazione del Papa rispetto al magistero precedente, che ha chiaramente motivato la scelta di non poter «benedire» alcuna forma legale di riconoscimento a coppie omosessuali, è evidente. A meno che non si decida di chiarire una volta per tutte, magari anche pubblicando l’intervista integrale del 2019, rimane aperto lo sport di tirare il Papa per la talare. Tutti i libertari impegnati a spingere politicamente l’agenda del mondo Lgbt in queste ore sono corsi in sacrestia a cercare di intestarsi Francesco. Un clericalismo inusuale che certamente al Papa non piacerà.
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